Risposta all'appello degli autori dell'Almanacco di bellezza. «Un bene che va tutelato e che deve essere fruibile»
E' calato il silenzio a Sant'Agata di Villanova. Ieri, nel primo giorno di chiusura, a Villa Verdi non c'erano automobili né anima viva. Nessun visitatore, la biglietteria chiusa. In lontananza, solo il fruscio delle foglie sugli alberi e l'assordante immobilità del laghetto nel bel parco che il Maestro tanto amava. La giornata si è aperta con l'appello al Governo di Piero Maranghi e Leonardo Piccinini su Il Foglio Quotidiano. Entrambi sono autori di un "Almanacco di Bellezza" per Mondadori. A proposito degli articoli già usciti sulla chiusura della Villa, i due scrivono: «Si legge della causa giudiziaria che divide gli eredi; si legge che il tribunale nominerà un custode che la possa tutelare e ancora si legge, con molta tristezza, di una situazione molto preoccupante. Giuseppe Verdi è Padre della Patria. Lo è quanto Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso Conte di Cavour. Per certi aspetti lo è ancor di più, non per eroismo o superiorità artistica e intellettuale, lo è perché Giuseppe Verdi abbraccia l'Italia tutta, lo è perché il nome di Giuseppe Verdi non è mai divisivo, le melodie di Giuseppe Verdi sono la nostra storia, gli eroi di Giuseppe Verdi sono il nostro Risorgimento, i cattivi di Giuseppe Verdi sono i nostri nemici e quasi sempre i nostri difetti di oggi. Giuseppe Verdi è la nostra coscienza critica, come lo è stato, solo per fare un esempio, Pier Paolo Pasolini nel Novecento. Non solo, Giuseppe Verdi è l'artista più grandemente europeo che la storia del teatro musicale abbia mai avuto. L'Europa lo ha amato e venerato, corteggiato e applaudito e lui ha ricambiato questo sentimento ». L'appello prosegue con una richiesta: «Le case di Mazzini, Garibaldi, Cavour appartengono allo Stato. Esiste una qualche ragione, ci chiediamo, perché Villa Verdi non debba esser acquistata dall'Italia? Esiste un diritto di prelazione, noi chiediamo che sia esercitato». La risposta del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano non s'è fatta attendere: «Villa Verdi e i preziosi beni che vi sono contenuti hanno un'importanza fondamentale per la memoria e l'identità degli italiani e, per questo, devono essere tutelati, salvaguardati e fruibili dal pubblico». E' seguita una nota dell'onorevole Tommaso Foti, vice-capogruppo vicario di Fratelli d'Italia alla Camera. «Esprimo apprezzamento e condivisione circa la decisione del ministro della Cultura, che si è subito attivato investendo della questione anche i competenti uffici, oltre che la Regione Emilia-Romagna, affinché Villa Verdi - nella quale abitò il compositore per circa 50 anni - possa tornare ad essere fruibile da parte dei visitatori nel più breve tempo possibile; è chiaro, infatti, che si parla di un luogo simbolo non solo per Sant'Agata di Villanova sull'Arda, dove si trova la residenza, ma per l'intera co-munità nazionale, legittimamente orgogliosa di aver espresso un genio della musica quale Giuseppe Verdi. Per questo il tempismo e la sensibilità dimostrate dal ministro Sangiuliano fanno ben sperare per il futuro della Cultura in Italia ». Nel frattempo un altro piacentino, Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale del gruppo Fratelli d'Italia, ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale «per sapere se intenda attivarsi per salvare i posti di lavoro di queste persone o in ogni caso come pensa di tutelare gli addetti il cui lavoro gravita attorno a Villa Verdi».
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