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'Progetto valle del fiume Po', arenato dal 2008; il Ministro dell'Ambiente si impegni a riprendere questo progetto strategico

Data: 18/02/2019
Numero: 5-01507 / Interrogazione a risposta in commissione
Soggetto: MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Data Risposta: 27/05/2020

Per sapere – premesso che: 

quello del Po e il bacino idrografico più grande di Italia: 70.000 metri quadrati, con un'area di pianura di 46.000 chilometri quadrati; vi abitano più di 16.000.000 di persone, delle quali più di 3 milioni addette all'industria e una cifra leggermente inferiore addette al terziario. Nel corso dei mesi invernali si registra, nel detto bacino, una scarsa qualità dell'aria, in ragione della concentrazione di numerosi agenti inquinanti; 

il 29 maggio 2005 l'Autorità di bacino del Po sottoscriveva con le province rivierasche della Consulta delle province del Po (Cuneo, Torino, Alessandria, Vercelli Lodi, Pavia, Cremona, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Rovigo) un protocollo d'intesa per la tutela e la valorizzazione del territorio e la promozione della sicurezza delle popolazioni della valle del Po; 

la delibera del Cipe n. 166 del 21 dicembre 2007 disponeva l'accantonamento di 180 milioni di euro, nell'ambito del fondo per le aree sottoutilizzate nazionale, per le regioni del Centro-nord, destinata al finanziamento del « Progetto valle del fiume Po », attribuiti alla responsabilità dell'Autorità di bacino; 

con deliberazione n. 62 del 2 aprile 2008 il Cipe approvava – con prescrizioni – il documento di inquadramento strategico e il documento di progetto del piano strategico valle del fiume Po; 

il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (convertito dalla legge n. 133 del 2008), istituiva un fondo per il finanziamento di interventi strategici, alimentato con gli stanziamenti nazionali assegnati per l'attuazione del quadro strategico nazionale per il periodo 2007-2013, in favore di programmi, di interesse strategico nazionale, di progetti speciali e di riserve premiali, fatte salve le risorse che, alla data del 31 maggio 2008, fossero risultate vincolate all'attuazione di programmi già esaminati dal Cipe o destinate al finanziamento del meccanismo premiale disciplinato dalla delibera Cipe 3 agosto 2007, n. 82; 

l'articolo 18 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (convertito dalla legge n. 2 del 2009), prevedeva la riprogrammazione e la concentrazione delle risorse nazionali disponibili destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate, ivi comprese quelle del progetto strategico speciale « Valle del fiume Po », su obiettivi considerati prioritari per il rilancio dell'economia italiana; 

la prescrizione relativa alla definizione del piano di valutazione risultava adempiuta, giusta l'approvazione del comitato di consultazione dell'Autorità di bacino del fiume Po nella seduta del 17 dicembre 2008. La commissione nazionale Vas esprimeva, nella seduta del 26 febbraio 2009, il parere n. 240 relativamente al progetto strategico speciale che qui interessa; 

nei fatti, il progetto « Valle del Fiume Po » risulta da tempo abbandonato, essendo state ridefinite, come detto, le priorità e le modalità di intervento del fondo per le aree sottoutilizzate –: 

se il Ministro interrogato intenda, per quanto di competenza, confermare l'impegno per la realizzazione del progetto in questione, considerando – dunque – la tutela e la valorizzazione del territorio e la sicurezza delle popolazioni della valle del Po un obiettivo di rilevanza strategica e riconoscendone – quindi – la forte valenza sociale ed economica, oltre che ambientale.

Interrogazione sottoscritta dai parlamentari Foti e Gemmato.

RISPOSTA IN COMMISSIONE

Marcello GEMMATO (FDI), in accordo con il primo firmatario, sottoscrive l'interrogazione in titolo. 

Il sottosegretario Roberto MORASSUT, risponde all'interrogazione in titolo nei termini di seguito riportati.

