LA PROTESTA DI CHI LAVORA IN PALESTRE, PISCINE E CENTRI SPORTIVI
Un'iniziativa per attirare i riflettori sulla difficile situazione di
chi lavora nelle palestre, nelle piscine e nei centri sportivi. L'idea
è venuta ad Alessandra Foti, figlia
dell'onorevole di Fratelli d'Italia
Tommaso Foti, laureata in scienze motorie e istruttrice all'Accademia Il Palcoscenico di San Nicolò. Invece di alzare la voce, i dipendenti dei centri sportivi, molti dei quali autonomi e con contratti di collaborazione, hanno indossato una maglia bianca per
fare sapere che il loro comparto
è stato lasciato indietro dalle decisioni del governo.
L'appuntamento, che pur trattando il tema politico della ripartenza del nostro Paese ha una
connotazione apartitica, era fissato per le 16 di ieri pomeriggio,
quando Alessandra ha deciso di
chiamare a raccolta, virtualmente s'intende, chi condivide
la sua professione. «L'iniziativa
era però aperta a tutti - sottolinea la personal trainer - soprattutto alle partite Iva, in quanto
anche loro lasciate sole».
Una maglietta bianca da indossare se in casa, un selfie scattato con mascherina se all'aperto
e poi fotografia con annesso
messaggio da recapitare sui social con l'hashtag #unitimadistantimanifestando: queste le
poche regole di chi ha partecipato alla protesta, rispettosa del distanziamento sociale e che non
ha comportato, come nelle intenzioni di chi l'ha ideata, alcun tipo di assembramento. Riscontri
ce ne sono stati.
«Ho avuto un sostegno inaspettato» dice la Foti, che ricorda come «dal 25 febbraio le palestre sono chiuse, non abbiamo diritto
alla cassa integrazione, ma ai 600
euro di bonus erogati dal Coni e
non attraverso l'Inps. Alle nostre
domande per sapere se ne avevamo diritto, però, è stato risposto per lettera che ci sarebbe stato detto entro 30 giorni. A tre mesi dalla chiusura. Ma noi siamo
lavoratori come gli altri, che pagano le bollette come tutti».
È ancora in stand-by il comparto dei centri sportivi.
La palestre non hanno una data di riapertura ufficiale, trapela
qualche idea che ne sposterebbe l'apertura oltre la metà di
maggio, ma si resta nel campo
delle ipotesi. E anche quando si
conoscesse la data, occorrerebbe sapere con quali norme si riprenderebbe l'attività.
«Occorrono protocolli condivisi per non lasciare alle singole
palestre un'autonomia eccessiva. Quale distanza tra le persone? Quanti utenti in base alla
metratura della struttura?
Quante volte e con quale frequenza occorre disinfettare gli
ambienti e gli attrezzi in una
giornata? Ancora si brancola nel
buio».
Libertà
