I "non eletti" di Coldiretti replicano ai sostenitori dell'attuale cda. Foti (Fdi): «Solo una questione tecnica»
Vigilia carica di tensione a Terrepadane. Domani il comitato centrale delle cooperative, organismo interno al ministero delle Imprese e del Made in Italy, esaminerà la proposta di commissariamento del cda presieduto da Marco Crotti. Ne scaturirà un pronunciamento che, pur essendo di natura consultiva, potrebbe orientare le decisioni della direzione generale del ministero cui spetta il responso definitivo sulla vicenda. In risposta all'appello di un gruppo di soci di Terrepadane alla premier Meloni e ai ministri Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e Francesco Lollobrigida (Agricoltura) affinché sul territorio piacentino non si consumi «un'ingiustizia», ecco un'altra presa di posizione pubblicata oggi a pagamento sulle pagine di "Libertà", stessa modalità adottata dai sostenitori del vertice di Terrepadane. In questo caso a firmarla sono Davide Minardi e i candidati della lista non eletti nel 2021. Naturalmente il senso del documento è opposto: «L'attuale gruppo dirigente del Consorzio è stato eletto nel 2021 attraverso l'eliminazione di oltre metà dei voti dal conteggio, e dunque è stato eletto con un vero e proprio furto di de-mocrazia» si legge. Toni durissimi che contribuiscono a inasprire uno scontro interno che va avanti da oltre due anni. L'ipotesi di commissariare Terrepadane è tornata sul tavolo dopo che il ministero non ha ritenuto che le elezioni-lampo del 4 luglio, in cui sono stati confermati Crotti e il suo cda, abbiano sanato i profili di irregolarità che erano emersi in una delle due ispezioni. E' bene precisare che quello proposto sarebbe un commissariamento "ad acta", cioè finalizzato a un unico scopo specifico: verificare la regolarità delle operazioni di voto del 19 maggio 2021 e conteggiare i circa 400 voti giunti in assemblea attraverso procure notarili portate da alcuni avvocati e che a suo tempo non furono ritenuti ammissibili, in base al principio che in una cooperativa solo un socio può essere destinatario di una delega. Sta qui, non certo nei bilanci della società, da tutti riconosciuti più che floridi, il nodo dell'annosa questione. Alle elezioni del 2021 si contrapposero due posizioni: da una parte la lista, collegata a Coldiretti, che all'inizio sosteneva la scelta di portare Terrepadane in Cai (Consorzi agrari d'Italia), holding con un miliardo di euro di ricavi del quale fanno tra l'altro parte le Bonifiche Ferraresi Spa e altre realtà dell'imprenditoria agricola associata; dall'altra coloro che chiedevano massima cautela sull'aggregazione, sottolineando l'ottimo stato economico di Terrepadane (oltre 250 milioni di fatturato nel 2022, in crescita del 24%) e la sua importanza imprescindibile strategica per il territorio piacentino. Vinse la cordata guidata da Crotti. Ma l'esclusione di quei 400 voti (favorevoli a chi sponsorizzava l'operazione Cai) aprì la strada alla contesa giudiziaria. Come detto, due anni fa i vertici di Terrepadane non hanno preso in considerazione quei voti facendo appunto valere il dettato dello statuto della cooperativa che limita ai soci la possibilità di essere destinatari di deleghe o procure. Successivamente questa scelta fu ritenuta corretta da un lodo arbitrale (pronunciamento che fa giurisprudenza) a cui avevano fatto ricorso le parti. Di opposto avviso, invece, un parere dell'Avvocatura dello Stato. Risultato? Lo stallo odierno. Continuano gli appelli affinché sulla questione intervenga anche la politica. Con la vicenda che da locale è diventata nazionale. Da qui la lettera aperta di ieri di alcuni soci di Terrepadane al governo, lettera che fa seguito a diversi altri appelli a tutela dell'autonomia territoriale del Consorzio di via Colombo, come quelli di queste ultime settimane di Confcooperative e Confagricoltura. Come la pensano i nostri politici, almeno quelli schierati nei partiti di governo? Tommaso Foti (FdI) si limita a dire «che la questione è tecnica e c'è una procedura in corso». I leghisti Elena Murelli, Matteo Rancan e Giampaolo Maloberti affidano il loro pensiero a una nota scritta: «Pensiamo convintamente che sia ora di finire questo scontro acceso sul consorzio Terrepadane, aiutando tutti gli agricoltori uscendo dalle logiche di posizionamento politico. Terrepadane è una realtà che rappresenta centinaia di imprese agricole ed è preziosa per il nostro territorio. Gli scontri che vediamo ormai da troppo tempo non aiutano per nulla il nostro territorio, bisogna garantire al contempo anche il livello occupazionale».
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