Rassegna Stampa

Psicofarmaci a meta' detenuti 'Numeri rivelatori di un forte disagio'

Data: 03/07/2023

L'80% prende sedativi. Campana e Cattivelli (Osservatorio carceri) sulla chiusura del reparto psichiatrico: «Necessario personale specializzato»

Un diffuso disagio psichico, largo uso di psicofarmaci tra i detenuti, problemi di tossicodipendenza. Sono questi i maggiori problemi segnalati dal rapporto dell'associazione Antigone sulla casa circondariale di Piacenza all'interno del rapporto 2023 sulle dieci carceri che compongono l'universo detentivo dell'Emilia-Romagna. Uno studio approfondito a cura di Giulia Fabini e Alvise Sbraccia che analizza le tante criticità delle strutture della regione dove, complessivamente, al 31 dicembre 2022 c'erano 3.407 persone, delle quali 153 donne (circa il 4%) e 1.660 stranieri (pari al 47,3%). A Piacenza i detenuti oscillano mediamente intorno alle 350 unità, in gran parte uomini in un reparto di media sicurezza, più un piccolo reparto femminile di alta sicurezza con circa 18 detenute. Le Novate registrano la più alta percentuale di stranieri, pari al 61,68% del totale nel 2022, seguita da Modena (60,47%), Ravenna (58,11%), Reggio Emilia (53,76%) e Bologna (52,71%), mentre nelle restanti strutture gli stranieri sono in percentuali inferiori al 50%. Sull'uso di psicofarmaci dietro le sbarre, il rapporto segnala che «si registrano percentuali piuttosto alte nel carcere di Piacenza (il 48,5% dei detenuti assume antidepressivi o psicotici; l'80,84% assume sedativi o ipnotici; il 22,75% presenta diagnosi psichiatriche gravi)». Segue nella classifica regionale il carcere di Rimini: il 30,66% assume antidepressivi o psicotici e il 32,12% assume sedativi o ipnotici. Alte anche le percentuali di detenuti con problemi di dipendenza e in trattamento: sono il 56% a Piacenza, il 49,38% a Forlì, il 41,89% a Ravenna, il 38,48% a Bologna. Il rapporto mette in luce che «sono ristrette in carcere molte persone provenienti da condizioni di assoluta marginalità, che presentano patologie psichiatriche o comunque forme di sofferenza psichica ». Disturbi spesso accompagnati da abuso di sostanze. «Il rischio è quello che soggetti "ingestibili" vengano di fatto neutralizzati attraverso la farmacologia», viene sottolineato nello studio. Correlato con il disagio psichico il dramma dei suicidi dietro le sbarre, che in Italia nel 2022 ha toccato il triste record di 85 detenuti che si sono tolti la vita. «Per comprendere l'incidenza del fenomeno, si consideri come il tasso di suicidi delle persone detenute è 23 volte più elevato che tra la popolazione libera», scrive Antigone. L'Emilia-Romagna è tra le regioni con un tasso di suicidi in carcere tra i più alti. Sette le persone che si sono tolte la vita l'anno scorso: due suicidi a Piacenza e uno a Reggio Emilia, Bologna, Rimini, Forlì e Ravenna. Una situazione difficile che oggi alla Novate deve fare i conti con la chiusura del Reparto di osservazione psichiatrica (Rop). Un servizio gestito dall'Ausl che fino a pochi mesi fa poteva prendere in carico cinque detenuti-pazienti per 30 giorni. Se la chiusura, decisa dalla Regione, è stata criticata dal parlamentare piacentino di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, i sindacati della polizia penitenziaria aveva invece auspicato la cessazione del servizio sottolineando rischi e carichi di lavoro eccessivi per gli agenti. «Il nostro istituto si confronta con situazioni di fragilità spesso frutto della presenza di detenuti che, prima di arrivare, erano senza fissa dimora e senza legami familiari, per la maggior parte stranieri», spiega la direttrice Maria Gabriella Lusi, che ricorda l'impegno dell'istituto per mettere in campo «tutte le sinergie possibili dentro e fuori il carcere per dare ai detenuti sostegno e opportunità di reinserimento sociale». Non risulta che ci siano prospettive di riapertura del Rop. «Stiamo valutando come utilizzare gli spazi che venivano occupati dal reparto», riferisce la direttrice. Paolo Campana, referente locale dell'Osservatorio carceri, espressione delle Camere Penali, dà conto dell'impegno della direzione del carcere di Piacenza sul fronte del risanamento degli ambienti e del lavoro, ma considera «inammissibile, parlando in generale, che il trattamento di casi psichiatrici gravi avvenga all'interno del carcere, si devono trovare soluzioni diverse». In questo senso, la chiusura del reparto di osservazione psichiatrica a Piacenza rappresenta un elemento di criticità: « Per un verso il Rop spesso sostituiva le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ndr), cioè le strutture dedicate ai malati psichiatrici che hanno commesso reati. Fungeva da cuscinetto. Ora venendo meno, chiediamo un rafforzamento sanitario che risponda alle esigenze di salute dei detenuti». Sulla stessa lunghezza d'onda Romina Cattivelli, referente regionale dell'Osservatorio carceri con un ruolo anche di corresponsabile nazionale. « La chiusura del Rop ha fatto venire meno una risorsa, anche a fronte del fatto che spesso non ci sono posti nelle Rems. C'è il rischio di non dare più una risposta adeguata a chi ha bisogno di cure. Sappiamo che l'amministrazione penitenziaria sta lavorando su questo tema. Certamente, per avere una struttura psichiatrica che funzioni è necessario personale, a partire dagli psichiatri che spesso mancano».

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