Camera

Classificazione di area industriale di una frazione di territorio del comune di Cadelbosco di Sopra

Data: 20/02/2009
Numero: 5-01039
Soggetto: Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia.
Data Risposta: 15/09/2009

Per sapere - premesso che:


risulta che nel Comune di Cadelbosco di Sopra, in Provincia di Reggio Emilia, sia stata prevista la classificazione di una vasta area, decentrata completamente rispetto al territorio comunale, nelle vicinanze del Torrente Crostolo, come industriale;


nello schema di PSC predisposto dalla Amministrazione Comunale di Cadelbosco di Sopra non risulterebbero classificate altre aree industriali o commerciali;


la sopra citata area (la maggior parte della quale sarebbe oggi di proprietà della cooperativa Coopsette), precedentemente classificata come agricola, proprio per la sua collocazione, potrebbe essere soggetta ad inondazione, sicché appare opportuno verificare se risulti soggetta ai vincoli previsti dalla cosiddetta legge Galasso -:


se l'area di cui si tratta sia soggetta ad inondazioni sulla base del piano di assetto idrogeologico, se l'autorità di bacino sia stata consultata o informata di tale modifica di destinazione urbanistica e se, in tal caso, abbia rilevato dei rischi.
(5-01039)

Il sottosegretario Roberto MENIArisponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati di seguito.

