Decisa due anni fa la dismissione era rimasta sin qui lettera morta I Liberali: «Bonaccini nega ogni coinvolgimento nella nostra Fiera»
La Regione Emilia Romagna ha
messo all'asta la sua quota di partecipazione
in Piacenza Expo, pari
all'1,09%. Una vendita annunciata
e deliberata dalla Regione fin dalla
primavera del 2016, ma poi rimasta
lettera morta.
Ora viene dato seguito a una scelta
politica presa a seguito della normativa
che impone alle amministrazioni
pubbliche di dismettere le partecipazioni
azionarie non strategiche,
e destinata a riaccendere la polemica
sul futuro dell'ente fieristico piacentino
nell'ambito del sistema
espositivo regionale. Ne dà anticipazione
l'associazione dei Liberali
Piacentini che, in una nota in cui si
fa riferimento anche alle elezioni regionali
della primavera prossima,
punta il dito contro «il presenzialismo
a Piacenza del presidente della
Regione Bonaccini, che da tempo
assicura questo e quello ma poi,
come visto, nega ogni coinvolgimento
nella Fiera di Piacenza».
L'idea maturata a Bologna tra il 2015
e il 2016 era di creare un'unica società
con a capo tutte le fiere
dell'Emilia Romagna raggruppate
in tre poli: quello del capoluogo regionale,
quello di Parma e quello di
Rimini. Piacenza Expo sarebbe stata
destinata all'accorpamento a Parma
o a Bologna. A darne pubblica
comunicazione era stata il 6 aprile 2016 l'assessore regionale alle attività
produttive, Palma Costi, presentando
il piano di riorganizzazione
delle partecipate e informando che
per le nozze con Piacenza Expo era
già arrivato l'interesse di Fiere di Parma,
mentre quello di Bologna
avrebbe potuto aggiungersi a breve.
L'annuncio della dismissione della
partecipazione in Piacenza Expo veniva
interpretato come il segno della
Regione per un'accelerazione nel
percorso di razionalizzazione del sistema
fieristico emiliano-romagnolo:
il primo passaggio verso la creazione
di una unica società di gestione
sarebbe stato proprio l'aggregazione
del quartiere fieristico piacentino
a Parma o a Bologna.
Anche per dare maggiore solidità economica a Piacenza Expo in vista
di questi negoziati, l'amministrazione
guidata dal sindaco Dosi aveva
promosso e deliberato nel giugno
2015 un aumento di capitale da 1,5
milioni di euro, 800mila dei quali a
carico del Comune dell'ente fieristico
con sede a Le Mose è il primo
azionista con il 53% delle quote. Nel
corso del 2016 le tre fiere più grandi
- Rimini, Bologna e Parma - hanno
firmato una lettera di intenti nell'ottica
del progetto di un'unica holding
regionale, chiedendo anche a Piacenza
di aderire. Nel darne notizia
in consiglio comunale, l'allora assessore
allo sviluppo economico,
Francesco Timpano, aveva manifestato
interesse a partecipare al tavolo,
sottolineando peraltro che, se la Regione può dare un impulso politico
al processo di riordino, è però
con le volontà degli azionisti delle
singole spa che c'è da fare i conti.
In quella seduta consiliare del 17 ottobre
2016 era stata approvata
all'unanimità una mozione di Tommaso
Foti (Fdi) con la richiesta di far
desistere la Regione, ma anche la
Provincia che in Piacenza Expo ha
il 5,42%, dai loro propositi di dismettere
le rispettive quote nella Fiera.
L'unanimità era arrivata dopo la
condivisione di un emendamento
del Pd che faceva riferimento sia alla
valutazione in corso da parte della
Provincia sulla possibilità di conservare
il suo 5,42% in ragione di un
mutamento di normativa che non
obbliga a cedere le partecipazioni
ritenute non strategiche sia al fatto
che la Regione, nonostante gli annunci
di vendita, ancora annoverava,
nei suoi documenti contabili, la
quota in Piacenza Expo. Che ora, però,
viene effettivamente ceduta.
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