Camera

Gragnano Trebbiense: degrado ambientale a Colombarola di Sordello

Data: 14/11/2005
Numero: 5-04945
Soggetto: Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
Data Risposta: 15/11/2005

Per sapere - premesso che:
si fanno sempre più insistenti le segnalazioni di cittadini residenti nella zona denominata Colombarola di Sordello di Gragnano Trebbiense (in provincia di Piacenza), legittimamente preoccupati del degrado ambientale in cui la zona in argomento versa;
dette segnalazioni evidenziano il pericolo dell'inquinamento ambientale della predetta zona, in ragione dell'avvenuta attivazione di industrie insalubri, con possibile conseguente danno per la salute dei residenti e riflessi economici negativi per le altre attività presenti sul territorio;
la denuncia della situazione rappresentata è nota alle autorità locali e regionali fin dal 2001, alle quali è stato partecipato che la zona che qui interessa è di particolare pregio ambientale, derivante dalla presenza di aziende agricole, con allevamenti di cavalli, nonché di alcune case coloniche, ubicate in prossimità del fiume Trebbia;
non a caso, successivamente a dette denunce, si ricorda l'intervento, risalente al giugno del 2001, del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, manifestatosi in una nota di chiarimenti inviata alla Regione Emilia-Romagna, alla provincia di Piacenza e al comune di Gragnano Trebbiense;
con delibera n. 437 del 5 novembre 2001 la giunta provinciale di Piacenza approva, ai sensi della disciplina urbanistica regionale previgente alla legge regionale n. 20/2000, la variante ordinaria al piano regolatore adottata dal comune di Gragnano con atto consiliare n. 14 del 10 aprile 2000, con le modifiche di cui all'atto di controdeduzione del consiglio comunale di Gragnano di cui alla delibera n. 12 del 18 giugno 2001 e con le ulteriori modifiche disposte con la predetta delibera della giunta provinciale di Piacenza;
nell'iter della approvazione del piano regolatore generale risulta accolta l'osservazione presentata da un cittadino volta al mantenimento dell'articolo 36, comma 2, delle norme transitorie di attuazione del piano regolatore, con conseguente divieto di insediamenti insalubri nella zona D (a prevalente destinazione produttiva);
in data 14 aprile 2002 viene rilasciata dal comune di Gragnano Trebbiense la concessione edilizia n. 23/02 e in data 30 gennaio 2003 viene approvata la variante presentata alla stessa: come risulta sia dal rapporto Arpa del 7 maggio 2003, sia dall'attestazione del dipartimento di salute pubblica dell'azienda sanitaria locale di Piacenza del 27 febbraio 2003 (prot. n. 1655/VI) nell'immobile oggetto dei predetti provvedimenti autorizzativi di edificazione risulta trasferita l'attività di un'azienda (la ditta Civardi srl) classificabile come insalubre di prima classe;
si rileva, inoltre, la presenza di due contenitori di cemento, ubicati al confine del perimetro dell'area che include l'attività di cui sopra, dai quali, giuste le segnalazioni dei cittadini del luogo, verrebbero scaricati materiali di scarto nell'attiguo canale che serve per l'irrigazione dei campi coltivati nella zona;
oramai da tempo nella zona in questione si avverte un odore insopportabile e coloro che vi abitano denunciano vari tipi di malessere (forti bruciori alla gola, senso di soffocamento, difficoltà a respirare, asma, dolori addominali eccetera);
la zona in questione rientra nei progetti di tutela, recupero, valorizzazione ed ambiti di riequilibrio ecologico di cui all'articolo 39 del Piano paesistico regionale;
per contro, nella zona si sviluppa un'attività industriale qualificata come insalubre (vedi anche la scheda informativa per le richieste di concessione edilizia, rilasciata dalla Regione Emilia-Romagna che qualifica, in data 6 dicembre 2000, la ditta Civardi srl come industria insalubre in base all'elenco 20-23/C classe I ai sensi del decreto ministeriale 19 novembre 1981);
la suddetta impresa si dota, in data 10 novembre 2003, di una cabina di verniciatura con un impianto di ossidazione solventi, diverso da quello indicato nell'istanza di autorizzazione presentata a suo tempo;
nonostante quanto fin qui illustrato, in data 15 giugno 2004 il Comune di Gragnano Trebbiense esprime parere favorevole sotto il profilo urbanistico sulla conformità delle modifiche apportate;
pur rientrando le attività industriali presenti nella zona tra quelle insalubri, e nonostante che la zona stessa è qualificata come protetta (con un preciso divieto di insediamenti di aziende insalubre), non risulta disposto alcun controllo concreto, o interventi, da parte degli enti locali (Comune e Regione) volti a garantire il rispetto della normativa citata, né tanto meno il diritto alla salute dei cittadini residenti nella zona che qui interessa -:
quali verifiche il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, per quanto di competenza, intenda disporre per garantire la tutela ambientale delle zone in questione e dei cittadini ivi residenti.
(5-04945)

