C'era una volta l'Emilia rossa
M5S prima forza, il centrodestra passa nei collegi: Modena salva Lorenzin e Patriarca
Parlamento senza maggioranza.
Renzi si dimette: ma solo quando ci sarà un governo
ELEZIONI 2018 C0SÌ A MODENA
Pd, 50mila voti andati perduti
In provincia il primo partito è il Movimento Cinquestelle ma l'exploit più clamoroso è quello del Carroccio
«Credere è molto noioso. Dubitare è profondamente avvincente. Essere sul chi va là è vivere. Farsi cullare nella certezza è morire». Così, per dirla come Oscar Wilde, la sintesi non solo di una tornata elettorale ma delle fondamenta di un periodo storico che finisce definitivamente all'ombra di quella Modena - già andata al ballottaggio, per la verità con le Comunali 2014 - che conservava ancora una solida credibilità rossa quando c'era da trovare un appoggio sicuro. E invece l'unico candidato Pd in provincia passa per una manciata di voti, Edoardo Patriarca al Senato che per 46 crocette supera al fotofinish Stefano Corti che chiederà comunque il riconteggio. Sconfitto Stefano Vaccari, sconfitto il paracadutato De Vincenti. L'altra gioia Pd non è proprio... dem. Già, perchè l'altra promossa è quella Beatrice Lorenzin che di Pd ha ben poco ma ha saputo comunque gestirsi il tesoretto che le era stato donato da Renzi. Tutto il resto si chiama Lega, che vola anche in Emilia e diventa protagonista anche più dei Cinquestelle, che si riconfermano togliendosi definitivamente di dosso quell'appellativo di "voto di protesta" al qualche ormai non crede più nessuno. Nemmeno qua. Per capire cosa è successo in questa notte di marzo bisogna lasciar parlare prima di tutto i numeri. La provincia rossa perde il suo colore intenso. Il Pd vede volatilizzarsi qualcosa come 51825 voti rispetto alle Politiche 2013 e chiude in provincia sul 25,77%. Il Movimento Cinquestelle è il primo partito col 27,1%, capace di salire rispetto al 23,35 di cinque anni fa. L'exploit più grosso lo ha comunque la Lega, che nel 2013 era al 2,84%: ieri ha chiuso il dato provinciale al 23,75%, che in termini di voti assoluti significa passare da 11.800 a 71503. Incredibile se si pensa che a Modena, ad esempio, il Carroccio non siede nemmeno in consiglio comunale. La delusione più grossa è in casa Liberi e Uguali: crescono, sì a Modena, rispetto al dato nazionale, fino al 6%, ma il dato provinciale è anche più basso del nazionale. Questo serve per capire che la voragine che si è ingrandita in casa Pd non è da imputare a chi se ne è andato, ma piuttosto al fatto che questa volta, una volta di più gli elettori hanno detto "basta" al partito di governo. Una sconfitta inequivocabile, ammessa a ogni latitudine della gerarchia Pd, che da oggi comincerà ad organizzarsi per arrivare alla scadenza delle Amministrative 2019. Questo è l'obiettivo con il quale tutti adesso, in queste ore, stanno guardando al futuro con preoccupazione. Chi più sereno, come il centrodestra, che però sa che deve fare il passo decisivo per organizzarsi se vuole arrivare a giocarsi il ballottaggio voto a voto a Modena città. Chi molto più preoccupato, quasi senza parole, come il Pd che vede cadere ogni certezza. E in tutto questo c'è l'euforia grillina, sempre meno evanescente e sempre più palpabile. Una ripercussione che si avverte non solo in provincia, ma anche nella regione governata da Stefano Bonaccini. Per la prima volta dal 1946 l'Emilia-Romagna non può più definirsi una regione rossa. Il centrodestra è infatti la prima coalizione. La differenza è notevole: oltre due punti alla Camera, quasi tre al Senato. Il Pd perde anche lo scettro di primo partito in regione, fermandosi al 26,3%, superato, stavolta, dal Movimento 5 Stelle che però, nonostante il buon risultato (alla Camera sfonda la soglia dei 27%), rimane a bocca asciutta nella sfida dei collegi di Camera e Senato, finita 13-12 per il centrosinistra. Il centrodestra vede la Lega Nord fare la parte del leone, con sette eletti su 12, soprattutto nella parte emiliana. Fra loro c'è anche Elena Raffaelli, bagnina riccionese e assessore della giunta Tosi ed Emanuele Cestari, che arriva dal feudo leghista di Bondeno. Tre sono gli eletti di Forza Italia, mentre Fratelli d'Italia elegge due parlamentari, Alberto Balboni al Senato e il consigliere regionale Tommaso Foti alla Camera. Per avere il quadro complessivo degli eletti in Emilia-Romagna bisognerà attendere però il riparto proporzionale dove saranno eletti altri 42 parlamentari. Nel Pd, dopo questo risultato e dopo le annunciate dimissioni di Renzi, non mancheranno i contraccolpi. Anche perché lo scenario del "sorpasso" crea non pochi timori in vista dell'anno prossimo quando si rinnoverà il vertice della Regione Emilia-Romagna che il centrodestra, a questo punto, cercherà di conquistare con una convinzione che non ha mai avuto.
Gazzetta di Modena
