Rassegna Stampa

Code infinite sul ponte 'Giuseppe Verdi'

Data: 12/09/2017

L'ALTERNATIVA CIRCA 40 MINUTI PER SUPERARE IL SENSO UNICO ALTERNATO 
Code infinite sul ponte «Giuseppe Verdi» 

POLESINE ZIBELLO ROCCABIANCA 
Nuovi, forti disagi sul ponte sul Po «Giuseppe Verdi», con polemiche che divampano. Dopo la fresca chiusura, per danni strutturali, del ponte di Casalmaggiore, il traffico si è riversato non solo sul ponte di Viadana ma anche sul viadotto che collega Roccabianca e Polesine Zibello a San Daniele Po. Ponte che, come noto, a sua volta, ha purtroppo, e da tempo, problemi strutturali. Tra maggio e luglio, lo ricordiamo, era rimasto chiuso per permettere, alla Provincia di Cremona, di realizzare i lavori, finanziati da Regione Lombardia, per la sostituzione dei giunti. Ma, all'appello, continuano a mancare gli interventi di sistemazione e messa in sicurezza delle travi (che competono alla Provincia di Parma) e, soprattutto, manca il milione di euro annunciato, da mesi, dalla Regione Emilia Romagna. II ponte continua a essere percorribile a senso unico alternato (lungo due chilometri) a causa dei problemi che lo interessano e che potranno essere risolti solo con la successiva fase di lavori. Nel frattempo, il notevole aumento di traffico, sta chiaramente mettendo alla prova sia la stabilità del viadotto che la pazienza della gente, specie dei pendolari, dei camionisti, degli agricoltori, dei professionisti che quotidianamente, e anche più volte al giorno, lo devono percorrere. In questi giorni si sono registrare lunghe code, con tempi di attesa anche di 4.0 minuti e le polemiche sono chiaramente divampate. Tante le persone che hanno auspicato che si provveda quanto prima ai lavori necessari, anche con stanziamenti straordinari e di somma urgenza, senza attendere oltre. In questo senso viene sollecitato, fortemente, anche il Governo. Nella Bassa Ovest e nella Bassa Est, ma anche nel Piacentino e nel Cremonese si stanno muovendo anche associazioni e cittadini: si vocifera infatti di una possibile manifestazione di protesta che, nei prossimi giorni, potrebbe tenersi direttamente a Bologna, di fronte alla Regione. «La latitanza della Regione, a partire dal presidente Bonaccini, sulla situazione di chiusura, o di percorribilità a senso unico alternato, di diversi ponti che collegano la provincia di Parma alla Lombardia, non solo è censurabile ma rivoltante». A dirlo è Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione. «E' pur vero - affonda - che Bonaccini e i suoi assessori prediligono le sfilate ed inutili tagli del nastro ma non rendersi conto di quanto sta succedendo, ad esempio sul ponte "Giuseppe Verdi", è da irresponsabili. Cosa si aspetta ad intervenire per porre fine ad uno stato di cose non più ulteriormente tollerabile? Vi è un solo modo - conclude Foti - per fare capire ad una Regione sorda e matrigna, che cosl non si può andare avanti: un atto di clamorosa protesta da parte dei cittadini, atto che personalmente invoco. Allora forse Bonaccini si ricorderà che la Regione non comprende solo il territorio bolognese e quello romagnolo, ma anche quello emiliano, fino ad oggi, come confermato dai fatti, trattato a pesci in faccia». Durissimo anche Nicolas Brigati, responsabile provinciale di Forza Italia giovani che parla di «situazione vergognosa. Sul ponte "Verdi" assistiamo a uno spettacolo indegno, oltretutto con un continuo rischio di incidenti. L'assessore regionale Donini abbia la dignità di venire sul territorio a scusarsi con la gente e a dare le dimissioni. Chiederemo nuovamente al ministro Delrio, come abbiamo già fatto, di intervenire». «I consiglieri regionali e i parlamentari - continua nel suo intervento -, specie quelli del Pd, si attivino per risolvere questo grave problema che riguarda i collegamenti tra l'Emilia Occidentale e la Lombardia. Bonaccini a quanto pare ha più interesse a decidere se essere renziano o meno: ma la gente invece vuole fatti concreti. Che tirino fuori i soldi per i ponti, come ha già fatto la Lombardia. Hanno il coraggio - conclude - di parlare di Modello Emilia? E' un modello fallimentare: falliscono aeroporti, chiudono ponti, lasciano le strade dissestate, chiudono le scuole e sono a rischio anche gli ospedali, e parlano di Modello Emilia? Si dovrebbero solo vergognare e avere la coerenza di dimettersi».

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