Con riferimento alle questioni poste, occorre premettere che il Progetto Strategico Sperimentale « Valle del fiume Po », coinvolge l'Autorità di bacino del Po – ora Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po – in qualità di promotore e coordinatore, le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, le Province rivierasche, i Parchi fluviali, e interessa complessivamente i territori di oltre 490 Comuni lungo l'asta del Po; la sua redazione, che si completò nel 2008, trattava tematiche piuttosto ampie, che spaziavano dalla tutela delle acque alla difesa dalle alluvioni unitamente ad interventi con finalità fruitivo-turistiche. Il Progetto Strategico Sperimentale, promosso e coordinato dall'allora Autorità di bacino del Po e – in ottemperanza alle prescrizioni della Delibera CIPE 62/2008 che lo approvava nella sua versione definitiva – sottoposto a procedura di VAS nazionale con esito positivo (parere motivato espresso con DM 0000939 del 29 luglio 2009), si proponeva di agire su quattro linee di azione integrate: il riassetto idraulico, aumento della capacità di laminazione nelle fasce fluviali e ricostruzione morfologica dell'alveo di piena; la conservazione dell'integrità ecologica della fascia fluviale e della risorsa idrica del Po; il sistema della fruizione e dell'offerta culturale e turistica; il sistema della governance e delle reti immateriali per la conoscenza, formazione e partecipazione. Relativamente agli aspetti specifici degli obiettivi della sicurezza idraulica, il quadro economico del Piano destinava 81 milioni di euro dei 180 complessivi a: realizzazione di interventi previsti in progetti strategici e prioritari in attuazione del PAI; realizzazione di interventi di recupero morfologico, di miglioramento della capacità di espansione e di laminazione nel corridoio fluviale; adeguamento del sistema arginale e miglioramento della capacità di deflusso in fascia A; azioni di rafforzamento della conoscenza per la gestione del rischio residuale di inondazione. Diversi contenuti del Progetto sono in seguito confluiti in strumenti quali il Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po ed il Piano di gestione del rischio alluvione, in attuazione di specifiche Direttive Comunitarie (Dir 200/60/CE, Dir 2007/60/CE). Le informazioni acquisite al riguardo dall'Autorità di distretto del Po e dalle Regioni coinvolte fanno ritenere gli obiettivi del Progetto tuttora importanti ed attuali. Infatti, le linee di azioni (in particolare 1 e 2) e gli interventi ad esse associati sono confluite nei Programmi di misure dei Piani di Gestione distrettuali approvati ai sensi della Direttiva Acque 2000/60/CE (Piano di Gestione Acque 2010 e 2015) e Direttiva Alluvioni 2007/60/CE (Piano di Gestione Rischio Alluvioni 2015) e rivestono, quindi, un'importanza strategica di rilevanza anche europea. Al riguardo, si evidenzia che la programmazione delle risorse statali effettuata nell'ultimo decennio dal Ministero dell'ambiente per la realizzazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico ha sempre avuto come interlocutori le Regioni. Infatti, già con gli Accordi di Programma stipulati dal Ministero con le Regioni, ai sensi dell'articolo 2, comma 240, legge n. 191/2009 (Legge finanziaria 2010), gli interventi ammessi a finanziamento erano stati individuati previa concertazione con le stesse. Occorre, tuttavia, evidenziare che per l'attuazione del Progetto Valle del Po parte degli interventi previsti non hanno ancora trovato finanziamento, tenuto conto degli aggiornamenti nel frattempo intervenuti relativamente alla procedura e alla normativa di riferimento. Più in particolare, si precisa che a seguito dell'emanazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 maggio 2015 relativo alla « Individuazione dei criteri e delle modalità per stabilire le priorità di attribuzione delle risorse agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico » (oggi in fase di revisione), si è definita una nuova procedura per la presentazione delle proposte di intervento, che prevede che le Regioni, in via esclusiva e ciascuna per il territorio di rispettiva competenza, inseriscano e validino, attraverso la compilazione di una apposita scheda ed allegando la relativa documentazione progettuale disponibile, le richieste di finanziamento nella piattaforma ReNDiS- web (« Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo » di ISPRA). Pertanto, le scelte programmatiche effettuate dal Ministero sono avvenute sulla base delle proposte delle Amministrazioni regionali che hanno segnalato gli interventi ritenuti prioritari, urgenti ed efficaci, i cui elenchi sono stati inseriti, nel recente passato, in specifici Accordi di Programma e più recentemente nelle programmazioni afferenti i fondi FSC, nonché nel Piano stralcio 2019 sul dissesto di cui alla delibera CIPE 35/2019. Nell'ambito di tali programmazioni operate dalle Regioni del bacino padano, sono stati oggetto di finanziamento anche parte degli interventi del Progetto Valle del Po a valere su fondi sia regionali che statali e comunitari, nella misura in cui questi ultimi sono stati segnalati dalle rispettive Regioni. Altre risorse sono state erogate dal Ministero dell'ambiente negli anni 2018 e 2019 a favore delle Autorità di bacino distrettuali per l'attuazione di interventi di manutenzione straordinaria. Da quanto esposto discende, dunque, che gli obbiettivi del progetto sono ancora ritenuti attuali ed ancora attuale è la necessità di migliorare la sicurezza del sistema arginale del fiume, adeguandolo agli obiettivi del Piano di Assetto Idrogeologico dell'Autorità di bacino del Fiume Po. Per tali ragioni, si rassicura, dunque, che il Ministero dell'ambiente continuerà a svolgere la propria attività con il massimo grado di attenzione, mantenendosi informato anche attraverso gli altri soggetti interessati. 

Aggiunge che si sta avviando la programmazione per la ripartizione dei fondi FSC per gli anni 2021-2027, nei quali saranno conteggiate anche le risorse stanziate e non utilizzate del precedente settennio, che avverrà attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri il cui schema è attualmente all'attenzione del Consiglio dei Ministri. Auspica che tale strumento possa consentire un efficace coordinamento tra l'autorità statale e le regioni per rendere più efficienti e quindi celeri le allocazioni di risorse, per scongiurare il rischio del loro mancato utilizzo. 

Marcello GEMMATO (FDI), replicando in qualità di cofirmatario, ringrazia il sottosegretario per la risposta, in esito alla quale auspica che da parte del Governo vi sia l'intenzione di monitorare la questione posta, all'interno del nuovo percorso che si intende delineare attraverso la programmazione dei fondi FSC per i prossimi sette anni.


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TommasoFoti
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