Numero: 3-00704 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DELLA DIFESA
Data Risposta: 17/04/2019
Per sapere – premesso che:
continua il conflitto in Libia, dove le forze del generale Haftar stanno attaccando da giorni la città di Tripoli, capitale dello Stato e sede del Governo di unità nazionale, guidato da al Serraj e appoggiato dalle nazioni occidentali;
nella sola città di Tripoli ci sarebbero già diciottomila sfollati e, complessivamente, come riportano notizie giornalistiche, ci sarebbero circa ottocentomila persone pronte a lasciare la Libia;
ieri, nel corso di un programma radiofonico il Ministro interrogato in merito al conflitto ha dichiarato « dobbiamo portare l'Europa dalla nostra parte, non è possibile farlo andando a parlare con quei partiti, movimenti e Paesi in Europa che impediscono di raggiungere gli obiettivi dell'Italia. Dobbiamo insistere per una soluzione europea » e che in caso di un attacco alla Libia « le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia »;
l'avanzata unilaterale di Haftar sta dimostrando ad avviso degli interroganti non solo l'ambiguità della politica seguita da alcune nazioni europee sin qui, ma anche il fallimento strategico e tattico dell'Italia sulla partita libica;
nel corso del medesimo programma, con riferimento alla possibile ondata di migranti in fuga dalla Libia che rischia di riversarsi sull'Italia, il Ministro interrogato ha affermato che « in questa fase il pericolo che possano aumentare gli sbarchi è assoluto, è vero » e che « in caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati si accolgono »;
tali affermazioni sembrano sconfessare la linea di chiusura dei porti seguita sin qui dal Governo e, in particolare, dal Ministro Salvini –:
quali iniziative il Governo intenda assumere rispetto alla crisi libica, anche tenendo conto dei migranti che giungeranno in Italia nei prossimi mesi.
Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.
DIBATTITO IN ASSEMBLEA
PRESIDENTE. Il deputato Fidanza ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-00704 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
CARLO FIDANZA (FDI). Grazie, Presidente. Signora Ministro, di fronte alla crisi libica è di tutta evidenza ed è emerso anche in quest'Aula, pochi minuti fa, che c'è una divaricazione totale all'interno del Governo. Non si capisce quale sia la linea del Governo: il Ministro Salvini poco fa ha ribadito la linea dei porti chiusi, cioè la direttiva che ieri è stata emanata e che tanto ha fatto arrabbiare un'altra parte del Governo che lei peraltro rappresenta in termini di appartenenza politica. Inoltre lei ha dichiarato in una intervista di queste ore che, nel caso di un aggravamento della crisi libica, ci troveremmo di fronte non a migranti ma a rifugiati e in tal caso i rifugiati devono essere accolti. Ecco allora ci pare di vedere che in realtà si vada verso una trasformazione delle Forze armate in una sorta di ONG. Non si può pensare che tutti quelli che fuggono dalla Libia siano automaticamente profughi perché abbiamo tanti immigrati…
PRESIDENTE. Concluda.
CARLO FIDANZA (FDI). …che non sono libici - e concludo, Presidente - che scappano dalla guerra ma migranti economici che scappano da altri Paesi. Allora, qual è realmente la linea del vostro Governo, se riuscite ad averne una? PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha facoltà di rispondere.
ELISABETTA TRENTA, Ministro della Difesa. La comprensibile attenzione che il tema della Libia riscuote nella seduta odierna e non solo mi porta giocoforza a riprendere nella mia risposta buona parte di quanto ho poc'anzi dichiarato. Cercherò, in ogni caso, di evitare ogni possibile ripetizione. Nel presupposto che non esista una soluzione militare alla situazione interna libica, il Governo italiano resta seriamente impegnato, sia sul piano politico sia su quello diplomatico, per una pronta e duratura soluzione del conflitto in atto e per il conseguente riavvio del dialogo politico libico. Pertanto, la definitiva pacificazione e stabilizzazione della Libia può essere raggiunta solo grazie a soluzioni politiche concordate dai principali attori libici. Non di meno, è necessario uno sforzo europeo per scongiurare una crisi umanitaria devastante per le popolazioni libiche e per le probabili conseguenze sul nostro Paese. Come ho avuto modo di affermare, il pericolo che possano aumentare gli sbarchi è reale ed esige una soluzione di ampio respiro regionale ed europeo. Ciò chiarito, il Governo è fortemente impegnato a porre in essere le necessarie misure atte a una soluzione pacifica della crisi, sia attraverso una costante azione diplomatica a 360 gradi sia supportando le forze di sicurezza del Governo libico riconosciuto dalla comunità, ciò grazie all'operato del nostro personale militare impiegato a Misurata e a Tripoli e al dispositivo di sorveglianza e sicurezza nazionale dell'operazione "Mare sicuro", il cui contributo è volto a prevenire ogni possibile ulteriore aggravarsi della situazione nell'area del Mediterraneo centrale. Concludo, onorevoli deputati, affermando che qualsiasi iniziativa militare non rappresenta la giusta soluzione alla crisi in atto e, pertanto, confermo il nostro concreto e convinto sostegno al popolo libico per una transizione verso un Paese stabilizzato anche grazie all'impegno proficuo dell'intera Europa. PRESIDENTE. Il deputato Carlo Fidanza ha facoltà di replicare.
CARLO FIDANZA (FDI). Grazie, Presidente. Naturalmente noi non possiamo ritenerci soddisfatti di questa risposta, signora Ministro, perché certamente voi avete ereditato una scelta sbagliata, quella dei Governi del PD, di schierarsi in maniera acritica con il Governo di Al-Serraj sbilanciando completamente il quadro della nostra presenza in Libia ma non avete cambiato la situazione e, anzi, mentre si faceva la Conferenza di Palermo e si annunciava la cabina di regia con Trump alla fine la Francia portava a compimento il suo piano di espansionismo in Libia e il risultato è che la Total è in Libia e l'ENI e l'Italia di fatto non ci sono più e il piano del presidente Macron si è di fatto realizzato. Il fatto di escludere del tutto, come ha più volte detto anche oggi, un'operazione internazionale con guida europea di peacekeeping sul territorio libico ci preoccupa, perché di fatto si concretizza uno scenario molto chiaro: non esiste una linea concreta, ci si affida sostanzialmente alla provvidenza, non esiste un fattore dissuasivo e non esiste un'iniziativa politico-diplomatica che possa ripristinare una presenza italiana su un territorio a noi vicino, che può rappresentare per noi un fattore di rischio di assoluta evidenza anche connesso - e concludo - alla possibile infiltrazione di elementi legati al terrorismo e al fondamentalismo islamico, su cui siamo stati anche allertati e che hanno, ancora una volta in queste ore, dimostrato la loro pericolosità sul territorio italiano e di cui sicuramente non sentiamo il bisogno in nuovi eventuali flussi che potrebbero arrivare nel nostro Paese.
