Il caso Verdi, il baule torna a Villa Sant'Agata
Tesoro di documenti
L'ha deciso la Regione: le famose carte inedite, ora all'Archivio di Stato di Parma, saranno restituite agli eredi.
Decisione unanime della Commissione Cultura in Regione Emilia Romagna Verdi, il baule torna a villa Sant'Agata
L'erede: «Siamo soddisfatti, finalmente il ritorno "a casa" dei preziosi documenti manoscritti»
Archivio di Stato
Le carte, gli abbozzi musicali, le copie di corrispondenze erano in deposito a Parma
Cambia il destino per le 17 cartelle, di cui 16 intestate a opere di Giuseppe Verdi, più una carpetta bianca, per un totale di 2700 fogli di abbozzi musicali, appunti e copie di corrispondenza, il tutto contenuto nell'ormai arcinoto baule da viaggio, di colore verde scuro, con borchie e lucchetti, rivestito internamente da una carta gialla ormai sbiadita, costruito a Chicago dalla Marshall Field e Co. Retail alla fine dell'Ottocento: le famose «carte verdiane inedite», delle quali si sono interessati giornali e riviste nazionali, se ne andranno dall'Archivio di Stato di Parma.
È di ieri, infatti, la decisione unanime della Commissione Cultura in Regione Emilia Romagna di «[...] trasferire a Piacenza e quindi alla famiglia erede Carrara Verdi i documenti contenuti nel baule di Giuseppe Verdi rinvenuti nella sua abitazione di Sant'Agata, non mantenendoli più a Parma». La risoluzione adottata dalla Regione, così, farà «tornare a casa» baule e contenuto, come dallo scorso 10 gennaio, giorno della presa in consegna da parte della Soprintendenza ai Beni Archivistici, va chiedendo ripetutamente all'Archivio di Stato di Parma e al Ministero competente l'erede e custode di Villa Sant'Agata, Angiolo Carrara Verdi: «Di questa richiesta, firmata trasversalmente da Fdi-An e dal Pd - dice Carrara Verdi - non avevo notizia. Va da sé che tutti noi eredi accogliamo con estremo favore la decisione unanime della Commissione cultura e speriamo che possa velocizzare il ritorno a Sant'Agata del baule e dei documenti in esso contenuti. Unica notazione che mi permetto di fare è che, leggendo il comunicato della Regione, trovo assolutamente inesatto il termine "rinvenuti": da moltissimo tempo, almeno 9 anni, tutti gli interessati, dagli Enti agli studiosi, sapevano benissimo, non solo dell'esistenza del baule, ma anche del suo contenuto. Basti dire - prosegue Carrara Verdi - che fra le carte c'è quella "sinfonia di Aida", che Giuseppe Verdi non volle mai eseguire e, quindi, non inserì nell'opera. Spartito che mio nonno, addirittura prima del secondo conflitto mondiale fece vedere al maestro Toscanini, per la grande stima che ne aveva. Toscanini la chiese in prestito per studiarla: scoppiò la guerra e, fuggito in America, lo stesso Toscanini la eseguì a New York, senza chiedere alcuna autorizzazione e, da allora la sinfonia, che Verdi non aveva voluto nell'opera, divenne pubblica». All'interno del baule tutto è perfettamente ordinato: ogni cartella reca un titolo. Luisa Miller, Rigoletto, Il trovatore, La traviata, Stiffelio, Un ballo in maschera, La forza del destino, il "Libera me Domine" dalla Messa composta dopo la morte di Rossini, Don Carlos, Aida, il suo unico Quartetto per archi, la Messa da Requiem dedicata alla memoria di Alessandro Manzoni, Simon Boccanegra (nelle versioni del 1857 e del 1881), fino ai due ultimi capolavori, entrambi da opere di Shakespeare: Otello e Falstaff. Infine i Quattro pezzi sacri. Una grande mole di documenti che però, sottolinea Angiolo Carrara Verdi: «Sono carte che, pur essendo certamente un tesoro, dal momento che si tratta di manoscritti verdiani, per l'uomo della strada sono di ben poco interesse, visto che sono per lo più brutte di studi su determinate opere: roba da tecnici e studiosi, insomma.» Comunque, grazie all'approvazione della richiesta firmata da Tommaso Foti di Fratelli d'Italia-An a cui si sono aggiunte le firme di Katia Tarasconi, Francesca Marchetti e Massimo Iotti del Partito Democratico, il baule di sottile spessore con tutte le cartelle e le lettere in esso contenute, ritornerà a Villa Verdi, da dove era partito alla volta di Parma, per consentire, come aveva detto Gino Famiglietti, direttore generale per gli archivi del Mibac: "...la descrizione analitica e il restauro dei documenti che lo richiedono, per procedere subito dopo alla digitalizzazione e alla messa a disposizione online di un materiale che il mondo degli studiosi attendeva da troppo tempo.» I sei mesi di lavoro ipotizzati da Famiglietti sono abbondantemente trascorsi e, perciò, adesso gli eredi attendono la restituzione di ciò che appartiene loro: «Ben venga questa decisione - rimarca ancora una volta Angiolo Carrara Verdi - che, essendo stata votata all'unanimità, dimostra come sia necessario a parere i tutti il ritorno a Sant'Agata dei documenti ora in deposito a Parma. Quelle carte, assieme alle altre migliaia già custodite nella villa, ai libri e alle testimonianze del Maestro, fanno parte di un unicum inscindibile che è l'eredità universale di Giuseppe Verdi. È un fatto, però - conclude Carrara Verdi - che il Maestro scrisse di pugno "Abbruciate tutte queste carte!"sopra il baule e fu solo grazie a mio nonno se tutti quei documenti, che per molti, erroneamente, rappresentavano una sorta di tesoro verdiano inedito, non sono andati distrutti. La volontà di Verdi era un'altra, ma mio nonno non volle che l'eredità preziosa, pure di semplici frammenti manoscritti del Maestro, andasse perduta. Anche per questo il posto di "tutte queste carte" è qui: a casa di Giuseppe Verdi!».
Gazzetta di Parma
