L'indiscrezione da fonti vicine al Viminale. La richiesta di avere i militari in stazione era partita dalla sindaca e poi formalizzata dalla prefetta
Manca ancora l'ufficialità, ma presto un gruppo di soldati impegnati nell'operazione "Strade Sicure" dovrebbe essere assegnato a Piacenza. L'indiscrezione trapela da giorni. Fonti vicine al Ministero degli Interni danno ormai per certo l'invio di 15 militari dell'esercito alla nostra città entro la metà di gennaio. Non inganni il fatto che nell'elenco dei 400 soldati assegnati ieri dal Viminale a undici città non è ricompresa Piacenza. A parte Verona, sono tutte realtà di capoluoghi di regione. Nei prossimi mesi sono infatti previsti ulteriori invii per oltre mille unità, tra cui anche quelli invocati a gran voce dal nostro territorio. Che a distanza di quasi due mesi la richiesta della sindaca Katia Tarasconi, poi formalizzata dalla prefetta Daniela Lupo, sia destinata ad essere esaudita lo dimostrano anche le dichiarazioni improntate all'ottimismo raccolte nell'ambiente del Carroccio venerdì sera nel corso della Festa regionale della Zucca che si è tenuta a Castelsangiovanni e che ha visto, oltre a Matteo Salvini, la presenza di tutti i big del partito. Tra queste quelle del capogruppo in Regione Matteo Rancan e del segretario cittadino e capogruppo in consiglio comunale Luca Zandonella: «Da sempre il presidio del territorio e la sicurezza dei cittadini rappresentano una priorità della Lega, ed ora, al governo, ci stiamo attivando per l'assegnazione di militari a Piacenza nell'ambito dell'operazione Strade Sicure. Un impegno concreto, frutto della collaborazione con il sottosegretario leghista Nicola Molteni. La sicurezza dei nostri cittadini è da sempre una delle principali priorità dell'azione di governo e amministrativa a cui teniamo». A dispetto delle parole improntate ancora alla prudenza, da quel che si apprende i militari potrebbero arrivare a Piacenza già entro l'anno, al più tardi all'inizio del 2024. A livello numerico si parla di una quindicina di unità. Per Piacenza si tratterebbe di un ritorno di "Strade Sicure". La nostra città venne infatti inclusa nel progetto per un periodo limitato, nel biennio 2009-2010. Poi non venne riconfermato. Ma da allora le istituzioni e le forze politiche, specialmente quelle di centrodestra, sono tornate a chiedere la presenza dei militari in città a più riprese. Lo fece ad esempio il sindaco Paolo Dosi nel 2016 in seguito a una mozione approvata in consiglio comunale degli allora consiglieri di FdI Tommaso Foti e Erika Opizzi. Lo stesso Foti, in qualità di deputato, tornò a chiederlo nel 2021 in un'interpellanza al governo Conte: « Al presidio attuato dalle Forze dell'ordine sul territorio, si potrebbe aggiungere quello dei militari così da assicurare ai cittadini del capoluogo maggiore sicurezza, considerata anche l'attività che il controllo per il contenimento del Covid impone» disse in aula. Non se ne fece però nulla. La richiesta di avere il supporto dei soldati di "Strade Sicure", seppur limitato alla zona della stazione, è stata reiterata di recente dalla sindaca Katia Tarasconi, l'8 settembre scorso durante una riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura. In quella sede, pur prendendo atto del trend in diminuzione dell'indice di delittuosità (- 7% nei primi sei mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022) e dell'assenza di obiettivi sensibili con vigilanza fissa, la sindaca aveva manifestato la preoccupazione dei propri cittadini, in ragione anche del contesto nazionale, formulando la richiesta dell'impiego dei militari nell'ambito di Strade Sicure. « Al di là dei dati e delle statistiche sui delitti in calo, che sicuramente confortano e dimostrano l'ottimo lavoro delle forze dell'ordine, io faccio i conti quotidianamente con le inquietudini dei miei cittadini. E quando in una comunità esiste un sentimento di insicurezza, significa che l'inquietudine è reale e io, da sindaca, ho il dovere di farmene carico» disse a "Libertà" Tarasconi all'indomani del vertice a Palazzo Scotti da Vigoleno. Subito dopo dalla prefettura partì la richiesta ufficiale al ministero.
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