Camera

Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019; la posizione di Fratelli d'Italia

Data: 19/03/2019
Numero: 6-00063 / Risoluzione
Soggetto: Camera dei Deputati
Data Risposta: 19/03/2019

La Camera, 

udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo dei prossimi 21 e 22 marzo, 

premesso che: 

l'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio europeo affronterà i temi relativi a occupazione crescita e competitività, ai cambiamenti climatici, e alle relazioni esterne, con particolare riferimento al prossimo vertice tra l'Unione europea e la Cina; 

nell'Analisi annuale della crescita 2019 » elaborata dalla Commissione europea nel novembre 2018 nel confermare che l'economia europea è entrata nel sesto anno di crescita ininterrotta, si ribadisce che « in diversi Stati membri il flebile impulso delle riforme, la bassa crescita della produttività e gli elevati livelli di debito gravano sul potenziale di crescita dell'economia », che vi sono notevoli differenze di produttività tra imprese, settori e regioni dell'Unione europea che proprio le ampie disparità regionali e territoriali « rimangono un'importante fonte di preoccupazione »;

nell'analisi si afferma, inoltre, che nonostante i progressi compiuti, « le sfide e i rischi esterni sono in aumento », tra i quali in primo luogo figurano l'ascesa economica della Cina e il crescente protezionismo commerciale praticato dagli Stati Uniti; 

in particolare, il documento cita tra le « vulnerabilità persistenti » la bassa crescita della produttività, le persistenti disuguaglianze di reddito e lenta diminuzione della povertà, le disparità regionali e territoriali, l'elevato debito pubblico e privato e altri squilibri macroeconomici persistenti all'interno della zona euro; 

tra le « sfide a breve termine » figurano, tra le altre, l'aumento del protezionismo e le tensioni geopolitiche che incidono sulle relazioni commerciali, l'instabilità sui mercati emergenti, e il graduale ritiro dello stimolo della Banca centrale, mentre tra le « sfide a medio/ lungo termine » sono annoverati anche l'impatto dei cambiamenti demografici e il ruolo delle migrazioni; 

l'azione protezionistica avviata dagli Stati Uniti con la introduzione dei dazi su siderurgia e acciaio come reazione al surplus commerciale tedesco rischia di scatenare una guerra commerciale dagli esiti drammatici per le nostre aziende, oltre ad acuire la crisi di alcune economie emergenti che rappresentano per l'Italia importanti partner commerciali e mercati per le esportazioni; 

le imprese italiane sono già gravemente penalizzate a causa delle sanzioni commerciali imposte alla Russia e negli anni in cui sono state in vigore, hanno inflitto perdite al mercato delle esportazioni italiane per tre miliardi di euro ogni anno, colpendo in particolar modo le imprese agroalimentari e il mercato delle tecnologie; l'Italia rimane al di sotto della media dell'Unione europea anche per quanto riguarda la percentuale di occupati e il tasso fissato come obiettivo nell'ambito della Strategia « Europa 2020 », che consiste nell'elevamento almeno al 67 per cento per i soggetti della fascia d'età compresa tra i 20 ed i 64 anni, appare lontano dall'essere raggiunto; 

sull'occupazione stabile continua a pesare in modo drammatico il costo del lavoro, che in Italia è del dieci per cento superiore a quello che si registra mediamente nel resto d'Europa, prelevando il 49 per cento « a titolo di contributi e di imposte »; 

ancora peggiore, se possibile, è la situazione delle piccole e medie imprese: il total tax rate stimato per una media impresa equivale a un carico fiscale complessivo superiore di quasi venticinque punti rispetto a quello pagato dalla media delle imprese in Europa, sfiorando il 65 per cento; 

questi due oramai cronici fattori di crisi per l'Italia, cui si aggiunge il basso reddito pro capite non sembrano aver trovato soluzione nelle politiche economiche e fiscali varate sin qui da questo Governo, che più che puntare al rilancio della produttività si concentra sul versante assistenzialistico; 

anche la ripresa degli investimenti pubblici, alla quale l'ultimo decreto di economia e finanza aveva riconosciuto un ruolo chiave per sostenere imprese e occupazione, non sembra ancora trovare attuazione e, anzi, si sta assistendo all'abbandono di progetti deliberati da tempo quali la realizzazione della Tav, con enormi danni a imprese e lavoratori coinvolti; 

la doverosa riduzione del debito pubblico non può essere realizzata con le cieche politiche di austerità che derivano dall'applicazione di tali regole, che hanno prodotto effetti devastanti sulla mancata ripresa economica, sull'impoverimento dei cittadini, sull'acuirsi delle disuguaglianze sociali, e hanno agito nel senso di una sistematica disintegrazione del sistema di protezione sociale; 

