«Brugneto, l'acqua in più dalla diga è vitale per tutta la Valtrebbia»
Crotti: noi non sprechiamo, in Israele per valutare metodi all'avanguardia
Zermani: perché la nostra Regione tace?
PIACENZA • «Senza l'acqua, non possiamo sopravvivere». Così Marco Crotti, presidente di Coldiretti Piacenza, replica a quanto dichiarato dall'assessore regionale all'ambiente della Liguria, Giacomo Giampedrone, nei giorni scorsi su Libertà, a proposito del difficile rinnovo del protocollo per il rilascio di 1,5 milioni di metri cubi di acqua in più dalla diga del Brugneto, rispetto ai 2,5 milioni. Protocollo sperimentale durato tre anni, scaduto da più di sei mesi, tra Liguria, Emilia-Romagna e Mediterranea delle Acque spa. «Ci vuole un dibattito su come conservare l'acqua del Trebbia, se la Liguria non ci garantirà un rilascio aggiuntivo di acqua in Valtrebbia. Si deve iniziare a pensare a come conservare l'acqua, inutile questa assurda competizione sul tema tra ambientalisti e agricoltori». L'invito di Crotti è al dialogo con Genova, nell'interesse di tutta la Valtrebbia. Un'unica vallata, che ha bisogno di respirare, in uno degli anni più siccitosi dell'ultimo secolo: «Dobbiamo parlarci, il territorio è uno solo. Di certo, noi agricoltori non sprechiamo affatto acqua. L'assessore ligure venga pure per verificare con mano quanto siano moderni ed efficienti i nostri sistemi di irrigazione. Siamo di ritorno da un viaggio in Israele. La partnership è forte, i rapporti continui, per continuare a ricercare nuovi metodi di irrigazione all'avanguardia». Il presidente del Consorzio di Bonifica, Fausto Zermani, si chiede il perché del silenzio dalla Regione Emilia-Romagna, ricordando come il nostro territorio avesse accettato di bruciare i rifiuti di Genova, in cambio di una maggiore attenzione sul tema dell'acqua, in Valtrebbia e nel Piacentino. Per Massimo Castelli, consigliere provinciale delegato alla montagna e sindaco di Cerignale, si deve, però, aspettare ancora: «Capisco che la siccità sia anche a Genova e che le esigenze idropotabili dei liguri siano importanti. Credo sia presto per ragionarci, dobbiamo capire come andrà la primavera. Se sarà piovosa come negli anni passati, l'invaso del Brugneto si riempirà nuovamente di acqua e nessuno, quindi, potrà privarci di questa risorsa. Solo a maggio capiremo come sia la situazione. Nel frattempo, se fossi un agricoltore, inizierei a ragionare su quali colture favorire, considerati i nuovi climi. Quelle idroesigenti, forse, non sono più adeguate a questo tipo di territorio». Sul caso interviene Giampaolo Maloberti, socio del consorzio dei Rio Villano di Rivergaro: «Il protocollo sperimentale che per tre anni ha concesso un milione e mezzo di metri cubi è frutto di un ordine del giorno provinciale del settembre 2012 che prevedeva, oltre alla revisione del disciplinare sul Brugneto, anche la costruzione di invasi in Valnure e la revisione del deflusso minimo vitale. Mediterranea Acque calcolò che Genova consuma 12 metri cubi all'anno, il resto andrebbe al Piacentino. Per la Valtrebbia - conclude - servirebbero 10 milioni di metri cubi».
INTERROGAZIONE DI FOTI, FD'I, ALLA GIUNTA REGIONALE «Basta mendicare rilasci supplementari serve una modifica al Disciplinare»
«Si deve evitare che ogni anno da parte piacentina si debbano andare a mendicare rilasci d'acqua supplementari». II consigliere regionale di Fratelli d'Italia Tommaso Foti ha presentato un'interrogazione a risposta immediata alla giunta regionale, per chiedere la modifica del Disciplinare sul Brugneto, in vigore dal 1960: «La concessione di derivazione ha scadenza nel 2024 per l'uso idropotabile, mentre per quanto attiene l'uso idroelettrico secondario la scadenza era prevista per il 2014», ripercorre Foti. «La sentenza della Corte di Appello di Bologna del 20 novembre 2009 ebbe a confermare il giudizio di primo grado che condannava il Comune di Genova al versamento di un miliardo di lire per ciascuna annata dal 1983 al 1987, per non aver rilasciato il quantitativo di acqua previsto. L'invaso creato dalla diga del Brugneto ha una capacità massima di 25 milioni di metri cubi e i fabbisogni degli acquedotti di Genova si sono drasticamente ridotti. II mancato rinnovo della convenzione del 12 luglio 2013 è un disastro annunciato. Appare indispensabile tornare a rivendicare i sacrosanti diritti piacentini, consacrati in provvedimenti dello Stato e, da ultimo, mai invocati perché, forse, ignorati, addirittura».
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