SECONDO IL VICEMINISTRO RIXI SERVE ALTRO TEMPO. «CE LO DICONO DAL 1962»
Avete mai letto la poesia (uscì
postuma, nel '91) di Giorgio Caproni
"Statale 45"? I critici nazionali
ci hanno visto, anche a ragione
per carità, un rovesciamento
dell'anima. Ma forse non avevano
mai percorso quella strada che
da Piacenza porta al mare. E che
concretamente parlando, più che
far rovesciare l'anima, fa rovesciare
le budella, trascinandosi in una
progettazione senza fine: "È una
strada tortuosa. Erta. Tipica di
queste nostre zone montane", scriveva
lucidamente il grande Caproni,
decenni fa. "Dovunque, segnali
d'allerta. Fondo dissestato.
Frane. Caduta massi. Il motore
s'inceppa. La ruota slitta sull'erba
che vena l'asfalto. La mente è tesa.
Non basta la guida più accorta". Ieri, siamo ancora qui: a fotografare,
ascoltare la gente, chiedere,
cercare di capire. Dove sono
finiti i progetti? Arrivano gli
asfalti. Sì, ok ma "cadono" poi sotto
al peso delle frane. Là: un cedimento.
Lì: una frattura della strada.
La svolta, insomma, non è mai
arrivata. E i titoli degli annunci,
negli anni, di tutti i governi e di tutti
i colori (si parlò di ammodernamento
già negli anni Sessanta),
sono oggi una specie di album
delle foto di famiglia, ma quelle
con il parente antipatico: li guardi
con la stessa nostalgia, e la sensazione
sotto-sotto di essere stati
presi un po' in giro. Questo dicono
gli abitanti; la nota del viceministro
Edoardo Rixi, in risposta
all'interrogazione del parlamentare
Tommaso Foti di Fd'I, ha detto
chiaramente che, per la Rivergaro-Cernusca,
serve altro tempo.
Servono indagini geologiche.
Quelle del 2017 non bastano più.
Sorride amaramente Cisiano,
l'abitato che si affaccia su una curva
in piena Statale 45 (da qualche
tempo, in zona, sulla strada salta
continuamente pure la linea del
telefonino). Alle spalle c'è la Trebbia;
davanti la strada. Parlare con
i residenti è facile - sono tutti gentilissimi
- ma non è semplice perché
il rombo incessante di camion,
pullman, moto, auto non sosta. Neppure ieri che era un banale
venerdì d'autunno.
Traffico in aumento
«Oh anni fa per poco non ci lascio
la pelle...», ricorda Giuseppina
Gardella, classe '34 e occhi ancora
azzurrissimi. «Un'auto finì contro
la mia casa. Un brutto colpo di
sonno. Il traffico non è mai calato,
anzi, è aumentato. Vogliono
aspettare ancora a darci una strada
decente, vero? Ci servirebbe un
aiuto, un alleggerimento... Nessuno
di noi ha mai chiesto un'autostrada.
Ma questa benedetta statale
dovrà pur essere sistemata».
Il marito di Giuseppina, Lorenzo
Frassineti, originario della Romagna
e piacentino per amore, faceva
un mestiere scomparso: il guardafili.
Precisamente, il telegrafista.
Spiega che, in 60 anni, non ha
mai visto la Trebbia tanto bassa.
«Qui è cambiato tutto, tranne la
strada. Quella non cambia, al
massimo peggiora...», sottolinea.
I doppi vetri non bastano
Erminia Moia la pensa allo stesso
modo: «Pensi, sono rientrata
dall'Inghilterra, dove ho abitato
alcuni anni, nel 1962. La nuova
Statale 45? La davano già per fatta»,
ricorda. «Per questo abbiamo
costruito questa casa, faccia a faccia
con la Statale. Perché credeva mo che sarebbe stata questione
di pochi anni e, poi, la cosiddetta
"super strada" sarebbe passata a
valle, più vicina al fiume. Qui, negli
anni Sessanta, non si parlava
d'altro». Com'è vivere così vicina
alla Statale 45, dove ogni fine settimana
transitano migliaia di
mezzi? «Abbiamo i doppi vetri ma
non bastano», continua Erminia.
«Si sente "patapum patapum"
ogni volta che passa un camion.
Del resto, ci sono le buche... Un
baccano da matti».
Chi ci capisce qualcosa?
La nuova variante tra Rivergaro e
Cernusca, di fatto, nessuno l'ha
capita: «Ci è stato detto durante
un sopralluogo dai tecnici che le
nostre case non saranno toccate,
ma nessuno di noi ha ben compreso
dove passerà il tracciato»,
sottolinea Erminia. «Io so solo che
così la strada è una vergogna.
Ormai, poi, arrivati a Cisiano, trattano
la Statale come una pista da
accelerazione».
«Ma non tagliateci fuori»
A Travo: «La Statale 45 è una battaglia
persa», il pensiero raccolto
da più residenti, che chiedono di
restare anonimi. «Alla fine da quel
che abbiamo capito la nuova variante
di collegamento tra Rivergaro
e Cernusca vedrà semplicemente
qualche curva raddrizzata
e poco più. Noi vorremmo che
Travo non venisse tagliata fuori
dal percorso, ma valorizzata. Perino
è stata invece decentrata, dopo
l'inaugurazione della PerinoCernusca.
Per il resto la sensazione
è che nemmeno Anas sappia
con precisione quale sia il tracciato
migliore. Qui non ci crede più
nessuno. Analisi? Ancora? In un
territorio che cambia forma ogni
mese? Ci prendono in giro?».
Libertà
