Rassegna Stampa

Un mostro burocratico ferma ancora i rimborsi dell'alluvione

Data: 26/03/2017

«Un mostro burocratico ferma ancora i rimborsi dell'alluvione» 
Incontro del Comitato Valtrebbia e Valnure. «Su 12 milioni di danni messo a disposizione 1 milione e 800 mila euro» 

PIACENZA ● «Un mostro burocratico». Così l'avvocato Gianmarco Lupi, del Comitato Vittime Alluvione Valtrebbia Valnure, ha definito lo strumento legislativo che avrebbe dovuto aprire la porta ai rimborsi ai privati. Di fatto, la strada, secondo quanto emerso ieri mattina al Park Hotel, a una riunione del comitato aperta a tutti i cittadini, sembra ancora piuttosto in salita. «Su dodici milioni di danni presentati dai cittadini privati, solo un milione e 800mila euro sarà messo a disposizione. E sul mio tavolo non c'è ancora alcuna dichiarazione di Stato di calamità, solo di Emergenza. C'è una sovvenzione per eventi meteorologici», ha incalzato l'avvocato, alla presenza, tra i rappresentanti politici, del consigliere regionale di Fd'I-An Tommaso Foti e di Fabio Callori di Forza Italia. «Abbiamo fatto diversi sopralluoghi, in questi giorni. Beh, non c'è stata alcuna prevenzione, si è solo tamponata l'emergenza», è intervenuto il presidente del comitato, Gianni Cavalli. «Non ci sono cantieri aperti, salvo quelli legati ancora, appunto, all'emergenza. La frana dei Sassi Neri a Farini è lì . A Recesio, i movimenti sono intatti. A Roncaglia, vi sono i canali a valle ancora non funzionali». Pietro Boselli, vicedirettore generale della Banca di Piacenza, presente all'incontro di ieri mattina, è entrato nel merito dell'iter procedurale, ricordando come all'indomani dell'alluvione l'istituto di credito avesse stanziato un plafond di 20 milioni di euro con un tasso vicino allo zero: «Il protocollo stipulato è complicato, laborioso. La banca, innanzitutto, prima di procedere deve poter avere il nulla osta dei Comuni. Ottenuto questo documento, la banca chiede i soldi alla Cassa depositi e prestiti. Obbligatoriamente, per legge. Non possiamo utilizzare i nostri soldi. Oltretutto per questo tipo di richiesta si aprono solo, in Cassa, due finestre mensili. Al ricevimento dei soldi, la banca apre una pratica di finanziamento, con un conto vincolato cui destinare le somme. Avviamo una massiccia campagna informativa». «Il problema è che alcuni alluvionati non hanno neppure ricevuto dai comuni la documentazione corretta. Alcuni addirittura hanno ottenuto dei documenti neppure firmati dal sindaco», ha incalzato Cavalli. «Dobbiamo restare uniti, vogliamo sapere a che punto sono le indagini. Non abbiamo mai saputo nulla Ci sono oltre seicento pratiche che gridano vendetta». «Dobbiamo riuscire a creare un fronte comune. Ci sentiamo come un branco di pecore senza nessun pecore. E il cane ci morde», è intervenuto un cittadino, nella sala di strada Valnure.

"Pronti a rimborsare attività economiche"
SE SI SBLOCCA LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Sono una decina le richieste ad oggi arrivate a Crédit Agricole Cariparma, che, come spiegato in una nota, sta raccogliendo le pratiche degli alluvionati. «Cariparma è stato il primo istituto in Italia ad aderire alla convenzione e, dal 6 marzo scorso, le filiali forniscono ai clienti le indicazioni necessarie», è stato spiegato. «Non appena saranno attivati da parte di Cassa Depositi e Prestiti i plafond destinati alle aziende, la banca sarà immediatamente pronta per raccogliere anche le richieste di rimborso da parte delle attività economiche. Confermiamo la piena disponibilità ad affiancare i cittadini che avessero subito danni dalle alluvioni seguendoli nell'iter procedurale. L'istituto di credito ha anche identificato un referente presso la Direzione Territoriale che possa offrire supporto ulteriore. La banca si era attivata subito dopo l'alluvione stanziando un plafond di 30 milioni di euro». 

"Con quella piena ho perso una parte della mia azienda"
La proposta di Bruno Ferrari, imprenditore di Ferriere: «Ora manifestiamo tutti insieme»
Bruno Ferrari, al termine dell'incontro del Comitato Vittime dell'Alluvione al Park Hotel, ieri mattina, ha chiesto che non ci si fermi qui. Ma che nasca davvero un fronte comune di protesta: «Facciamo una manifestazione, tutti insieme», ha detto. «Ci vuole un po' di rivoluzione, ci sentiamo presi in giro dalla burocrazia, dalla politica. Le aziende non hanno ancora visto un solo euro dallo Stato, sono state messe in seconda fila, rispetto ai privati. Eppure il mio salumificio, in piena montagna, dà lavoro a dodici famiglie, tutte regolarmente retribuite ogni mese. Dopo tante delusioni, sono dovuto uscire dalla politica, sono stanco di parolai. L'alluvione mi ha portato via un capannone di 60 metri quadrati. C'erano dentro motori per la stagionatura, condensatori. Se n'è andato, insieme a un pezzo di cuore, anche mezzo piazzale. Una macchina, un furgone, ritrovati poi a Farini, giorni dopo. Ho perso duemila pancette, duemila coppe. Al loro posto, c'era solo fango. Ho pianto due giorni. Non è facile ripartire a 75 anni. Oggi vedo solo paletti, lungaggini burocratiche. Penso che, alla fine, non vedremo una lira».  

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