non è sostenibile imporre le medesime regole finanziarie a Stati diversi per tessuto produttivo, imprenditoriale ed industriale, con differenti capacità economiche e sistemi fiscali assolutamente disomogenei, e con tradizioni, storie e culture diverse, senza tenere conto delle peculiarità di ciascuno di essi; 

inoltre, in ambito regionale e locale i limiti imposti dal patto di stabilità interno stanno penalizzando l'operatività di tali enti anche al di là dei reali disavanzi; 

di converso l'Italia continua a mostrare grandi limiti nella fruizione dei fondi europei, posto che anche nel bilancio annuale dei 76 miliardi di euro messi a disposizione dall'Unione europea nel mese di maggio appena il 32 per cento risulta impegnato e soli il sei per cento rendicontato; nel corso del 2018 l'unione europea ha messo a punto la strategia per il mercato unico dei beni e servizi, il cui obiettivo principale è quello di rimuovere dal mercato unico gli ostacoli economici che ancora sussistono, al fine di « creare nuove opportunità per i consumatori e per le imprese, incoraggiare l'ammodernamento e l'innovazione, e conseguire risultati pratici a beneficio dei cittadini nella loro vita quotidiana »; 

a fronte di tali ambiziosi propositi il mercato unico è invece spesso caratterizzato da fenomeni di concorrenza sleale tra Stati, praticata attraverso l'applicazione di politiche fiscali disomogenee volte ad attirare le imprese ad operare in uno Stato abbandonandone un altro; 

in questo tipo di pratiche risiede la ragione dei molti fenomeni di delocalizzazione che stanno interessando alcuni Stati membri e in particolar modo l'Italia con la conseguente perdita di posti di lavoro; 

in occasione del Consiglio dell'Unione europea del 12 marzo 2019 dedicato al tema della competitività è stato ribadito che « per affrontare le sfide e cogliere le opportunità emergenti, l'industria abbia bisogno di un ambiente normativo chiaro, prevedibile e non discriminatorio, che favorisca investimenti orientati al futuro »;

le proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione sostengono appieno l'erogazione di maggiori e migliori investimenti da parte delle autorità nazionali e del settore privato; 

il prossimo Consiglio europeo tratterà in termini prioritari il tema dei cambiamenti climatici, con l'obiettivo di affrontarlo in modo strutturato attraverso una strategia di lungo periodo in linea con l'accordo di Parigi del 2015, che prevede un piano d'azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi; 

l'accordo di Parigi, in particolare, puntava a limitare l'aumento del riscaldamento a 1,5o C, a fare in modo che le emissioni globali raggiungessero il livello massimo al più presto possibile e a procedere successivamente a rapide riduzioni, in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili; 

è evidente che per l'Unione europea costituisca una priorità trasformare l'Europa in un'economia con un'efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio; 

l'Unione si è, inoltre, posta l'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990; 

la crisi economica ha portato a un calo della domanda di scambio di quote di emissione dell'Unione europea (EU ETS), istituito per promuovere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in modo efficace in termini di costi ed economicamente efficiente, determinando un'ingente eccedenza di mercato; 

il Consiglio e il Parlamento europeo hanno cercato di arginare il problema adottando una decisione volta a creare una riserva stabilizzatrice del mercato per l'EU ETS, finalizzata a rendere il sistema più resiliente agli squilibri tra offerta e domanda di quote di emissione, che sarebbe dovuta partire dal 1o gennaio 2019;

la programmazione 2014-2020 dedica tre degli undici obiettivi tematici della politica regionale europea alle « azioni per il clima » e comprendono il sostegno della transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, misure per la governance dei rischi e del cambiamento climatico nonché la promozione dell'utilizzo efficiente delle risorse e della tutela ambientale; 

a queste priorità di investimento sono destinati, a livello europeo, 162 miliardi di euro, quasi 19 dei quali sono a disposizione dell'Italia che è lo Stato membro che in valore assoluto deve ancora spendere di più degli altri, avendone sinora utilizzati poco più di cinque; 

il Consiglio europeo preparerà il vertice Unione europea-Cina previsto per il 9 aprile 2019 rispetto al quale appare opportuno ribadire la necessità di proteggere il mercato comunitario da beni e servizi provenienti da Stati terzi che, non rispettando standard minimi di livello salariale, di tutela del lavoratore e sicurezza sul lavoro, nonché norme di tutela ambientale, riescono a produrre a costi inferiori rispetto alle imprese europee creando una concorrenza sleale che mette in crisi la produzione europea e spinge verso il basso il livello complessivo dei salari e di protezione sociale; 

la Cina, inoltre, continua ad essere il primo Paese al mondo per il consumo di carbone, e a produrre più di un quarto delle emissioni di gas serra a livello globale, quasi quanto Stati Uniti ed Europa messi insieme, e dalla Cina, unitamente a Indonesia, Filippine, Tailandia e Vietnam, arrivano ogni anno nei mari del pianeta oltre quattro milioni di tonnellate di plastica; 

