Al Park Hotel l'incontro di FdI. Foti alla prima uscita piacentina da ministro: «Bene Meloni al raduno dei conservatori»
Le critiche a Trump sono «incomprensibili». « Il presidente degli Usa governa perché ha vinto le elezioni forte di più di 77 milioni voti». E dunque «si rassegni chi parla di democrazia e poi non accetta i verdetti elettorali». Per l'Ucraina «siamo a una svolta, si deve andare a una pace che sia giusta». E il saluto nazista di Steve Bannon? « Meglio parlare di valori, non di simboli condannati dalla storia ». Alla sua prima uscita da ministro (Affari europei, politiche di coesione e Pnrr) nella sua Piacenza, Tommaso Foti fa il pieno di saluti e abbracci incassando anche una standing ovation quando ha preso la parola. «Questa è casa tua» lo esaltano i vecchi militanti poco prima di sentirlo ragionare di Europa, di democrazia e del ruolo dell'Italia nello scacchiere geopolitico internazionale in un momento storico delicato. Lo ha fatto ieri al Park Hotel durante l'incontro organizzato da FdI dal titolo "Trump, l'Europa e il ruolo dell'Italia", evento che, tra gli altri, ha visto la partecipazione anche dell'eurodeputato Stefano Cavedagna, componente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori a Bruxelles, e del senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale FdI. In platea eletti anche da altre province, militanti, simpatizzanti e tanti amministratori locali, alcuni dei quali non iscritti al partito ma quanto meno in rotta di avvicinamento, almeno ad annusare l'aria. Il terzo anniversario dell'invasione russa in Ucraina (sarà domani 24 febbraio) è uno degli argomenti centrali del dibattito, con le posizioni di Trump che, per alcuni osservatori, rischiano di imbarazzare il governo Meloni. « Nessun imbarazzo, semmai protagonismo - dice Foti -. A tre anni dall'invasione russa, c'è un paese che ha resistito in modo mirabile contro uno degli eserciti più forti. Si deve andare a una pace che sia giusta e alla quale deve concorrere quell'Europa che, con gli Usa, è stata una dei maggiori sostenitori del popolo ucraino». Si susseguono incontri, negoziati e trattative su tavoli non da tutti riconosciuti. « È il momento delle riflessioni, della tattica e della diplomazia. È evidente che siamo a un punto di svolta. Non possiamo abbandonare l'Ucraina e al tempo stesso bisogna lavorare per una pace equilibrata che possa garantire prosperità al futuro dell'Europa ». Si parla di Trump e inevitabilmente si tocca la questione dazi. « Di dazi se ne parla tanto ma bisogna vedere se verranno applicati e in che misura, tenendo comunque presente che Europa e Italia hanno frecce al loro arco per poterne depotenziare la struttura». «Di sicuro - ammonisce Foti - sono da evitare guerre commerciali, bensì di deve andare operare per un nuovo rapporto transazionale Europa-Usa». Domenica si vota in Germania e la vigilia è segnata dai timori di una svolta in senso nazionalista. «Voterà il popolo tedesco. E il voto va rispettato: in Germania, così come negli Stati Uniti e in Italia. Nonostante le proteste delle opposizioni e il passo indietro dell'estrema destra francese, dopo il saluto nazista di Steve Bannon, Giorgia Meloni avrebbe deciso comunque di partecipare al Cpac, l'evento della destra internazionale a Washington, in programma ieri sera. « Meloni fa bene a dare il suo messaggio di liberà a un incontro che coinvolge i conservatori di tutto il mondo che vogliono esprimere valori e non simbologie condannate dalla storia».
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