PROCESSO AEMILIA/ In appello gli è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa
Pagliani condannato a quattro anni
Lui: «Sentenza folle».
Si è dimesso da consigliere comunale e provinciale
Assolto in primo grado con formula piena. il capogruppo di Forza Italia a Reggio Giuseppe Pagliani sta provando in queste ore sulla propria pelle cosa vuol dire il ribaltamento della sentenza nell'appello del processo Aemilia (rito abbreviato), letta nella aula della terza sezione penale di Bologna, ieri intorno alle ore 12. giudici di secondo grado hanno condannato Pagliani a quattro anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, con le pene accessorie di un anno di libertà vigilata e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Si è dimesso da consigliere comunale e provinciale
Pagliani condannato a 4 anni «Sentenza folle contro di me»
Dopo l'assoluzione in primo grado, ieri la mazzata al processo d'appello
L'esponente azzurro si è dimesso da Comune e Provincia
PROCESSO AEMILIA
Assolto in primo grado con formula piena, il capogruppo di Forza Italia a Reggio Giuseppe Pagliani sta provando in queste ore sulla propria pelle cosa vuol dire il ribaltamento della sentenza nell'appello del processo Aemilia (rito abbreviato), letta nella aula della terza sezione penale di Bologna, ieri intorno alle ore 12. Con un inatteso colpo di scena, i giudici di secondo grado hanno condannato Pagliani a quattro anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, con le pene accessorie di un anno di libertà vigilata e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Pur col riconoscimento delle attenuanti generiche, la mazzata è durissima. Pagliani, anche alla luce dei materiali a base dell'inchiesta, era più che fiducioso nella conferma dell'assoluzione, ma così non è stato. La sentenza è stata accolta con sconcerto dai difensori: "Le sentenze si rispettano - ha detto a caldo a caldo l'avvocato Giovanni Tarquini - Ma questo è un verdetto ingiusto. Non trascureremo nulla per impugnarlo davanti alla Corte di Cassazione. Vedremo dalle motivazioni come sia stato ribaltato il significato della sentenza di assoluzione con gli stessi atti del primo grado. E' comunque la sentenza pia eclatante di questo appello: per il resto i giudici della terza sezione penale hanno sostanzialmente confermato le impostazioni del primo grado, per le condanne e per le assoluzioni. Condannato a quattro anni e otto mesi anche Michele Colacino, imprenditore dell'autotrasporto, che in primo grado era stato assolto. Confermato anche il proscioglimento per l'ex assessore di Parma Giovanni Paolo Bernini. Dimezzata la pena invece per il primo pentito di Aemilia, l'imprenditore Giuseppe "Pino" Giglio, da 12 a 6 anni: è il risultato del riconoscimento dell'attenuante per la collaborazione di giustizia. Rideterminata la pena anche per Paolo Pelaggi a un anno e otto mesi di carcere e 1.400 euro di multa. Assolti Alfonso Patricelli, Vincenzo Spagnolo e Roberto Tarrà (quest'ultimo dalla tentata estorsione). Assolto anche Antonio Muto, e pene ridotte per Antonio Silipo (3 anni e 8 mesi) e Giuseppe Richichi (9 anni e 8 mesi). Ieri pomeriggio, dopo la sentenza, Giuseppe Pagliani ha annunciato le dimissioni immediate dal consiglio comunale e dal consiglio provinciale di Reggio Emilia. In una dichiarazione di fuoco, l'ormai ex capogruppo di Forza Italia ha definito "folle" la sentenza di appello che lo ha condannato a 4 anni, dopo essere stato assolto con formula piena nel primo grado. Pagliani parla di «errore giudiziario incredibile, che sarà riparato dalla Cassazione», e aggiunge: « La mafia mi fa schifo da sempre, ed è vergognoso che qualcuno la associ al mio nome in una Sentenza». «Rimango esterrefatto e profondamente deluso da una decisione che ritengo folle - scrive Pagliani, che ha atteso la sentenza nel suo studio da avvocato di Arceto - Un accanimento personale del quale a memoria non vi sono precedenti nella nostra Regione» accusa Pagliani. E' incredibile «che chi è palesemente innocente e perseguitato da un'accusa infamante, cassata dal Tribunale del Riesame e dal GUP in primo grado, debba continuare a difendersi per una condanna, assurda, ricevuta in appello». "Ho sempre fatto politica per idealismo e passione, stando sempre all'opposizione in una terra notoriamente difficile per la mia parte politica e non avendo mai avuto un briciolo di potere, né tantomeno incarichi nella gestione della cosa pubblica; la mafia mi fa schifo da sempre ed vergognoso che qualcuno la associ al mio nome su di una Sentenza». Quindi l'annuncio delle dimissioni, comunicate al sindaco e al presidente della Provincia «per potermi concentrare sulla mia difesa e nella mia lotta per far emergere la verità, che questo incredibile errore giudiziario venga riparato in Cassazione».
Foti: «Per me era e resta un galantuomo»
«Le sentenze della magistratura si rispettano. In questo senso la decisione annunciata da Giuseppe Pagliani di dimettersi dal suo ruolo di consigliere comunale si configura come una scelta opportuna, oltre che conseguente». Con queste parole il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha commentato la sentenza di appello del rito abbreviato del processo Aemilia, emessa dai giudici di Bologna. Vecchi inoltre ha ricordato anche che i giudici hanno riconosciuto al Comune, che "fin dalla prima ora ha deciso di costituirsi parte civile nel processo, un risarcimento di 150.000 euro". Sulla condanna di Pagliani, che lascia anche l'incarico di consigliere provinciale, dice la sua anche il presidente della Provincia di Reggio Giammaria Manghi. Il commento è laconico: i giudici si sono espressi e prendiamo atto di questa sentenza e delle conseguenti, annunciate dimissioni». Manghi sottolinea piuttosto « a bontà della scelta di costituirsi parte civile compiuta dalla Provincia di Reggio Emilia e dai Comuni di Bibbiano, Brescello, Gualtieri, Montecchio e Reggiolo, a favore dei quali era stato concesso in primo grado un risarcimento complessivo di 850.000 euro (150.000 a ogni Comune, 100.000 alla Provincia), a cui ora si aggiunge la condanna emessa nei confronti di 18 imputati al pagamento in solido di 24.000 euro per le spese di patrocinio per l'appello». Soldi che saranno destinati a sostenere le iniziative per la legalità. Si schiera a difesa di Pagliani il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, dichiarando che «non sara' una sentenza, per altro impugnabile, a farmi cambiare idea sull'onesta' di un amico come Pagliani, che per me resta un galantuomo, purtroppo coinvolto in una vicenda da cui continuo a ritenerlo estraneo». Il consigliere punta poi il dito contro «lo sciacallaggio politico di queste ore, che conferma come molti confidassero in questa sentenza per eliminare un avversario intransigente e preparato».
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