i leader dell'Unione europea a 27 si riuniranno il 21 marzo 2019 per discutere degli ultimi sviluppi rispetto all'uscita dall'unione della Gran Bretagna, in esito al voto con cui il 14 marzo 2019 la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento che prevede un rinvio della data di uscita del Regno Unito dall'Unione oltre il 29 marzo per avere più tempo di prepararsi all'uscita, una volta che sia stato approvato un accordo con l'Unione, dopo che il 12 marzo era stato nuovamente respinto, dal medesimo organo, l'accordo già negoziato, 

impegna il Governo 

1) con riferimento ai temi di occupazione, crescita e competitività, a sostenere in sede europea la necessità di scorporare dal calcolo del deficit le spese per investimenti, per la prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici, e quelle per la sicurezza, e ad introdurre una maggiore flessibilità nella individuazione delle circostanze eccezionali di cui all'articolo 81 della Costituzione; 

2) ad assumere iniziative urgenti per l'adozione di politiche volte a contrastare la concorrenza fiscale sleale tra Stati membri al fine di contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni intracomunitarie; 

3) a realizzare una politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell'industria e dell'agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive dell'Unione europea penalizzanti, e volta a sostenere la produzione industriale e agricola riconoscibile come marchio Italia e la graduale riconversione della produzione esposta alla concorrenza indiscriminata; 

4) ad adottare politiche industriali efficienti volte a fronteggiare la minaccia all'economia e alla sicurezza del Paese attraverso la tutela delle aziende italiane di rilevanza strategica o ad elevato contenuto tecnologico, spesso permeabili a manovre esterne indirizzate ad assumerne il controllo; 

5) a promuovere l'adozione di iniziative, in ottemperanza alle previsioni di cui all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, volte a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni insulari;

6) ad avviare negoziati in ambito europeo per rivedere l'impostazione del complesso dei vincoli derivanti dal fiscal compact, al fine di avviare una politica di crescita sostenibile e di ripresa economica e produttiva, con l'impegno da parte italiana a utilizzare la maggiore flessibilità unicamente in investimenti pubblici e sicurezza; 

7) ad elaborare un piano di monitoraggio delle risorse destinate dallo Stato e dall'Unione europea al contrasto della disoccupazione e agli altri programmi di sviluppo in favore delle regioni dell'obiettivo convergenza, al fine di verificare che esse siano effettivamente impiegate per i fini previsti e non siano disperse, e al fine di contrastare la lentezza nelle procedure di spesa; 

8) a promuovere l'adozione di un piano nazionale di interventi, anche di natura fiscale, finalizzato a contrastare la crisi demografica in atto e incentivare la natalità, con provvedimenti strutturali e permanenti; 

9) a porre con forza la questione del surplus commerciale della Germania che rappresenta una grave distorsione del funzionamento del mercato interno europeo ed è concausa della reazione protezionistica degli Stati Uniti nei confronti dell'Unione europea; 

10) con riferimento alla Raccomandazione sulla politica economica della zona Euro, a non dare seguito in alcun modo ad impegni che portino ad ulteriori cessioni di sovranità in ambito monetario e bancario, segnatamente ad esplicitare la contrarietà dell'Italia a qualsiasi ipotesi di creazione di un Fondo Monetario Europeo; 

11) con riferimento al tema dei cambiamenti climatici, a garantire un utilizzo efficiente delle risorse stanziate a livello europeo e destinate agli interventi a supporto del contrasto ai cambiamenti climatici, monitorando che gli investimenti vengano effettuati in infrastrutture a beneficio diretto della salute dei cittadini e della tutela ambientale;

12) a promuovere in sede europea una immediata revisione delle modifiche al Regolamento 715/2007 sulla riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, con l'obiettivo di giungere ad una transizione ecologica più morbida, realistica e compatibile con le prospettive di evoluzione tecnologica dell'industria nazionale automobilistica; 

13) ad attuare in sede nazionale tutte le politiche necessarie al trasferimento modale, prima tra tutte la realizzazione delle tratte ferroviarie ad alta velocità e alta capacità per il trasporto merci, con particolare riferimento a quelle transnazionali già finanziate dall'Unione europea e facenti parte del TEN-T Core Network (es. TAV Torino-Lione); 

14) con riguardo alle relazioni esterne: rispetto al vertice con la Cina in programma il prossimo 9 aprile, a porre come condizione per la stipula di accordi commerciali il rispetto delle politiche ambientali da parte delle aziende cinesi, il cui mancato rispetto ha sin qui determinato un minor costo del lavoro che si ripercuote come un fattore di concorrenza sleale rispetto ai beni di produzione europea; 

