«Un mostro burocratico ferma ancora i rimborsi dell'alluvione»
Incontro del Comitato Valtrebbia e Valnure. «Su 12 milioni di danni messo a disposizione 1 milione e 800 mila euro»
PIACENZA
● «Un mostro burocratico». Così
l'avvocato Gianmarco Lupi, del Comitato
Vittime Alluvione Valtrebbia
Valnure, ha definito lo strumento
legislativo che avrebbe dovuto aprire
la porta ai rimborsi ai privati. Di
fatto, la strada, secondo quanto
emerso ieri mattina al Park Hotel, a
una riunione del comitato aperta a
tutti i cittadini, sembra ancora piuttosto
in salita.
«Su dodici milioni di danni presentati
dai cittadini privati, solo un milione
e 800mila euro sarà messo a
disposizione. E sul mio tavolo non
c'è ancora alcuna dichiarazione di
Stato di calamità, solo di Emergenza.
C'è una sovvenzione per eventi
meteorologici», ha incalzato l'avvocato,
alla presenza, tra i rappresentanti
politici, del consigliere regionale
di Fd'I-An Tommaso Foti e di
Fabio Callori di Forza Italia. «Abbiamo
fatto diversi sopralluoghi, in
questi giorni. Beh, non c'è stata alcuna
prevenzione, si è solo tamponata
l'emergenza», è intervenuto il presidente del comitato, Gianni Cavalli.
«Non ci sono cantieri aperti,
salvo quelli legati ancora, appunto,
all'emergenza. La frana dei Sassi Neri
a Farini è lì . A Recesio, i movimenti
sono intatti. A Roncaglia, vi sono
i canali a valle ancora non funzionali».
Pietro Boselli, vicedirettore generale
della Banca di Piacenza, presente
all'incontro di ieri mattina, è entrato
nel merito dell'iter procedurale,
ricordando come all'indomani
dell'alluvione l'istituto di credito
avesse stanziato un plafond di 20
milioni di euro con un tasso vicino
allo zero: «Il protocollo stipulato è
complicato, laborioso. La banca, innanzitutto,
prima di procedere deve
poter avere il nulla osta dei Comuni.
Ottenuto questo documento,
la banca chiede i soldi alla Cassa
depositi e prestiti. Obbligatoriamente,
per legge. Non possiamo utilizzare
i nostri soldi. Oltretutto per
questo tipo di richiesta si aprono solo,
in Cassa, due finestre mensili. Al
ricevimento dei soldi, la banca apre
una pratica di finanziamento, con
un conto vincolato cui destinare le
somme. Avviamo una massiccia campagna informativa».
«Il problema è che alcuni alluvionati
non hanno neppure ricevuto
dai comuni la documentazione corretta.
Alcuni addirittura hanno ottenuto
dei documenti neppure firmati
dal sindaco», ha incalzato Cavalli.
«Dobbiamo restare uniti, vogliamo
sapere a che punto sono le
indagini.
Non abbiamo mai saputo nulla Ci
sono oltre seicento pratiche che gridano
vendetta». «Dobbiamo riuscire
a creare un fronte comune. Ci
sentiamo come un branco di pecore
senza nessun pecore. E il cane ci
morde», è intervenuto un cittadino,
nella sala di strada Valnure.
"Pronti a rimborsare attività economiche"
SE SI SBLOCCA LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Sono una decina le richieste ad oggi
arrivate a Crédit Agricole Cariparma, che,
come spiegato in una nota, sta raccogliendo
le pratiche degli alluvionati. «Cariparma
è stato il primo istituto in Italia
ad aderire alla convenzione e, dal 6
marzo scorso, le filiali forniscono ai clienti
le indicazioni necessarie», è stato spiegato.
«Non appena saranno attivati da
parte di Cassa Depositi e Prestiti i plafond
destinati alle aziende, la banca sarà immediatamente pronta per raccogliere
anche le richieste di rimborso da
parte delle attività economiche. Confermiamo
la piena disponibilità ad affiancare
i cittadini che avessero subito
danni dalle alluvioni seguendoli nell'iter
procedurale. L'istituto di credito ha anche
identificato un referente presso la
Direzione Territoriale che possa offrire
supporto ulteriore. La banca si era attivata
subito dopo l'alluvione stanziando
un plafond di 30 milioni di euro».
"Con quella
piena ho perso
una parte della
mia azienda"
La proposta di Bruno Ferrari,
imprenditore di Ferriere: «Ora
manifestiamo tutti insieme»
Bruno Ferrari, al termine
dell'incontro del Comitato Vittime
dell'Alluvione al Park Hotel,
ieri mattina, ha chiesto che non
ci si fermi qui. Ma che nasca davvero
un fronte comune di protesta:
«Facciamo una manifestazione,
tutti insieme», ha detto. «Ci
vuole un po' di rivoluzione, ci
sentiamo presi in giro dalla burocrazia,
dalla politica. Le aziende
non hanno ancora visto un solo
euro dallo Stato, sono state messe
in seconda fila, rispetto ai privati.
Eppure il mio salumificio, in
piena montagna, dà lavoro a dodici
famiglie, tutte regolarmente
retribuite ogni mese. Dopo tante
delusioni, sono dovuto uscire
dalla politica, sono stanco di parolai.
L'alluvione mi ha portato via
un capannone di 60 metri quadrati.
C'erano dentro motori per
la stagionatura, condensatori. Se
n'è andato, insieme a un pezzo di
cuore, anche mezzo piazzale.
Una macchina, un furgone, ritrovati
poi a Farini, giorni dopo. Ho
perso duemila pancette, duemila
coppe. Al loro posto, c'era solo
fango. Ho pianto due giorni. Non
è facile ripartire a 75 anni. Oggi
vedo solo paletti, lungaggini burocratiche.
Penso che, alla fine,
non vedremo una lira».
Libertà