RISPOSTA DEL GOVERNO


Tommaso FOTI (AN), nell'illustrare l'interrogazione in titolo, evidenzia la situazione di degrado ambientale in cui versa la zona denominata Colombarola di Sordello di Gragnano Trebbiense, laddove la scelta inopinata di ubicare un'attività industriale classificabile come insalubre di prima classe ha determinato effetti negativi provocati dalle emissioni inquinanti, come risulta da procedimenti in corso in sede civile e penale. Segnala quindi l'opportunità che il Governo chiarisca quali misure si intendano adottare per contemperare le esigenze della produzione e della tutela ambientale delle zone in questione e dei cittadini ivi residenti.

Il sottosegretario Roberto TORTOLI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati di seguito.

In merito a quanto indicato nell'interrogazione a risposta immediata presentata dagli onorevoli Foti e Giorgio Conte, dove si lamenta il pericolo di inquinamento ambientale nella zona Colombarola, nel Comune di Gragnano Trebbiense, dovuto alla presenza di industrie insalubri, si rappresenta quanto segue.
L'area di cui trattasi risulta facente parte di un'area di espansione artigianale-industriale, soggetta a piano urbanistico esecutivo di lottizzazione approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 11 dell'aprile 1999, sul quale è stato presentato ricorso avanti al TAR dal signor Kalamian e respinto con sentenza del 13 dicembre 2004, n. 783.
Per quanto attiene la classificazione di industria insalubre e le norme di attuazione del Piano Regolatore Generale vigente, modificate ed integrate a seguito di approvazione di una variante da parte della Giunta Provinciale in data 15 novembre 2001, con atto n. 437, la zona interessata non rientra nel territorio urbanizzato e, pertanto, non vi è alcun divieto a rilasciare permessi a costruire relativi alle attività in questione.
Visti i diversi esposti-denuncia presentati, sia presso la Stazione dei Carabinieri di San Nicolò a Trebbia, sia presso l'ARPA (Agenzia Regionale e Prevenzione Ambiente), Sezione Provinciale di Piacenza, dove si lamentavano diverse patologie, come mucosità faringea, gastralgia, disturbi intestinali e bruciore agli occhi e alla gola, che hanno colpito alcuni residenti della zona, personale dei Carabinieri e dell'ARPA ha effettuato i dovuti controlli.
A seguito di ciò, è risultato che all'interno di detta area del Piano Regolatore, è stato rilasciato permesso di costruire, a nome della ditta Civardi Srl, con numero di registro 23/02 e relativa variante n. 57/02, un capannone da utilizzare a laboratorio artigianale (attività di verniciatura) e uffici, i cui lavori sono iniziati in data 5 dicembre 2002 ed ultimati il 14 gennaio 2004.
Nei confronti della predetta ditta, in data 8 luglio 2004 veniva eseguito un sopralluogo dal quale emergeva che la stessa aveva dato inizio alle operazioni di grassaggio, sabbiatura e verniciatura, attivando quattro condotte di emissione senza essere in possesso della prescritta autorizzazione. Di tale fatto è stata subito informata l'Autorità Giudiziaria.
Successivamente, in data 16 luglio 2004, l'Amministrazione provinciale autorizzava quattro punti di emissione, più precisamente quelli relativi alle emissioni generate dalle attività di sgrassaggio, granigliatura e verniciatura ad alto solido, con vernici, quindi, che presentano una componente minima di solvente intorno al 2 per cento.
La parte dell'istanza relativa al rilascio dell'autorizzazione per le emissioni collegate alle cabine di verniciatura, dove si impiegano vernici al solvente, è stata, invece oggetto di riesame alla luce del Decreto del Ministero dell'ambiente 16 gennaio 2004, n. 44, recante «recepimento direttiva 1999/13/CE relativa alla limitazione della emissione di composti organici volatili di talune attività industriali», ed è stata rilasciata solo in data 30 settembre 2005.
A seguito delle segnalazioni di emissioni odorose fastidiose, tecnici dell'ARPA si sono recati, in data 10 febbraio 2005, presso la ditta in questione e al momento del sopralluogo non era in corso alcuna attività originante emissioni, ma solo operazioni di spostamento e carico pezzi già pronti alla consegna. Nel corso della medesima giornata è stato effettuato un sopralluogo per verificare l'idoneo posizionamento di campionatori passivi (radielli) per la determinazione delle sostanze organiche volatili in immissione.
In data 14 febbraio 2005 i citati campionatori sono stati posizionati in tre punti, scelti tenendo conto sia delle previsioni fornite dal modello matematico di diffusione e ricaduta al suolo, sia dell'identificazione di esponenti. Tali campionatori sono stati esposti per una settimana.
I dati analitici non hanno evidenziato sostanziali differenze di concentrazione tra le tre postazioni e molte delle sostanze rilevate sono, di fatto, riconducibili a più fonti di emissione. Alcuni inquinanti rilevati non compaiono nelle schede tecniche dei prodotti utilizzati nel ciclo tecnologico della ditta oggetto di indagine.
Tutte le acque meteoriche raccolte dalla Civardi Srl vengono convogliate nel Rivo Calendasco tramite rete dedicata e previo passaggio in idoneo impianto di trattamento di prima pioggia, costituito da tre elementi circolari in cemento armato; il controllo effettuato sui piazzali soggetti a dilavamento, da parte delle acque meteoriche, non hanno evidenziato la presenza di materiali tali da generare rilascio di inquinanti.
Ad ogni buon fine, si rappresenta che il Servizio Territoriale della Sezione ARPA di Piacenza, al fine dell'individuazione delle emissioni inquinanti, ha provveduto ad estendere il controllo alle aziende del comparto produttivo La Colombella. L'indagine ha portato all'identificazione di una ulteriore ditta che, potenzialmente, potrebbe contribuire alle emissioni nella zona.
Da ultimo, si rappresenta che nessun procedimento penale risulta essere stato acceso presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Piacenza in ordine ad eventuali illeciti commessi nella gestione dell'iter burocratico relativo al rilascio della Concessione Edilizia per la realizzazione dello stabilimento della ditta Civardi Srl.
Presso la stessa sede giudiziaria risultano, invece, essere pendenti, per i fatti lamentati, i seguenti procedimenti penali:
a) a carico di ignoti, per lesioni colpose, denunciate da un cittadino residente nella zona;
b) a carico della ditta Civardi Srl, per aver attivato, in data 8 luglio 2004, emissioni in atmosfera, derivanti dall'attività di sabbiatura, in mancanza della prescritta autorizzazione.