15) a procedere con la massima sollecitudine all'attuazione del Regolamento che introduce nuove norme per esercitare un miglior controllo sugli investimenti diretti provenienti da Paesi terzi per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, approvato in via definitiva il 5 marzo 2019 dal Consiglio dell'Unione europea, al fine di garantire maggiore tutela agli asset strategici nazionali; 

16) ad esplicitare fin d'ora la contrarietà dell'Italia alla proroga del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, proseguendo sul piano diplomatico l'azione per il rispetto degli accordi di Minsk senza reiterare misure che hanno danneggiato fortemente le imprese italiane; 

17) al fine di tutelare la produzione e il mercato interno dell'Unione europea da pratiche sleali di concorrenza messe in atto da alcuni Stati non appartenenti all'Unione europea, e in particolare la Cina, ad attivarsi, in sede europea perché sia data piena applicazione alle misture di difesa commerciale previste dalla normativa comunitaria: 

a) misure anti-dumping, di cui al Regolamento (UE) n. 1036 del 2016, applicate principalmente nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di Paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d'origine della merce; 
b) misure anti-sovvenzione, di cui al Regolamento (UE) n. 1037 del 2016, applicate nei confronti di importazioni che godono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai governi alle proprie imprese; 
c) misure di salvaguardia, di cui ai Regolamenti (UE) n. 478 del 2015 e 755 del 2015, destinate a tutelare il mercato e le imprese comunitarie da sensibili alterazioni dei flussi commerciali che minacciano e danneggiano il sistema produttivo dell'Ue; 

18) in particolare, in riferimento alle misure anti-dumping e anti-sovvenzioni, impegna il Governo ad attivarsi in sede europea affinché abbiano piena applicazione le modifiche apportate ai relativi Regolamenti dal Regolamento (UE) 825 del 2018, che introduce le fattispecie di dumping sociale e dumping ambientale, e ad avviare un dibattito per valutare l'eventuale necessità di rendere più rigorosa la normativa; 

19) con riferimento ai negoziati per l'uscita dall'Unione del Regno Unito, a condizionare l'assenso dell'Italia su un eventuale nuovo accordo di recesso ad una dichiarazione esplicita che consenta la reale salvaguardia solida, operativa e giuridicamente vincolante delle indicazioni geografiche, stante la rilevanza che esse rivestono per il sistema produttivo del nostro Paese, essendo peraltro inaccettabile che tale questione venga semplicemente rinviata – senza adeguate garanzie per l'Italia – ad un successivo, Accordo commerciale, quando la stessa UE non avrà più sufficiente potere contrattuale una volta approvato il documento di recesso; 

20) in caso di no deal, ad attivare immediati contatti con le autorità britanniche volte a garantire la salvaguardia dei diritti dei cittadini italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito, consentendo loro l'immediato rilascio di permessi di lavoro che possano garantire la loro permanenza in territorio britannico senza disagi né discriminazioni; 

21) a sostenere la necessità di un accordo che non riproponga « frontiere dure » tra il Regno Unito e la Repubblica d'Irlanda, al fine di scongiurare il riacuirsi di tensioni mai definitivamente sopite.

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Lollobrigida, Meloni, Montaruli, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro delle Vedove, Donzelli, Ferro, Fidanza, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

Nella seduta del 19 marzo 2019, stante il parere contrario del Governo, la Camera ha respinto la Risoluzione.

DIBATTITO IN ASSEMBLEA

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019. Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione al Documento di intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese sulla collaborazione all'interno del progetto economico "Via della Seta" e dell'iniziativa per le vie marittime del XXI secolo (Discussione congiunta)

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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fidanza. Ne ha facoltà. 

