Impianto previsto nell'ex area Rdb. Per Rancan e Foti è «assimilabile a inceneritore»
CADEO • «Tutti insieme per la nostra salute e il nostro patrimonio». E' uno degli slogan che accompagna - come si legge sul gruppo pubblico di Facebook "Termovalorizzatore, o centro smaltimento rifiuti?", con quasi 400 iscritti - il logo del neo costituito comitato spontaneo popolare "No rifiuti Cadeo", nato appunto per dire no all'impianto di trasformazione dei rifiuti che potrebbe insediarsi nel territorio di Cadeo. Martedì sera, all'Hotel Le Ruote, un gruppo di cittadini, si è radunato per costituire un comitato che possa «portare avanti la volontà popolare», discutendo modalità organizzative e strategie informative. A breve, viene detto, il comitato farà conoscere la sua posizione ufficiale che rimane comunque di categorica opposizione all'impianto che la società americana Ibe è interessata ad installare nell'ex area della Rdb. Un impianto «finalizzato - si legge nella delibera comunale - alla produzione di energia elettrica e termica tramite la trasformazione di rifiuti di natura organica, attraverso l'utilizzo della tecnica del cracking molecolare» e che "No rifiuti a Cadeo": comitato e raccolta di firme anche in altri comuni secondo i consiglieri regionali Matteo Rancan e Tommaso Foti è «associabile quindi a un inceneritore/termovalorizzatore», come hanno precisato nell'interrogazione depositata in Regione. Il comitato popolare dunque sta lavorando per impedire che qualsiasi impianto di trasformazione dei rifiuti possa arrivare a Cadeo e con l'intenzione di chiedere spiegazioni all'amministrazione comunale per non aver condiviso con la comunità, prima di arrivare in consiglio, un progetto di tale portata e impatto. Da sabato scorso, infatti, quando la cittadinanza ha impedito che il consiglio comunale deliberasse l'interesse di approfondire il progetto, è partita una mc-colta firme che non si è più fermata, anzi, si è estesa ai comuni limitrofi. Le firme, che solo a Roveleto di Cadeo sono quasi 500, si raccolgono ora anche in alcuni esercizi commerciali a Ponte-nure, Carpaneto, San Giorgio, Fiorenzuola, Cortemaggiore e Piacenza. L'azione popolare si allarga: ogni firma è come una goccia d'acqua che sta creando un'onda di dissenso contro un progetto verso cui anche i consiglieri regionali piacentini di Lega Nord e Fratelli d'Italia hanno espresso «tanti dubbi, forse troppi», invitando la Regione a «ricorrere al principio di precauzione procedendo a una puntuale e attenta disamina» del progetto stesso.
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