REPLICA


Tommaso FOTI (AN) ringrazia il rappresentante del Governo per la risposta ampia e articolata; apprezza, in particolare, che il Governo abbia raccolto elementi di informazione esaustivi in tempi brevi, considerato che tempo fa aveva presentato un'interrogazione a risposta ordinaria sulla medesima tematica, alla quale il Governo non ha mai risposto.
Fa presente che l'attività industriale in questione è stata avviata senza alcuna autorizzazione e che, dopo le contestazioni sorte a livello locale, tale autorizzazione è stata concessa dall'amministrazione provinciale in soli otto giorni: tempi estremamente rapidi, che auspica rappresentino un segnale positivo per la concessione dell'autorizzazione ad altre aziende. Risulta, inoltre, che tale azienda abbia regolarizzato, solo in data 30 settembre 2005, la sua posizione relativamente al recepimento della direttiva n. 13/1999/CE, relativa alla limitazione della emissione di composti organici volatili di talune attività industriali. A suo avviso, inoltre, anche dal caso in esame risulta che l'attività di alcune istituzioni, quali le ARPA, sia improntata a una certa discrezionalità, che contraddice la missione istituzionale per la quale tali enti sono stati istituiti.
Reputa, inoltre, inaccettabile che solo tramite atti di sindacato ispettivo si possa venire a conoscenza di un monitoraggio, che dovrebbe essere svolto abitualmente dagli enti competenti. Osserva, infine, che dalla risposta del Governo si evince una situazione di insufficiente chiarezza nella vicenda in esame, con particolare riferimento alla individuazione della fonte delle emissioni inquinanti, che creano problemi nella zona in questione.



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