CARLO FIDANZA (FDI). Signor Presidente del Consiglio, questa è la prima volta che lei viene in quest'Aula a riferire anche nel suo ruolo di Ministro per le Politiche europee; e ci permetta, non possiamo fare a meno di sottolineare che l'avvicendamento in questo ruolo tra il Ministro Savona e lei non fa che affievolire ulteriormente il tasso di sovranismo del suo Governo, visto che tanto il sovranismo è stato evocato. Avevamo avuto già molti segnali dell'atteggiamento gattopardesco del suo Governo verso l'Europa: tutto cambi perché nulla cambi; grandi proclami su un'Italia finalmente protagonista, che si sarebbe fatta rispettare in Europa, ed invece alla prova dei fatti, se si esclude un cambio di passo per noi ancora insufficiente sull'immigrazione, c'è una sostanziale continuità con le posizioni assunte nel corso degli anni dai Governi del PD su tutti i principali dossier della politica europea. A conferma di ciò, lei oggi ha ritenuto, non solo di partecipare naturalmente a questo dibattito, ma anche di affidare alle colonne de la Repubblica una lettera sull'Europa: contenuto e contenitore, appunto la Repubblica, rassicuranti per chi legge queste cose, alla faccia dello scatto d'orgoglio. In questa sua dissertazione, così come nel suo intervento di poco fa, lei si è tenuto accuratamente alla larga da ogni questione di merito, non ha mai preso un impegno che sia uno, una posizione puntuale di cui poi debba rendere conto. Parlate di crescita, ma in Europa vi guardate bene dal mettere in discussione la gabbia di regole improntate alla più rigida austerità che in questi anni hanno arricchito la Germania, come dimostra il suo incredibile surplus commerciale che ha poi scatenato la reazione protezionistica degli Stati Uniti, e gli alleati della Germania, impoverendo noi; e in Italia attuate scelte economiche che sono l'esatto opposto di una politica per la crescita: dilapidate miliardi per il reddito di cittadinanza, anziché mettere chi può nelle condizioni di assumere. Questa è una grave colpa, a maggior ragione nel momento in cui vi riempite la bocca di parole come "crescita" (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non solo: parlate di clima e di infrastrutture, tutti sulla nuova onda politicamente corretta dell'ambientalismo globalizzato delle Greta Thunberg, proprio mentre vi esibite in un penoso balletto per bloccare la TAV e mentre varate l'ecotassa, che non farà altro che ritardare il ricambio del parco circolante (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Parlate inoltre di collaborare con Russia e Cina, ma verso la Russia non avete ancora trovato il coraggio di dire una volta "no" al rinnovo delle sanzioni che hanno danneggiato interi settori della nostra economia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); mentre al contrario verso la Cina apparite ingenui sognatori di un interscambio armonico ed equilibrato. Ma vede, signor Presidente, il confine tra un ingenuo sognatore e il complice di una colonizzazione economica e industriale rischia di essere troppo labile, e quando voi lo avrete capito forse sarà troppo tardi. E non è un caso che, al di là dei proclami che anche questa mattina abbiamo sentito, il suo sia l'unico Governo d'Europa che si è astenuto sul voto al Consiglio europeo sul regolamento ed il monitoraggio sugli investimenti dei Paesi terzi. Non parlate invece di immigrazione, perché come lei ha detto, formalmente non è all'ordine del giorno del Consiglio prossimo; ma inesorabilmente, Presidente, di fronte all'ennesimo caso di una ONG che in queste ore sta facendo il taxi a presunti profughi in navigazione verso l'Italia, il problema si riproporrà nelle prossime ore in tutta la sua forza. E noi non ci stancheremo mai di ripetere una cosa che diciamo ormai da tanto tempo, purtroppo inascoltati: non basta chiudere i porti e litigare con l'Europa su come suddividersi i migranti, bisogna portare le istituzioni europee ed internazionali a varare, in accordo con i Governi libici, un blocco navale per impedire ai barconi della morte di partire e rimpatriare poi le centinaia di migliaia di immigrati irregolari che pascolano senza regole in Italia e in tutta Europa. Ma anche su questo, nessun impegno concreto. E allora, non potendo prendere impegni, ecco che, signor Presidente, lei ancora una volta dalle rassicuranti colonne de la Repubblica, in uno slancio da novello padre fondatore, mi permetta, un po' pretenzioso per chi riesce solo con estenuanti mediazioni al ribasso e ripetuti rinvii a tenere insieme la propria litigiosa maggioranza, lei si spinge addirittura ad auspicare la creazione di un demos europeo, la costruzione di un vero popolo europeo, comunità di donne e di uomini che condividono un comune destino. Ecco, signor Presidente, noi pensiamo che gli europei esistono da millenni, così come esiste da secoli il loro comune sentire, una loro comune identità europea, forgiati da quelle radici cristiane che l'Europa delle banche e dei burocrati ha rinnegato e ha disconosciuto. Per questo crediamo che essere europei oggi significhi non soltanto rifarsi all'Europa come concetto astratto, ma significhi contemporaneamente essere orgogliosamente italiani, spagnoli, lituani ed ungheresi, significhi non omologare tutto ma riscoprire il motto "Uniti nella diversità", che guardate un po', proprio i padri fondatori, quelli veri, coniarono decenni fa e che questa Unione europea ha tradito. Concludo, Presidente. È su questo, Presidente Conte, che noi vi sfidiamo. Non basta più una generica critica all'Europa, che poi non trova alcuna risposta nelle politiche che concretamente attuate: serve una visione autenticamente alternativa a questa Unione europea. Fratelli d'Italia pensa che il futuro del nostro continente non sia negli accordi a due tra la Francia e la Germania, tra la Merkel e Macron che sono stati attuati in queste settimane nel silenzio imbelle di tutti, compreso del vostro Governo: Fratelli d'Italia pensa che non siano gli Stati Uniti d'Europa, ma un'Europa unita di Stati, che da nazioni libere e sovrane si uniscono su politiche strategiche, il futuro del nostro continente. Politiche strategiche come la sicurezza, l'immigrazione, la politica estera; e che su tutto il resto invece mantengono la propria competenza e la propria sovranità. Questo è l'unico vero cambiamento possibile, ma non sarete voi a compierlo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Congratulazioni).

