Comune unico dell'alta valle: fra tre mesi il referendum
Avrà carattere consultivo e riguarderà Caminata, Nibbiano e Pecorara.
Se non ci saranno stop, nuovo ente al via nel 2018 le ipotesi sul nome tra cui Penica, Rio Molato, Alta Valtidone, Chiusa, Corte Valtidone, Monte Aldone
Per il Comune unico dell'Alta Valtidone si andrà alle urne tra fine maggio e inizio giugno. Saranno chiamati a dire cosa ne pensano dell'ipotesi di fusione i residenti di Caminata, Nibbiano e Pecorara. L'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha dato l'ok all'unanimità all'indizione del referendum consultivo pro o contro l'istituzione di un Comune unico al posto dei tre enti attualmente esistenti. Fine maggio-inizi giugno La consultazione dovrebbe tenersi tra la fine maggio e l'inizio di giugno. Oltre alla scheda su cui esprimere il proprio parere favorevole o contrario alla fusione, ai votanti sarà sottoposta anche una seconda scheda mediante la quale potranno scegliere la denominazione da dare al nuovo Comune. Si potrà esprimere la propria preferenza scegliendo tra una "rosa" di dieci proposte. I nomi che compariranno sulla scheda sono: Penica (acronimo formato dalle prime due lettere del nome di ciascun comune), Penica Val lidone, Alta Val Tidone, Altavaltidone, Corte Val Tidone, Valtidone Alta, Monte Aldone, Montaldone, Rio Molato, Chiusa Val Tidone. Nel frattempo rimane in sospeso il progetto di legge per la fusione, che è stato predisposto dalla Giunta regionale dell'Emilia Romagna su richiesta dei Consigli comunali di Caminata, Nibbiano e Pecorara. In caso di approvazione, il provvedimento darebbe il via a questa nuova realtà amministrativa a partire dal primo gennaio 2018. Il territorio dei comuni di Caninata, Nibbiano e Pecorara, tra loro confinanti, si estende complessivamente su una superficie di ben 100,86 chilometri quadrati sulla quale vive una popolazione che, in totale, arriva a circa 3.160 residenti.
Fondi regionali e statali
Il futuro Comune unico dell'alta valle potrebbe contare su un contributo regionale dell'importo di 107.225 euro all'anno perla durata di dieci anni. Risorse che si aggiungerebbero a contributi statali di 584.582 euro all'anno sempre per un decennio. «Con questa decisione, che segue di pochi mesi l'insuccesso di altre due fusioni nel Piacentino - ha detto il relatore di maggioranza del progetto di legge, Gian Luigi Molinari (Pd) - intendiamo dare atto alla volontà dei sindaci di questi Comuni di proseguire nel nobile tentativo di intraprendere un nuovo percorso, nella ricerca di risposte ai problemi delle loro comunità». «In vista del referendum - prosegue il consigliere - cercheremo di spiegare questo processo nel rispetto delle istanze territoriali e spogliandolo da qualunque intenzione partitica. Se la risposta dovesse essere negativa - ha concluso Molinari - si dovrà iniziare una riflessione più generale su questi percorsi».
«Sindaci determinati»
L'iniziativa - ha ribadito Tommaso Foti (Fdi-An), relatore di minoranza dello stesso progetto di legge per il Comune unico dell'Alta Valtidone - nasce da sindaci di diverso orientamento in un territorio come la Valtidone che non va trascurato. Una strada - ha precisato Foti - scelta con il consenso pressoché unanime dei consigli comunali. La determinazione messa in campo dai sindaci, nonostante il risultato negativo dei precedenti percorsi di fusione, merita che l'Assemblea dia la possibilità ai cittadini di pronunciarsi».
L'ASSESSORE REGIONALE PETITTI «Andiamo avanti con le fusioni perché ce lo chiedono con forza gli enti locali»
«Stiamo andando avanti con le fusioni perché il supporto a questi processi ci viene chiesto fortemente dalle amministrazioni locali». Questo è stato il primo commento dell'assessore regionale al Bilancio, Emma Petitti dopo che l'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ha approvato con voto all'unanimità la delibera di indizione del referendum consultivo delle popolazioni residenti in Alta Valtidone, chiamate ad esprimersi in favore o contro l'istituzione di un nuovo Comune unico dell'alta valle al posto dei tre attuali Comuni di Caminata, Nibbiano e Pecorara. «In questo senso - ha proseguito l'assessore al Bilancio - l'Assemblea legislativa potrà dare un utile aiuto a sostegno delle comunità che hanno intrapreso questo percorso nello spiegare le ragioni di questo tipo di scelta». I fondi che la Regione potrebbe mettere a disposizione nel caso della fusione tra i Comuni dell'Alta Valtidone, è stato annunciato, sono di 107mila euro all'anno per un periodo di dieci anni.
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