In merito a quanto indicato nell'interrogazione n. 5-01039 presentata dall'onorevole Foti e riguardante la classificazione di nuove aree industriali presso il Comune di Cadelbosco di Sopra, in provincia di Reggio Emilia, è utile premettere che da verifiche effettuate sulla cartografia del Piano di assetto idrogeologico redatto dall'Autorità di Bacino del Fiume Po, sentita sull'argomento anche la stessa autorità, è emerso che tale area risulta situata in posizione esterna al sistema di arginature maestre del torrente Crostolo e, quindi, esterna alle cosiddette fasce «A» e «B», rispettivamente fascia di deflusso della piena e fascia di esondazione, individuate dal Piano di assetto idrogeologico.
Si tratta, pertanto, di un'area ubicata all'interno della cosiddetta fascia «C», area di esondazione per piena catastrofica, dove, peraltro, nel caso in specie ricade anche gran parte dell'abitato comunale, per le quali le «Norme di attuazione» del Piano di assetto idrogeologico prescrivono, tra l'altro, che: «Compete agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, regolamentare le attività consentite, i limiti e i divieti per territori ricadenti in fascia C».
Ciò detto, sulla scorta di quanto comunicato dal Comune di Cadelbosco di Sopra e dagli altri enti locali interessati, si fa presente che l'area oggetto dell'interrogazione ricade nel settore sudoccidentale del Comune e, più precisamente, è collocata in fregio all'argine destro del torrente Crostolo.
I terreni investiti dalla nuova direttrice di espansione produttiva prevista nel Piano Strutturale Comunale, adottato con D.C.C. n. 58 del 24 novembre 2008, in quanto confinanti con l'argine destro del Torrente Crostolo, corso d'acqua pubblico, rientrano in parte nelle fasce laterali ai corsi d'acqua pubblici nelle quali, in base alla legge Galasso, al Piano territoriale paesistico regionale, al Piano territoriale di coordinamento provinciale vigente e al Piano per l'assetto idrogeologico, i processi di nuova urbanizzazione devono ottenere l'autorizzazione paesaggistica di cui al decreto legislativo 42/2004 e s.m.i.
Per altro verso, l'ambito, in base agli studi svolti per la formazione del Piano Strutturale Comunale, non risulta interessato da particolari rischi di esondabilità e le trasformazioni previste nella nuova strumentazione urbanistica comunale, sottoposte a specifici studi di fattibilità idraulica, geologico-sismica ed ambientale, risultano, a determinate condizioni, sostenibili, anche perché, sia nel Piano territoriale paesistico regionale, vigente dal 1993, sia nei Piano territoriale di coordinamento provinciale, vigente dal 1999, sia, infine, nel Piano per l'assetto idrogeologico, le aree coinvolte dall'ambito produttivo di Piano Strutturale Comunale «AP5 - ambito per aree produttive ecologicamente attrezzate di rilievo sovracomunale», non risultano interessate dai vincoli alle trasformazioni proprie delle «Zone di tutela di laghi, bacini e corsi d'acqua», di cui all'articolo 33 della legge regionale n. 47 del 1978 modificata ed integrata.
Nella formazione del Piano strutturale comunale, sono state osservate le procedure ed i contenuti tecnici richiesti dalla legge urbanistica della Regione Emilia Romagna n. 20 del 2000 e nel percorso formativo di questi, le Giunte comunali che si sono succedute dagli inizi degli anni 2000, fase di avvio del processo di piano, hanno svolto incontri con i soggetti preposti al governo del territorio. Fra questi i comuni confinanti, la Provincia di Reggio Emilia, il Consorzio della Bonifica Parmigiana Moglia-Secchia competente per territorio, gli Enti gestori dei servizi a rete, tra cui ENIA Spa alla quale è demandata la gestione del reticolo di fognatura, la erogazione del servizio di acqua potabile e la raccolta dei rifiuti.
Nella formazione del quadro conoscitivo propedeutico alla stesura del documento preliminare, con allegato Schema di assetto di piano strutturale comunale, si sono svolte tutte le indagini di natura urbanistica ed ambientale e di natura socioeconomica che la legge richiede e si sono prodotti degli specifici approfondimenti proprio in relazione: al sistema delle acque superficiali e alle criticità presenti nello stato di fatto; alla caratterizzazione geologico-sismica del territorio da pianificare; alla individuazione delle emergenze naturalistiche, paesaggistiche-ambientali e storico-culturali presenti; ai vincoli sovraordinati, derivanti dalle vigenti leggi in materia, dal PAI, dal Piano territoriale paesistico regionale e dal Piano territoriale di coordinamento provinciale.
Con quest'ultimo strumento, il percorso di formazione del Piano strutturale comunale si è svolto negli ultimi anni in parallelo, essendo coinciso con la redazione della Variante generale al Piano territoriale di coordinamento provinciale della provincia di Reggio Emilia, adottata il 6 novembre 2008, cioè pochi giorni prima dell'adozione del Piano strutturale comunale di Cadelbosco di Sopra.