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PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Montaruli. Ne ha facoltà. 

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Presidente, come al solito, quando l'Italia si interfaccia con Paesi stranieri, la bussola di Fratelli d'Italia è quella di pensare agli interessi della nostra nazione, di pensare agli interessi del nostro popolo, delle nostre aziende, del nostro tessuto produttivo, dei nostri lavoratori, in modo pragmatico, in modo serio, in modo responsabile. Io sono rimasta alquanto basita dalla leggerezza con la quale il Presidente Conte oggi ci ha illustrato il memorandum, perché non l'ha saputo neppure definire: un accordo bilaterale? No. Un accordo internazionale? No. Un coso, un tovagliolo su cui il Presidente Conte andrà a mangiarsi insieme al Presidente cinese due involtini primavera, alla faccia del nostro Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). La ringrazio per il dono che sta facendo il collega al Presidente, però io vorrei che il Presidente, visto che è qui, mi ascoltasse, visto che non stiamo parlando di due involtini primavera, ma delle sorti del nostro Paese da qua ai prossimi almeno vent'anni. 

PRESIDENTE. Onorevole Adelizzi, i banchi del Governo, per favore… 

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Ecco, forse siamo di fronte a qualcosa di più di due involtini primavera, forse siamo di fronte a qualcosa di molto più grosso, infatti il Belt and Road è nella Costituzione cinese, che, devo ricordarlo, coincide con quella del Partito Comunista Cinese. E lei, Presidente Conte, non ci può passare questo memorandum come un qualcosa che non ha nessuna valenza politica per la quale il Parlamento non dovrebbe neanche visionarlo, perché lei, invece, a nome dell'Italia, sta andando a sottoscrivere un qualcosa il cui perseguimento è addirittura nella Costituzione di questo Paese a noi straniero. Orbene, avete chiamato questo memorandum, nei tanti aggettivi che gli avete affibbiato, addirittura la "Nuova Via della Seta". Presidente Conte, ma quale seta? Quale seta noi vediamo in Italia che viene dalla Cina? Gli unici prodotti che vedo arrivare dalla Cina sono prodotti contraffatti, materiale sintetico o di scarsa qualità, fatto da persone che, senza diritti, senza minimi salariali, senza nessun tipo di protezione, vanno ad alimentare una concorrenza sleale alle nostre imprese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), al nostro territorio, ai nostri lavoratori. Ma quale seta, ma quale Via della Seta? Questa è la via del contraffatto! Noi mandiamo Prada e loro ci guardano come se fossimo preda, e siamo una preda, rischiamo di essere una preda di fronte al colosso cinese, a fronte della vostra assoluta leggerezza di fronte a questa sorta di Memorandum. Presidente Conte, il discorso è serio, riguarda le nostre imprese: in queste ore in Cina si svolge il Salone del mobile, e all'ingresso del Salone del mobile c'è una presentazione che è prodotta e ideata da persone italiane, da un'azienda italiana, che è lasciata sola, alla sua iniziativa, a fronte del mercato cinese, che è certamente un mercato appetibile, ma, attenzione, anche noi siamo appetibili. E non è possibile andare ad immaginare che la Cina venga a investire sul nostro territorio senza che ci sia un controllo preventivo da parte del Governo, perché voi avete parlato di interscambio, avete parlato di reciprocità. Ma quale reciprocità? Non esiste reciprocità tra noi e la Cina né sul piano sostanziale, sul piano del diritto, sul piano delle norme, sul piano dei diritti fondamentali delle persone, né sul piano formale. Quale reciprocità? Voi avete parlato di interscambio di aziende: ma quale interscambio di aziende? Voi, al massimo, potrete fare una moral suasion, niente di più, a quanto voi stessi andate a raccontarci, a quanto il vostro esponente Geraci addirittura ha dichiarato alle televisioni, perché noi sappiamo tutto solo dalle televisioni, perché lei non ci ha detto niente e sappiamo dalle televisioni. Allora, il primo passo per un minimo di serietà sarebbe venire in quest'Aula, portare rispetto a quest'Aula; lo dico proprio a lei, Presidente, mi permetta, che gli italiani non hanno votato direttamente, quindi, perlomeno, faccia un passo in più di confronto nei confronti degli italiani, quando va a siglare Memorandum di questo tipo con un colosso come la Cina. Venga in Parlamento, ci porti il Memorandum, ce lo faccia vedere, ce lo faccia leggere, ce lo faccia analizzare; non ce lo butti così, in due frasette lanciate dai suoi banchi all'interno di un discorso molto più complessivo. Quindi, ci porti questo Memorandum in Parlamento e faccia gli interessi delle nostre aziende, del nostro tessuto produttivo; purtroppo, al momento, noi di questo Memorandum dalla sua bocca non abbiamo sentito nulla (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

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PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, per esprimere il parere sulle risoluzioni presentate. 

