La risposta della Direzione del Ministero della Cultura all'Unione montana. Castelli: «Atto gravissimo, così si lede la democrazia»
«Non si ritiene necessario alcun
confronto in merito». Così la Direzione generale archeologia belle
arti e paesaggio del Ministero della Cultura, in una lettera datata 26
aprile, ha gelato l'Unione montana alte valli Trebbia e Luretta, che
dopo la protesta a Lenzino aveva
chiesto l'apertura di un dialogo
perché venisse rivisto il tracciato
del progetto del futuro ponte Lenzino. Le undici righe di risposta
fanno alzare ancora di più il muro
già spesso tra ministeri, Anas, Soprintendenza da una parte, e la
montagna e la sua gente dall'altra.
Quelle 11 righe per dire no
Nella nota firmata dal direttore generale architetta Federica Galloni,
dal responsabile del procedimento ingegner Giacomo Carlo Tropeano e dal dirigente del servizio
architetto Rocco Rosario Tramutola, vengono infatti ripercorse le
tappe dell'iter che ha portato all'avvio del progetto (ora in corso di elaborazione) sul tracciato del ponte crollato il 3
ottobre, e non più a monte com'era stato chiesto invece subito dai sindaci di
Bobbio, Cerignale, Corte
Brugnatella, Zerba, Ottone, Coli, Piozzano, sostenuti poi ufficialmente dai
consiglieri regionali Matteo Rancan e Valentina
Stragliati (Lega),
Katia Tarasconi
(Pd), Giancarlo Tagliaferri (FdI), e dai
parlamentari Pier
Luigi Bersani (Leu),
Tommaso Foti (FdI),
Davide Zanichelli
(M5S), oltre che da circa duemila firme di
valligiani. La risposta
arrivata da Roma è lunga undici righe: «Questa Direzione generale fa presente che, in accordo con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio
per le province di Parma e Piacenza, avendo già espresso durante un
incontro tra questa Direzione generale e l'allora ministra delle infrastrutture Paola De Micheli il proprio indirizzo relativo alla scelta
della soluzione che coincide con
la proposta numero tre presentata dalla società Anas in quanto soluzione che meglio risponde all'esigenza di tutela
paesaggistica del contesto naturalistico precostituito e al recupero
dell'essenza del monumento quale testimonianza della tecnica costruttiva, della soluzione architettonica e infrastrutturale in uso nel
ventesimo secolo, così come rappresentato nel decreto di tutela numero 2411 del 20 dicembre 2020,
non ritiene necessario alcun confronto». La proposta tre era quella
cioè che passa sul tracciato del
ponte crollato, di cui i sindaci contestano le frane, l'insicurezza, i costi.
«Paura di poveri sindaci?»
Il presidente del Comitato Nuovo
Ponte Lenzino Massimo Castelli
reputa «gravissima, lesiva dei principi della democrazia» la risposta
ricevuta dall'Unione: «Un organo
tecnico ha risposto a una richiesta
politica, di sindaci, nella quale si
parlava di disagi, di problemi, di
comunità, di trasporti, di crisi. E allora mi viene da chiedere a cosa
serva la politica. Un organo tecnico ci nega un confronto, hanno forse paura di noi poveri sindaci? A
che punto siamo arrivati? Ora tra
l'altro finalmente capisco perché
l'onorevole De Micheli e il sindaco di Travo Lodovico Albasi non abbiano firmato la nostra richiesta. Mi si stringe il cuore al pensiero che una ministra di Piacenza
abbia a suo tempo detto sì a una
proposta non condivisa dal territorio». Castelli dice che il territorio non si fermerà: «E mi auguro la
Procura individui presto le responsabilità di tutto questo, qualcuno
dovrebbe anche rispondere dei
venticinque milioni di euro spesi
per il ponte provvisorio e definitivo, quando con la manutenzione
si poteva evitare l'incuria che ha
causato il crollo a Lenzino. Quei ruderi sono pieni di cemento e ferro
per farli stare su. Ora ci rimettiamo
sopra un altro ponte per nascondere una storia di mancanze. Non
si può andare avanti così, ora scrivo al presidente della Repubblica
Sergio Mattarella. Io voglio vivere
in un Paese normale, non in questo mare senza senso».
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