Numero: 4-00461 / Interrogazione a risposta scritta
Soggetto: PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINISTRO PER LA SALUTE
Data Risposta: 22/03/2019
Per sapere – premesso che:
il Presidente del Consiglio, nella replica ai deputati intervenuti nel dibattito sulla fiducia al Governo tenutosi davanti la Camera dei deputati il 6 giugno 2018, ha – tra l'altro – testualmente detto: « Vogliamo che tutti possano beneficiare di cure; vorremmo anche ad esempio che ci possano essere dei presìdi ostetrici nei piccoli centri montani, là dove può essere difficile assicurare interventi così significativi »;
risulta che il 5 ottobre 2017 il Ministero della salute abbia comunicato alla regione Emilia-Romagna il parere negativo espresso dal Comitato Percorso Nascita nazionale rispetto alla deroga richiesta dallo stesso ente regionale per evitare la chiusura prevista per i punti nascite al di sotto dei 500 parti annui per tutte e tre le strutture di quel genere operanti in località montane sull'Appennino emiliano: Castelnovo né Monti, Borgo Val di Taro e Pavullo nel Frignano;
al riguardo, la regione Emilia-Romagna si è attenuta al detto parere ministeriale, ancorché il Protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili (decreto ministeriale 11 novembre 2015) stabilisca che il parere richiesto abbia solo finalità consultive e non vincolanti;
nel parere negativo riguardo alla prosecuzione dell'attività in questione in quelle strutture, espresso dalla commissione tecnico consultiva regionale sul percorso nascita, venivano indicate in dettaglio tutte le carenze strutturali e organizzative degli stessi punti nascita montani, mentre non si faceva cenno, almeno per quanto riguarda Castelnovo né Monti e Borgo Val di Taro, alla significativa distanza da percorrere per raggiungere i punti nascita più vicini dalla gran parte dei luoghi serviti da quelle due strutture ed, inoltre, non si faceva cenno alla pericolosità di eventuali frequenti parti in itinere per le partorienti;
le criticità per la sicurezza di gestanti e nascituri dei punti nascita montani al di sotto dei 500 parti sono sicuramente risolvibili con investimenti sia in attrezzature tecnologiche avanzate, sia in una diversa organizzazione del personale medico e paramedico addetto che potrebbe essere fatto ruotare tra diverse strutture per acquisire la necessaria esperienza annua in diverse casistiche di parti, così come peraltro è stato recentemente sperimentato nell'Ausl di Reggio Emilia ed è prassi consolidata anche nelle zone più isolate degli Stati Uniti;
le citate commissioni (nazionale e regionale) sul percorso nascite erano incaricate di esprimere i propri pareri solo sulla base di valutazioni medico scientifiche e di spesa sanitaria, a prescindere da valutazioni più ampie socio-economiche ed ideali –:
se il Governo intenda assumere idonee iniziative affinché restino operativi i punti nascita di Castelnovo né Monti (Reggio nell'Emilia), Borgo Val di Taro (Parma) e Pavullo nel Frignano (Modena), affinché siano messe a disposizione le dotazioni strumentali, di personale e organizzative necessarie a garantire adeguata sicurezza alle gestanti ed ai nascituri.