RICCARDO FRACCARO, Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda le risoluzioni relative alle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza Scerra, Giglio Vigna ed altri n. 6-00055, mentre esprime parere contrario sulle altre. Per quanto riguarda le risoluzioni relative alle comunicazioni sul Memorandum d'intesa con la Cina, il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione Molinari, D'Uva ed altri n. 6-00056, mentre esprime parere contrario sulle altre.

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà. 

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Grazie Presidente, vede la montagna giallo-verde credo che abbia partorito il topolino europeista, un timido e balbettante topolino europeista. Il collega Fidanza ha già ricordato che, al netto delle politiche migratorie, non si notano i segnali di discontinuità attesi e promessi da questo Governo. Il mio collega Fidanza ha già ricordato la sostanziale genuflessione alle politiche delle autorità tedesche, rispetto alle quali non si nota alcuno scatto di orgoglio nella relazione del Presidente. Non una sola parola è stata spesa per il Trattato di Aquisgrana, con cui Francia e Germania manifestano soverchiamente la loro volontà egemonica di dare vita ad un'Europa a due velocità, escludendo ovviamente l'Italia. Sparita dai radar del Governo la questione delle sanzioni russe, che tanto penalizzano le imprese italiane ed è inutile - me lo consentano i colleghi della Lega Nord - l'intemerata di alcuni di loro che, alla ricerca di una sorta di ritrovata verginità perduta, in quest'Aula dicono: "Noi in Europa vogliamo porre fine alle sanzioni alla Russia e fermeremo l'allargamento alla Turchia" (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente). Ma lo sanno o non lo sanno che nella relazione programmatica di Governo si ribadiscono le sanzioni alla Russia e l'Italia chiede l'allargamento alla Turchia? Oggi, sparita dai radar la Russia, ecco che subentra la Cina, è scoppiata una nuova e incontenibile love story con la Cina e, quindi, oggi l'interesse nazionale per il Governo giallo-verde non parla più cinese, ma parla russo; ebbene, per noi di Fratelli d'Italia, l'interesse nazionale ieri, oggi e domani, parla solo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Nessun pregiudizio verso nessun interlocutore, ma - come diceva la collega Montaruli - tutela pragmatica dell'interesse nazionale, della sicurezza delle telecomunicazioni, della tutela delle nostre infrastrutture strategiche. Sul punto il Presidente del Consiglio ha sapientemente omesso come siamo arrivati sino a qui a sottoscrivere questo memorandum e, ancor più, ha dolosamente omesso quali garanzie porrà all'interno del memorandum per l'interesse nazionale nei rapporti con la Cina. Si è chiesto, il Presidente del Consiglio, e ha spiegato in quest'Aula il Presidente del Consiglio, perché il professore del Global policy Institute a Shanghai, nel Giugno del 2018, tornava tronfio da un viaggio in Cina e ci precisava che in relazione ad Alitalia – leggo, perché non ci credo – "l'ingresso di una compagnia cinese è una strada praticabile"? Ma, soprattutto, si è chiesto, il Presidente del Consiglio, se per caso il predetto professore coincida incredibilmente con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Geraci? Si è chiesto e ci ha spiegato, il Presidente del Consiglio, perché ad agosto, nel 2018, andavamo in Cina per vendere i titoli di Stato in previsione della fine del quantitative easing? Altro che - come dicono alcuni colleghi in questo emiciclo – "le chiavi dell'Italia debbono rimanere in mano agli italiani". Chi possiede il nostro debito pubblico, possiede il nostro presente e possiede il nostro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E ancora non abbiamo sentito una sola parola dal Presidente del Consiglio sul tema, spinoso, in relazione al memorandum della Cina, del Regolamento europeo per lo screening sugli investimenti esteri; eppure, è uno snodo importante per arrivare a questo memorandum. E il 9 novembre scorso un ex professore di università cinesi, che sempre coincide con il sottosegretario allo Sviluppo economico Geraci, andava in Europa, ribaltando la posizione dell'Italia e sostenendo che all'Italia non interessa più lo screening sugli investimenti esteri, cioè non interessa più verificare chi strategicamente investe in Italia sulle nostre infrastrutture strategiche, delle potenze extraeuropee. Altro che sovranismo economico. E ancora, per arrivare a questo accordo, ci ha detto il Presidente del Consiglio, se fosse stato ne-ces-sa-rio - ed uso il termine "necessario" a ragion veduta -, che il sottosegretario Geraci precisasse in ordine al tema della tecnologia Huawei nella costruzione del 5G, un tema che sta appassionando non Fratelli d'Italia, ma l'Occidente, l'Europa perché pone problemi di sicurezza dei nostri dati, di sicurezza nazionale, di spionaggio politico, di spionaggio industriale. È stato, forse, necessario che il sottosegretario allo Sviluppo Geraci dicesse – cito, perché non ci credo -: "Per noi, Huawei non è