Numero: 4-01123
Soggetto: Al Ministro delle comunicazioni.
Data Risposta: 17/01/2007
Per sapere - premesso che:
le compagnie di telefonia mobile attive sul mercato, pretendono, per qualsiasi taglio di ricarica effettuato sui cellulari con scheda ricaricabile, un costo fisso pari a 5 euro -:
se non ritenga doveroso attivarsi presso le predette compagnie telefoniche al fine di valutare la possibilità di una diminuzione generalizzata (e comunque proporzionata al costo della scheda) di questo vero e proprio balzello, il cui onere risulta assolutamente eccessivo, esorbitante ed ingiustificato;
nel caso che fondate ragioni (ad oggi, ai più ignote) giustificassero l'entità del costo fisso di cui sopra, se non ritenga doveroso invitare le compagnie telefoniche a chiarire agli utenti-consumatori i motivi che ne rendono indispensabile l'applicazione.
(4-01123)
Il sottosegretario Luigi VIMERCATI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.
In relazione all'atto parlamentare in esame si ritiene anzitutto opportuno premettere che la materia dei costi nel servizio di telefonia mobile prepagata rientra nelle competenze dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) che ha condotto, congiuntamente con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, un'indagine conoscitiva, conclusasi il 15 novembre 2006, a seguito di specifica richiesta di chiarimento da parte della Commissione europea.
Tale contributo è stato inserito per il servizio prepagato, nato in alternativa al servizio in abbonamento che è gravato dalla tassa di concessione governativa e mentre i prezzi al minuto del servizio sono stati progressivamente ridotti, il costo di ricarica per i diversi tagli è rimasto inalterato per tutti gli operatori.
I risultati dell'indagine hanno evidenziato come l'attuale configurazione del contributo di ricarica da parte dei gestori nazionali, produca effetti distorsivi sul libero funzionamento del mercato ed effetti negativi nei confronti della clientela, mettendo altresi in luce che lo stesso contributo non ha una diretta e trasparente relazione con i costi sostenuti dagli operatori per la gestione del servizio di ricarica, ma rappresenta una delle componenti del prezzo inserita dai gestori nell'ambito delle proprie strategie commerciali.
Stando alle considerazioni delle citate Autorità, pertanto, nel contesto della grande complessità tariffaria esistente, il contributo di ricarica ha accresciuto l'eterogeneità delle voci di prezzo rendendo meno percepibile la reale consistenza del prezzo effettivo finale del servizio e meno consapevoli le scelte dei consumatori.
In particolare, il contributo in argomento appare generare, da un lato, confusione circa il prezzo minutario corrisposto dagli utenti per la fruizione dei servizi di telecomunicazione mobile e, determinare, dall'altro, un diverso trattamento economico con effetti regressivi sulle fasce più deboli, ciò in quanto l'effetto prodotto è quello di elevare il prezzo al minuto di una percentuale costante di tal che a parità di prezzo al minuto, l'acquisto di ricariche di piccolo taglio comporta un incremento del prezzo finale anche sensibilmente superiore a quello applicato per le ricariche di importo maggiore.
Per le due predette Autorità la revisione anche totale, del contributo fisso renderebbe più trasparenti le offerte dei diversi gestori e ne aumenterebbe la comparabilità.
Nell'indagine conoscitiva inviata alla Commissione europea è stato sottolineato come il costo di ricarica del credito di telefonia mobile rappresenti una anomalia italiana, non essendo applicato negli altri Paesi europei evidenziando come tale contributo costituisca circa il 15 per cento degli introiti complessivi delle SIM prepagate, atteso che il Italia oltre il 90 per cento degli utenti si avvale del servizio ricaricabile, rispetto ad una media europea intorno al 50 per cento.
Alla luce delle esposte considerazioni, è possibile concludere che l'attuale configurazione delle tariffe telefoniche con ricarica del credito, anche in relazione alla mancanza di una sufficiente informazione pubblicitaria, non mette in grado gli utenti di ottenere, per ciascuna operazione di ricarica effettuata, un'informazione completa e veritiera e dunque, in tal senso, pienamente trasparente.
Tutto ciò premesso il Governo non mancherà di seguire gli sviluppi della vicenda confidando in una soluzione, a breve, soddisfacente per l'utenza adoperandosi, in particolare, affinché sia raggiunta la massima trasparenza sotto il profilo tariffario.
Tommaso FOTI (AN), premesso che il costo per le ricariche dei cellulari costituisce un'anomalia tutta italiana che, anche soltanto sul piano tecnico, appare ingiustificabile, nella misura in cui a fronte di ricariche di diverso importo consegue l'addebitamento di un identica somma di denaro a titolo di contributo, non può ritenersi soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo, atteso che la maggior parte delle premesse ivi contenute erano già a sua conoscenza al momento della presentazione dell'interrogazione. Quanto poi all'impegno a seguire gli sviluppi della vicenda e ad adoperarsi affinché sia raggiunta la massima trasparenza sotto il profilo tariffario, ritiene che esso abbia una portata molto minore di quanto preannunciato dal Ministro per le attività produttive in occasione di una trasmissione televisiva, circa la sollecita adozione di iniziative governative volte ad eliminare il contributo di ricarica. Invita pertanto il Governo a procedere, per lo meno, alla convocazione delle compagnie telefoniche, che dovrebbero impegnarsi a migliorare l'informazione fornita ai consumatori sulle tariffe effettivamente applicate. Inoltre se, come pare, la stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, non dispone in materia di poteri cogenti nei confronti di tali imprese, ritiene necessaria l'adozione di provvedimenti di natura legislativa.
