Lo studio I-Com presentato all'assemblea dell'Unione Petrolifera. La tavola rotonda e il messaggio finale del presidente Spinaci: "Preservare questi temi dallo scontro politico"
È un campanello d'allarme quello sul Pniec che arriva dall'assemblea UP. Perché se da un lato l'industria risponde presente alla sfida per la decarbonizzazione, dall'altro mette in guardia sui rischi di un'accelerazione, italiana ed europea, che potrebbe compromettere sia gli obiettivi ambientali che la competitività del Continente. Aspetto questo su cui si è concentrato lo studio I-Com illustrato all'evento dal presidente dell'istituto, Stefano Da Empoli, che ha evidenziato l'ambizione della strategia Ue per la transizione, osservando però che "gli obiettivi vanno raggiunti senza dimenticare le variabili economiche". E i dati, nota Da Empoli, mostrano costi dell'energia in Europa doppi rispetto agli Stati Uniti, con evidenti conseguenze sul tessuto produttivo. Analizzando i Pniec, il presidente I-Com sottolinea poi che "nonostante gli sforzi della Commissione Ue i Piani non parlano tra loro e sono complicatissimi da confrontare". Quanto a quello italiano, Da Empoli mette in luce "il livello di dettaglio degli obiettivi superiore" rispetto agli altri Paesi, "che provoca qualche problema per la flessibilità". "Abbiamo un po' gettato il cuore oltre l'ostacolo", spiega il presidente I-Com con riferimento a Fer nei trasporti ed efficienza, "e non si parla degli impatti sull'energia. Questo un po' preoccupa". Sui numeri del Piano, assicura Sara Moretto nella successiva tavola rotonda, membro PD della commissione Attività produttive della Camera, "la battaglia ci sarà e confido che non rimangano tali". "Ci sono obiettivi importanti e condivisibili", precisa la deputata, "ma poi un piano ha bisogno delle gambe per sorreggersi. E i protagonisti che ne reggono il peso sono le imprese". Secondo Tommaso Foti, deputato FdI della VIII commissione di Montecitorio, "serve un distinguo tra l'ambiente e il mito dell'ambientalismo. Ci si fa scudo dietro questi concetti per orientarsi alla decrescita felice ed è assolutamente sbagliato". "Quello che serve è una politica industriale forte, come è stato fatto con Industria 4.0", rimarca il vicepresidente di Confindustria, Giulio Pedrollo, per il quale su energia e ambiente "c'è bisogno di una cabina di regia permanente per guidare la transizione e non subirla". Su questo punto, ricorda Pedrollo, "Confindustria si è mossa in anticipo con il tavolo che abbiamo istituito sull'automotive, anche con il fattivo supporto dell'UP", che deve ora trasmettere le sue conclusioni al Governo. Hanno dato invece forfait all'ultimo minuto il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, il deputato leghista, Francesco Zicchieri, e il presidente della X Senato, Gianni Girotto, il quale ha inviato un messaggio all'assemblea. Nella nota, Girotto afferma che sta "propugnando la proposta di border tax" e sui trasporti ribadisce che il "punto focale è il passaggio a una mobilità molto più sostenibile partendo dalla città", puntando a "dimezzare o ridurre fortemente le auto in circolazione" e aumentando il Tpl. Spazio anche a "retrofit, sharing, smart working, mobilità leggera e autostrade del mare", mentre il riferimento di Girotto all'illegalità carburanti si limita a richiamare la recente risposta del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, a un'interrogazione alla Camera. Risposta che a sua volta ricordava solo l'attesa circolare attuativa sull'Iva anticipata - in vigore da un anno - delle Entrate (QE 12/6). Quelle sulla mobilità sono "proposte interessanti che però vanno messe in un contesto", commenta il presidente UP, Claudio Spinaci, ribadendo che "se vogliamo davvero migliorare l'aria delle nostre città dobbiamo favorire il ricambio del parco auto, che è vecchissimo". "Sono cose che vanno bene", insiste Spinaci, "ma non se vengono solo elencate, vanno concertate. E magari se la metropolitana funziona è meglio". Infine la conclusione del presidente UP è molto chiara: "La mobilità è un diritto. Il mio appello è che su questi temi, su cui si gioca il futuro della società e il benessere delle persone, siano portati fuori dallo scontro politico. Ne va della tenuta democratica del Continente: con la povertà energetica le disuguaglianze esploderanno".
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