un problema". Ebbene, per Fratelli d'Italia, se non sono esclusi con categorica certezza e granitica certezza rischi di sicurezza nazionale e di spionaggio industriale, Huawei è un problema e lo dovrebbe essere per ogni sovranista di questa nazione. Il tema, dunque, non è non dialogare, ma è l'approccio con cui si dialoga; si può trattare con chiunque senza arrendersi, si può trattare con chiunque senza innamorarsi. C'è chi, come il Sottosegretario Geraci, vero dominus di tutta questa operazione, ritiene che la Cina sia - lo leggo perché di nuovo non ci credo – "un Paese pacifico, che prova a nutrire il suo popolo". Ebbene, per noi di Fratelli d'Italia, la Cina è un Paese economicamente aggressivo, preoccupantemente votato allo shopping industriale e alla concorrenza sleale. Sono due impostazioni diametralmente opposte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Da una parte, i sovranisti, che difendono la produzione nazionale e, dall'altra, i genuflessi. Si può interloquire, dunque, "sì", ma da sovranisti, senza rese, senza innamoramenti ideologici e, se fosse possibile – consentitemelo -, senza l'attuale opacità. Il Governo della trasparenza racconta di una svolta epocale per la produzione nazionale, per l'interesse nazionale e noi stiamo discutendo di un memorandum che non c'è ancora stato consegnato. E la svolta epocale - mi dispiace non vi sia il Presidente del Consiglio in Aula - è stata affrontata dallo stesso Presidente del Consiglio con una superficialità disarmante, senza profondità, senza cognizione di causa, quasi – e lo voglio ben sottolineare – come se avesse solo potuto furtivamente origliare ciò che altri hanno impacchettato nei loro viaggi in Cina. Ebbene, noi non votiamo ciò che altri impacchettano, ancor meno se l'impacchettano nei loro viaggi in Cina; noi votiamo ciò che garantisce l'interesse nazionale. Nel memorandum c'è il tema delle infrastrutture: è chiaro che non possono essere cedute o concesse in gestione esclusiva, come chiediamo noi di Fratelli d'Italia? Nel Memorandum c'è il tema delle telecomunicazioni; altro che non c'è, come è stato affermato in quest'Aula! E' chiaro come tutelare le nostre infrastrutture della telecomunicazione? È chiaro che deve essere esclusa la costruzione delle reti 5G da parte di Huawei sino a quando non vi siano granitiche certezze per la sicurezza nazionale? Nel Memorandum si parla di interscambi commerciali: è chiaro come tutelare le nostre merci dalla concorrenza sleale di chi ha altri parametri ambientali, altri salari, altri parametri in tema di sicurezza del lavoro? E, ancora, magari, già che abbiamo sottoscritto un Memorandum amichevole con la Cina, abbiamo posto il problema di strumenti giuridici ed economici, di scambi di informazioni, di valorizzazione di prassi commerciali e industriali volti al contrasto dell'evasione, della contraffazione e dell'illegalità diffusa delle aziende a gestione cinese con sede in Italia, che stanno disarticolando le nostre aziende (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente)? La sottoscrizione del Memorandum - la ringrazio e mi avvio alla conclusione - entrerà in conflitto sicuramente con il regolamento degli screening europei, ma noi vi chiediamo, con questa mozione, almeno di introdurre delle clausole di salvaguardia dell'interesse nazionale, perché così si sottoscrivono Memorandum a schiena dritta e con l'unica stella polare dell'interesse nazionale, della proprietà delle infrastrutture strategiche, della sicurezza delle infrastrutture della telecomunicazione, della tutela della nostra produzione nazionale. Alcuni indici che vi abbiamo indicato sopra, dei professori universitari imprestati alla politica, ci dicono che la schiena è più china che dritta, ma per noi si firma in piedi e a schiena dritta, con clausole di salvaguardia dell'interesse nazionale indicate da Fratelli d'Italia, oppure genuflessi e consegnati, non ad un amico, non ad un nemico, ma a un competitore internazionale, la Cina, che non ci regala nulla. Sarà la Nuova via della seta o il cavallo di Troia per la finale penetrazione industriale e commerciale in Italia e in Europa? Dipende da questo Governo, dipende dal fatto che si firmi con improvvisazione o con le clausole che Fratelli d'Italia ha posto a tutela della produzione nazionale, della sicurezza nazionale, della proprietà delle infrastrutture strategiche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). 

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PRESIDENTE. Avverto che verranno poste in votazione dapprima le risoluzioni riferite alle Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019 e successivamente le risoluzioni riferite al Documento d'Intesa tra Italia e Cina. Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 6-00063, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lollobrigida ed altri n. 6-00064, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione. La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

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TommasoFoti
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