E nel quartiere dove abita il presunto stupratore Nicolae Istrati cittadini pronti a una raccolta firme per chiedere più sicurezza
Usava altri nomi l'uomo il cui
"sorriso", fotografato dopo l'arresto
con l'accusa di violenza sessuale e
sequestro, ha squarciato le coscienze
non solo di Piacenza ma anche
d'Italia. Nicolae Istrati, 34 anni, usava
più identità. Ma per il quartiere
popolare a due passi dal centro dove
viveva con i familiari era un perfetto
sconosciuto. E la sensazione,
ora, tra i cittadini del quartiere, è di
impotenza: un cerchio di sconforto
che, rapido, si allarga fino a viale
Dante, dove tra mezzanotte e le 4 di
giovedì Istrati avrebbe ripetutamente
abusato di una barista che gli aveva
chiesto di uscire dal locale, in
chiusura. Forse già oggi, nel carcere di San Vittore a Milano, dovrebbe
svolgersi l'udienza di convalida
del fermo nei confronti del presunto
stupratore, nato in Ucraina ma
con passaporto romeno. Ma le domande,
a Piacenza, sono molte: «Ci
sono tante persone, qui, nel quartiere
popolare, che non conosciamo»,
spiegano alcuni residenti e vicini
di casa. «Facce nuove, per lo più
straniere. Vorremmo maggiore sicurezza,
soprattutto per gli inquilini
più anziani. Dopo le 21, invece,
nessuno esce più, nemmeno per socializzare
o prendere un po' di fresco,
giù, nel cortile. Ora quando
qualcuna di noi rientra in casa restiamo
al telefono fino a quando
non si chiude la porta alle nostre
spalle. Vorremmo anche raccogliere
firme, perché si presidi meglio la
zona». In viale Dante, i baristi dicono
di lavorare ma "blindati": «Ho
fatto installare telecamere e antifurti»,
spiegano dal bar "Dante". «Più
volte hanno già tentato di forzare le
inferriate. Dico sempre a mia figlia
di non restare da sola, in chiusura.
E chiudo con una catena la porta».
Al "Mirabilia" sottolineano: «La violenza
ci ha sconvolti, tutti». «Anch'io
ho paura, la mattina presto, quando
apro», aggiungono dal bar "Casali".
«Salvare l'ex caserma»
I dati del viale parlano di una zona
viva dal punto di vista commerciale:
più di 120 attività di cui 15 alimentari,
15 esercizi pubblici, una decina
di parrucchieri e 6 pizzerie. Negozi
di abbigliamento, accessori, farmacie
e altri servizi. Negli ultimi 10
anni hanno abbassato la saracinesca 12 negozi. «Ma ci sono tanti, gli
storici, che tengono duro, alcuni da
più di 20 anni», sottolinea Alessandra
Tampellini. «Ma viale Dante è
una linea di frontiera. E se non si dà
una vocazione chiara all'ex caserma
dei vigili del fuoco, oggi in disuso,
rischiamo di perdere un'occasione
fondamentale. Qualsiasi uso
sociale e aggregativo va bene, purché
non venga lasciata a se stessa».
E, sempre tra i commercianti, Antonio
Resmini replica al parlamentare
Tommaso Foti (Fd'I) che ieri ha
chiesto "Viale Dante non diventi come
via Roma": «Prima di parlare per
"sentito dire" sarebbe meglio confrontarsi
con chi via Roma la vive
ogni giorno e sta portando avanti seri
progetti con le istituzioni. Disponibili
a sederci intorno a un tavolo».
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