On. Tommaso Foti
RISPOSTA
Con riferimento all'oggetto dell'interrogazione, va premesso che la regione Emilia Romagna ha richiesto una deroga al Comitato percorso nascita nazionale per i punti nascita (Pn) di Scandiano, Borgo Val di Taro, Pavullo nel Frignano, Castelnuovo né Monti, Cento e Mirandola, con volumi di attività inferiori a 500 parti/ anno, sulla base del protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività Pn con volumi di attività inferiori ai 500 parti/annui e in condizioni orogeografiche difficili (articolo 1, decreto ministeriale 11 novembre 2015). Il Comitato percorso nascita nazionale, riunito in seduta plenaria in data 26 settembre 2017, presa visione della documentazione predisposta dalla regione Emilia Romagna, si è espresso favorevolmente alla deroga temporanea di 2 anni per i Pn di Cento, Mirandola e Scandiano, condizionata ad alcune prescrizioni esplicitate in una nota predisposta dal Comitato medesimo. Per i Pn di Borgo Val di Taro, Pavullo nel Frignano e Castelnuovo né Monti, invece, il Comitato ha espresso parere sfavorevole alla deroga, in quanto non ricorrevano i requisiti previsti dal suddetto protocollo metodologico. A tal riguardo, si sottolinea che il Comitato percorso nascita nazionale nella sua valutazione considera elemento irrinunciabile e prioritario la presenza di tutti gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza relativi al I livello di assistenza ostetrica e pediatrico/neonatologica definiti dall'accordo stesso, relativamente all'assistenza a gravidanza e parti in età gestazionale ≥ 34 settimane, alla presenza in guardia attiva h24 di anestesista, ostetrica, ginecologo, pediatra. A questi si aggiungono altri requisiti quali, in particolare, i tempi di attivazione di sala operatoria per parti con Tc urgente, i tempi di risposta per esami di laboratorio urgenti, gli esami radiologici e la disponibilità di emoderivati. Infine, per la valutazione del potenziale del numero dei parti dei Pn substandard di cui si richiede deroga, alla chiusura, il Comitato percorso nascita nazionale, con atteggiamento proattivo, considera tassi di natalità superiori di circa un punto (8.5/9 nuovi nati/anno per mille abitanti) rispetto a quelli reali, sebbene non si prevedano significativi incrementi nel medio periodo. Nel merito del parere sfavorevole espresso per il mantenimento in attività dei Pn di Borgo Val di Taro, Pavullo nel Frignano e Castelnuovo ne' Monti, la valutazione complessiva è stata effettuata considerando essenzialmente, anche se non esclusivamente (soprattutto laddove siano presentati progetti di potenziamento), i criteri di disagio orografico definiti nel protocollo metodologico per la richiesta di deroga, nonché il decreto ministeriale n. 70 del 2015; ciò, in funzione delle necessarie garanzie di sicurezza per le donne, i neonati e i professionisti, e con l'obiettivo di un costante e virtuoso bilanciamento tra il rischio legato alla distanza tra comune di residenza della donna, comune sede del Pn oggetto di valutazione e Pn alternativo e il diverso, ma non meno importante, rischio collegato alla ridotta capacità di affrontare condizioni complesse e situazioni di emergenza derivanti dai volumi di casistica molto bassi. Le valutazioni effettuate dal Comitato percorso nascita nazionale hanno evidenziato come i Pn in oggetto siano caratterizzati da un significativo calo del numero di nascite. In particolare, tra il 2012 e il 2016, i parti nel Pn di Borgo Val di Taro si sono ridotti del 21,1 per cento (da 365 a 288), in quello di Pavullo nel Frignano del 22,7 per cento (da 370 a 286) e in quello di Castelnuovo né Monti dell'8 (da 250 a 230). Inoltre, il tasso di fidelizzazione dei tre Pn è risultato piuttosto basso, in quanto una quota significativa delle donne in gravidanza residenti nei comuni appartenenti ai relativi bacini di utenza ha scelto spontaneamente altri Pn limitrofi, anche più distanti. L'evidenza di un tasso di fidelizzazione dei Pn di Borgo Val di Taro, Pavullo nel Frignano e Castelnuovo ne' Monti rispettivamente del 47 per cento e del 66 per cento del 64 per cento ha mostrato come una quota non trascurabile di donne abbia scelto Pn alternativi. La valutazione georeferenziata delle distanze verso Pn di ospedali alternativi e limitrofi ha evidenziato, inoltre, che la distanza verso Pn alternativi è significativa, anche in termini di tempi di percorrenza, solo per pochissimi comuni e un numero esiguo di donne. Per di più, anche