I verbali delle Conferenze di pianificazione, cui sono stati invitati tutti i soggetti previsti dalla legge urbanistica regionale, tra i quali anche l'Autorità di Bacino del fiume Po e l'Agenzia interregionale del Fiume Po - AIPO, e alle quali hanno partecipato, tra gli altri, la Provincia di Reggio Emilia; la Bonifica competente; i rappresentanti di ARPA; AUSL; ENIA Spa; Istituto per i beni culturali della Regione Emilia Romagna, testimoniano come il Quadro conoscitivo, il Documento preliminare e lo Schema di piano strutturale comunale siano stati condivisi, al punto che il Documento conclusivo e l'accordo di pianificazione conseguente hanno consentito all'Amministrazione Comunale, che ha recepito i contributi emersi nelle sedute della Conferenza di Pianificazione, di andare all'adozione di un Piano strutturale comunale sostanzialmente adeguato anche alla Variante al piano territoriale di coordinamento provinciale della Provincia di Reggio Emilia, adottato il 6 novembre 2008.
In relazione alla specifica area produttiva oggetto di interrogazione, Ambito «AP5» del piano strutturale Comunale nel frattempo adottato, va evidenziato che:
a) le aree investite dall'ambito produttivo sono state studiate preventivamente, come tutto il restante territorio comunale, dal punto di vista paesaggistico e della criticità idraulica;
b) le stesse aree sono state oggetto di specifico studio geologico-ambientale e sismico;
In particolare, i competenti Uffici del Consorzio della Bonifica Parmigiana Moglia-Secchia, proprio in relazione alla opportunità di risolvere al meglio le criticità idrauliche che il territorio comunale presenta, criticità che sono state opportunamente evidenziate nella specifica carta tematica dal titolo «Sintesi delle criticità idrauliche» TAV. AS1 redatta dallo «Studio Associato di ingegneria Gasparini» di Reggio Emilia, hanno predisposto lo «Studio idrologico e idraulico del reticolo artificiale di scolo consorziale» che coinvolge le aree oggetto di interrogazione. Dette aree, che sono parte di un più vasto ambito agricolo posto tra la strada di grande comunicazione SP 358R (ex strada statale 358 recentemente razionalizzata) e l'argine destro del torrente Crostolo, risultano utilizzate per colture agricole a rotazione, sono prive di vegetazione arborea di pregio, risultano interessate dal canale di Sesso, dalla Fossa Quartara e dal Cavo Barisello, che presentano delle criticità localizzate derivanti prevalentemente dagli eccessivi carichi idraulici che dal Comune di Reggio Emilia gravano sul Cavo Barisello, ma non risulta siano state interessate da allagamenti.
Allo scopo principalmente di migliorare la tenuta del sistema idraulico artificiale che caratterizza il settore sud del territorio comunale e di sgravare da rischi di esondabilità il centro abitato del Capoluogo e le aree a Nord dello stesso, l'individuazione dell'ambito produttivo APS, che praticamente confina con la zona produttiva consolidata del settore sud-est del centro abitato, è stata operata anche per la opportunità di localizzazione, sulle aree a verde pubblico di cessione del comparto, di una cassa di laminazione delle piene del Cavo Barisello e del Canale di Sesso provenienti dalla zona nord-est della città di Reggio Emilia.
Per quanto concerne gli aspetti più propriamente attinenti la scelta di pianificazione urbanistica, va evidenziato che la Coopsette, storicamente insediata nei territori reggiani di Castelnovo di Sotto, Cadelbosco di Sopra, Campegine, fin dalla fase di avvio della formazione del Piano strutturale comunale ha fatto presente all'Amministrazione comunale la necessità di ampliare e/o delocalizzare lo stabilimento per la produzione di traversine ferroviarie in cemento ubicato all'incrocio tra la ex strada statale 63 e la strada est-ovest per Bagnolo in Piano, proprio di fronte alla scuola dell'infanzia e al centro della frazione di Zurco.
Detta richiesta combinata con la parallela necessità, emersa in sede di formazione del Quadro conoscitivo, di procedere alla riqualificazione dei centri urbani tramite l'individuazione di nuove aree produttive destinate prioritariamente alla delocalizzazione di quelle ubicate nei tessuti urbani consolidati a prevalente destinazione residenziale e in territorio agricolo, hanno portato la Giunta comunale in carica agli inizi del 2000 alla decisione di prevedere, tra gli obiettivi strategici del Piano strutturale comunale allora in formazione, la localizzazione di un unico nuovo comparto produttivo di espansione e di prevedere invece per l'ambito produttivo in località Madonnina e per il settore produttivo posto a sud-est del capoluogo unicamente interventi di limitato ampliamento degli stabilimenti esistenti.
Per l'ubicazione del nuovo comparto produttivo si sono valutati dal punto di vista tecnico e della fattibilità diverse opzioni, quali:
1) l'ampliamento verso ovest delle aree produttive di Zurco dove sono insediate l'attuale stabilimento produttivo Coopsette ed una industria ceramica, servite dalla ex strada statale 63 che attraversa da Sud a Nord i principali centri abitati del Comune;
2) l'ampliamento verso nord-ovest del comparto produttivo della Madonnina, sempre gravante sulla ex strada statale 63, collocato a metà tra le frazioni di Zurco e Cadelbosco Sotto e posto a ridosso del Cavo Barisello ed il torrente Crostolo;
3) l'ampliamento del polo produttivo esistente a sud-ovest di Villa Argine lungo la provinciale per Bagnolo in Piano del tutto inadeguata a sopportare traffico pesante e per di più interessato dalla presenza di un'attività a rischio di incidente rilevante;
4) l'individuazione di un nuovo comparto nel settore nord del territorio comunale lungo la ex strada statale 63 di fronte all'area produttiva consolidata del PP4 derivata dalla trasformazione di allevamento intensivo dismesso posto a ridosso dell'Argine del Crostolo e per circa la metà ricadente in Zone di tutela ordinaria di laghi, bacini e corsi d'acqua del Piano territoriale paesistico regionale e del Piano territoriale di coordinamento provinciale;
5) l'individuazione di un nuovo comparto produttivo sulle aree agricole del settore sudoccidentale del Capoluogo già servite da adeguata viabilità di scorrimento esistente ed in corso di razionalizzazione (variante alla ex strada statale 358 Castelnovo di Sotto-Reggio nell'Emilia e Autostrada del Sole A1: Variante della Lora per Campegine-Gattatico e Casello Autostradale di Campegine - Terre di Canossa) non interessate da vincoli sovraordinati e da condizioni fisico-ambientali che ne precludessero a priori la fattibilità.
Tutte le suddette opzioni localizzative sono state prospettate e discusse con il competente Assessorato alla pianificazione urbanistica della Provincia di Reggio nell'Emilia, che stava avviando il percorso di formazione della Variante generale al proprio Piano territoriale di coordinamento provinciale, con la competente Bonifica e con ENIA e successivamente la scelta effettuata nello Schema preliminare di Piano strutturale comunale (ubicazione di un nuovo comparto produttivo nel settore sud-ovest del territorio comunale) è stata portata nelle vie brevi alla verifica delle amministrazioni comunali confinanti, con particolare riferimento alla Giunta comunale di Castelnovo di Sotto, dal momento che tra le condizioni poste dalla Provincia per l'individuazione del nuovo comparto produttivo c'era quella di concertare con il Comune di Castelnovo di Sotto l'impegno politico-programmatico a non prevedere sul proprio territorio nel quale è localizzata la sede centrale amministrativa di Coopsette, ulteriori aree produttive per la delocalizzazione delle attività insediate a Cadelbosco.
Le scelte localizzative di massima per gli interventi produttivi operate dalla Giunta Comunale in carica nel periodo 2000/2005, dopo le opportune verifiche tecniche e gli studi di sostenibilità ambientale richiesti dalla legge regionale n. 20 del 2000, sono state confermate dalla Giunta in carica che ha adottato il Piano strutturale comunale nel novembre 2008 con un percorso partecipato e trasparente nel pieno rispetto tanto delle procedure di legge quanto delle strategie, degli obiettivi e delle prescrizioni cogenti della pianificazione sovraordinata, tra cui in particolare la Variante generale al piano territoriale di coordinamento provinciale, adottata il 6 novembre 2008 ed ora in fase di controdeduzioni alle osservazioni, come il Piano strutturale comunale di Cadelbosco di Sopra.
Per quanto riguarda le aree produttive nel Piano strutturale comunale, sono confermate: il comparto produttivo a sud del capoluogo attraversato dalla provinciale n. 63, il comparto in località Madonnina e quello in località Villa Argine, già previste nel previgente Piano regolatore generale.
Inoltre, la nuova pianificazione prevede l'inserimento di ulteriori tre aree produttive di «integrazione dell'esistente di rilievo comunale» per mq. 133.700 di superficie territoriale, una delle quali è prevista in località Madonnina (ambito AP4a) e le altre nel capoluogo (ambiti AP4b e AP4c). A tale proposito è bene sottolineare che le norme di attuazione del Piano strutturale comunale e le relative schede di normativa di ambito disciplinano le attività e le modalità d'intervento nelle suddette aree, favorendone l'integrazione con il contesto produttivo esistente.
Ad ogni buon fine, si sottolinea che il piano urbanistico di cui trattasi, in quanto solo adottato, è soggetto alla valutazione ambientale da parte della Giunta provinciale, autorità competente ai sensi del decreto legislativo n. 4 del 2008.

Tommaso FOTI (PdL) ringrazia il rappresentante del Governo per la dettagliata risposta, dalla quale emerge, a suo avviso, chiaramente, che la vicenda oggetto dell'interrogazione in titolo può ben essere qualificata come un «affare di famiglia».

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