Camera

Ponti sul Po; nominare commissari dedicati per mettere mano ad una situazione non altrimenti rimandabile

Data: 04/06/2021
Numero: 7-00672 / Risoluzione in Commissione
Soggetto: Commissione VIII - Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici
Data Risposta: -

La VIII Commissione, 

premesso che: 

la vetustà e lo stato di ammaloramento di ponti e viadotti al di sotto dei quali corrono le acque del fiume Po sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, così come pure è noto che l'impossibilità di stanziare adeguate risorse economiche per la ricostruzione degli stessi, con le migliori metodologie di cui la tecnica di avvale, ha portato – in diverse occasioni – all'impiego di risorse per opere di manutenzione straordinaria destinate a provvisoriamente far fronte alte situazioni verificatesi, ma mai in maniera risolutiva; 

l'articolo 1, comma 891, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, così recita: « Per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel bacino del Po, è istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo da ripartire, con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023. »; 

il secondo capoverso del predetto comma, dispone che « Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è disposta l'assegnazione delle risorse a favore delle città metropolitane e delle province territorialmente competenti e dell'ANAS Spa, in relazione alla rispettiva competenza quali soggetti attuatori, sulla base di un piano che classifichi i progetti presentati secondo criteri di priorità legati al miglioramento della sicurezza, al traffico interessato e alla popolazione servita. I soggetti attuatori certificano l'avvenuta realizzazione degli investimenti di cui al presente comma entro l'anno successivo a quello di utilizzazione dei fondi, mediante presentazione di apposito rendiconto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla base delle risultanze del monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. »; 

in ragione di quanto disposto dalla citata norma, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato il 3 gennaio 2020 il decreto recante « Messa in sicurezza dei ponti esistenti e realizzazione dei nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel Bacino del Po », pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 12 marzo 2020; 

inoltre, successivamente all'entrata in vigore della su richiamata norma, è stato approvato l'articolo 49 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito nella legge 13 ottobre 2020, n. 126, che ha stanziato risorse destinate ai ponti e ai viadotti di provincie e città metropolitane. In particolare, la norma che qui interessa, ha istituito, nello stato di previsione del Ministero infrastrutture e dei trasporti un fondo da ripartire, con una dotazione di 200 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023; 

detta norma dispone altresì che « Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 31 gennaio 2021, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono disposti il riparto e l'assegnazione delle risorse a favore delle città metropolitane e delle province territorialmente competenti, sulla base di criteri analoghi a quelli indicati all'articolo 1, comma 1077, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, con particolare riferimento al livello di rischio valutato »; 

è in fase di registrazione alla Corte dei conti un altro decreto che ripartisce 1,15 miliardi di euro per fare fronte ai piani triennali delle provincie e delle città metropolitane per il monitoraggio e la manutenzione di ponti e viadotti stradali e per la sostituzione di quelli considerati ad alto rischio sotto il profilo dei « problemi strutturali d'insicurezza »; 

sono trascorsi 10 anni da quando venne approvato, comprensivo di favorevole valutazione di impatto ambientale, il progetto per la realizzazione del Terzo Ponte sul Po, raccordo autostradale di collegamento tra la sponda cremonese e la sponda piacentina che doveva collegare, all'altezza di Cavatigozzi, la strada statale 234 codognese, il peduncolo e la ex strada statale 10, la ex strada statale 588 cispadana. Detto raccordo doveva essere realizzato entro il 2014, con un costo pari a 216 milioni di euro di cui si doveva fare carico Centropadane Spa, in allora concessionaria dell'A21 Piacenza-Cremona-Brescia, cui è subentrata il 1° marzo 2018 Autovia Padana Spa. Per detto ultimo concessionario, nella convenzione di concessione sottoscritta il 31 maggio 2017 ed approvata con decreto ministeriale n. 453 del 5 ottobre 2017, risulta fissato il termine dell'anno 2022 entro cui reperire le risorse finanziarie per realizzare l'infrastruttura, decorso il quale detta opera – definita in convenzione come « non obbligatoria » per Autovia Padana – verrà definitivamente stralciata, estinguendosi qualsiasi obbligo di realizzazione da parte del concessionario. Le provincie di Piacenza e Cremona sono attualmente collegate da un ponte di ferro costruito nel 1892 dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano. L'infrastruttura venne bombardata e la sezione sul Po fu distrutta in seguito a varie incursioni aeree che si succedettero nella Seconda guerra mondiale. Al di là della ricostruzione delle parti abbattute e del ripristino di quelle danneggiate, l'infrastruttura in questione – successivamente sottoposta a diverse e onerose attività di manutenzione straordinaria – è quella di fine '800 e denuncia evidenti limiti di stabilità, atteso che giornalmente è attraversata da circa 20.000 tra auto e altri mezzi di trasporto; 