volendo considerare un « trend » positivo del tasso di natalità dello 0.9 per cento (oggi dello 0,69 per cento per Borgo Val di Taro e Castelnuovo ne' Monti e dello 0,73 per cento per Pavullo nel Frignano), i bacini di utenza sono in grado di consentire un basso potenziale di parti/ anno, anche se fossero poste in atto strategie finalizzate ad incrementare la fidelizzazione delle donne. Il potenziale massimo di 400 parti/anno per il Pn di Borgo Val di Taro, di 360 parti/anno per il Pn di Pavullo nel Frignano e di 300 parti/anno per il Pn di Castelnuovo ne' Monti si discosta, quindi, dai livelli minimi di numerosità previsti dall'accordo Stato- regioni del 16 dicembre 2010, e ciò potrebbe non garantire la sicurezza materno/ fetale, anche in funzione di eventuali emergenze che dovessero verificarsi durante il travaglio/parto. Infine, i Pn in oggetto non assicurano livelli organizzativi coerenti con gli standard raccomandati dal citato accordo Stato-regioni. Nei tre Pn in oggetto si registra, infatti, la mancanza della guardia h.24 di pediatri. La guardia ginecologica h.24 è, invece, garantita solo nel Pn di Pavullo nel Frignano, grazie al supporto di ginecologi provenienti dal Pn di Sassuolo; mentre la guardia anestesiologica h.24 è garantita solo nel Pn di Castelnuovo né Monti, grazie al supporto di ginecologi e anestesisti provenienti dal Pn di Reggio Emilia. Sulla base delle criticità rilevate, il Comitato percorso nascita nazionale ha espresso parere sfavorevole alla deroga per i tre Pn in oggetto. Ciò detto in relazione ai casi specifici, oggetto della presente interrogazione, desidero segnalare che sul tema dei Pn è in atto un'attenta riflessione sull'opportunità di operare una rimodulazione della rete dei Pn, che tenga conto, prima di ogni altro aspetto, della sicurezza delle donne e dei bambini, oltre che della qualità dell'intero percorso nascita. Non si può negare, infatti, che nei quasi dieci anni di vigenza del citato accordo siano mutate alcune importanti circostanze obiettive. Innanzitutto, il trend delle nascite, che si prevede stabile per i prossimi anni, è stato segnato da una significativa riduzione: dai circa 580.000 nati nel 2009 a circa 458.000 nel 2017, con un calo del 21 per cento. Questa forte denatalità, che investe tutto il paese dal nord al sud, unitamente a una oggettiva carenza di professionisti di ambito materno/neonatale, sta cambiando in modo importante lo scenario del nostro territorio, obbligando a una riflessione su alcuni elementi caratterizzanti l'accordo del 2010, ferma restando la necessità di mantenere invariato il paradigma organizzativo finalizzato alla sicurezza ed alla qualità dell'offerta per la donna e per il neonato. Da altro punto di vista, sempre in questi stessi anni, è significativamente migliorata la capacità delle istituzioni (regioni e Ministero della salute) di raccogliere dati ed elementi di misura sui processi assistenziali e sui risultati clinici. La coincidenza di questi due elementi (denatalità e ampia disponibilità di dati epidemiologici) potrà, dunque, consentire al Ministero della salute, con l'ausilio del Comitato percorso nascita nazionale e in condivisione con le regioni, di ridisegnare l'architettura della rete dei punti di offerta, ospedalieri e territoriali, nell'ambito materno infantile. Partendo dai dati dei flussi correnti, mediante analisi statistico epidemiologiche, si potranno infatti definire, con accettabile predittività e precisione, gli elementi utili sia a individuare i principali aspetti strutturali e organizzativi dei Pn, che a identificare i livelli assistenziali necessari per disegnare una rete di offerta ottimale per l'assistenza alle donne e ai neonati proiettata alla qualità e alla sicurezza. Inoltre, tenendo conto che le fasi del « pre » e « post partum » sono momenti altrettanto delicati quanto la fase del parto, si procederà, a completamento della revisione dell'accordo, a definire gli elementi di supporto all'organizzazione della rete territoriale al fine di creare un forte collegamento circolare territorio/ospedale/territorio. In conclusione, dunque, si confida che questo cambiamento di prospettiva – che potrà essere condiviso con le regioni già in sede di rinnovo del Patto per la salute – possa portare a soluzioni innovative, in grado di garantire un servizio di massima prossimità, pur in un regime di invariata attenzione alla sicurezza delle donne e del nascituro.
La Ministra della salute: Giulia Grillo.