non appare diverso il caso di ponte San Michele, caratterizzato da una soluzione progettuale ad arco e realizzato in ferro tra il 1887 e il 1889, riconosciuto come uno dei capolavori dell'archeologia industriale italiana, che collega Paderno d'Adda e Calusco d'Adda. Fin dagli anni '90 il predetto ponte si presentava strutturalmente obsoleto ed inadeguato a sopportare il traffico che vi transitava, tant'è che venne ipotizzata la sua chiusura alla circolazione (fermo restando il suo mantenimento quale opera d'arte) e la realizzazione di una nuova infrastruttura, per altro mai attuata. Chiuso – da ultimo – da settembre 2018 a novembre 2019 al traffico dei veicoli a motore per lavori di ristrutturazione, il ponte non potrà essere utilizzato che ancora per circa 10 anni, la qual cosa impone di prevedere per tempo la progettazione e la conseguente realizzazione di un nuovo ponte; di pochi anni più giovane è il Ponte della Becca, realizzato in acciaio e costruito tra il 1910 e il 1912, anch'esso danneggiato in conseguenza degli eventi bellici nel corso della Seconda guerra mondiale, periodicamente sottoposto ad attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, con inevitabili negative conseguenze per la circolazione nell'area in cui è ubicato. Anche in questo caso risulta prevista la realizzazione di una nuova infrastruttura e la regione Lombardia ha predisposto uno studio di fattibilità dalla stessa finanziato; anche il ponte sul Po che collega Casalmaggiore a Colorno, la cui costruzione risale al 1958, anche in ragione del carico di traffico quantificabile in 25.000 mezzi giornalieri, è soggetto a sistematici interventi di manutenzione straordinaria. Basterebbe dire che dal 7 settembre 2017 al 5 giugno 2019 il ponte è stato chiuso totalmente al traffico perché inagibile e, quindi, sottoposto a lavori di consolidamento. In ogni caso la « vita » massima dell'infrastruttura risulta stabilita in 10 anni da quest'ultima data. Un tempo affatto significativo solo che si pensi a quello necessario per la progettazione (l'incarico risulta conferito dalla provincia di Parma nell'aprile 2021) e i 5 anni stimati per la realizzazione del nuovo ponte, 

impegna il Governo: 

ad adottare iniziative volte specificatamente a destinare le necessarie risorse economiche – anche eventualmente quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), compatibilmente alle tempistiche da esso fissate per la conclusione dei lavori – per la realizzazione di nuovi ponti, alcuni dei quali costruiti più di 100 anni fa che, come quelli in premessa indicati, presentano problematiche strutturali tali da non potere essere risolte con l'attivazione di lavori di straordinaria manutenzione e/o consolidamento, nonché per quanto riguarda il collegamento tra le province di Cremona e Piacenza, e la costruzione del ponte sul fiume Po, al fine di valutare, in alternativa alla realizzazione dello stesso, la costruzione di differenti infrastrutture destinate ad assolvere identica finalità;

a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza per gli interventi di cui in premessa, al fine di accelerarne la progettazione e realizzazione, di procedere alla nomina di uno o più commissari, previa intesa con le regioni interessate, e ciò in relazione a quanto consentito dalla normativa vigente, segnatamente dall'articolo 4, commi 2, 3, 3-bis, 5, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, e successive modifiche e integrazioni. 

Risoluzione sottoscritta dai parlamentari: Foti, Butti, Rachele Silvestri. 

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl