Numero: 3-00717 / Interrogazione a risposta immediata
Soggetto: MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Data Risposta: 08/05/2019
Per sapere – premesso che:
l'enorme mole di domande presentate per il reddito di cittadinanza sta già mostrando i primi problemi nell'applicazione della misura;
nelle intenzioni dichiarate dal Governo la misura del reddito di cittadinanza doveva servire ad aiutare tutti gli italiani in povertà assoluta, ma ad oggi è difficile capire sia chi ha davvero diritto al sussidio, sia chi ne stia beneficiando in realtà; questo anche perché l'Italia – a differenza di quasi tutti gli altri Stati europei – non ha banche dati aggiornate sul mondo del lavoro da cui ricavare informazioni precise in merito agli occupati e ai disoccupati, e rispetto ai beneficiari delle diverse prestazioni di welfare già esistenti;
un'ulteriore problematica è costituita dal rischio, segnalato anche dalla CGIA di Mestre, che una parte consistente dei fondi vada a finire nelle tasche di cittadini che già lavorano in nero e che potrebbero quindi continuare a lavorare senza pagare tasse, anche incassando il reddito di cittadinanza, una doppia « beffa » per lo Stato;
secondo l'Istat, i lavoratori in nero in Italia sarebbero poco meno di 3,3 milioni, e se si escludono i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono accedere al reddito di cittadinanza – pari a circa 1,3 milioni di unità – coloro che, pur svolgendo un'attività irregolare, potrebbero ricevere il reddito di cittadinanza, sarebbero circa due milioni;
inoltre, sembra che numerosi lavoratori stiano rinunciando – ufficialmente – al proprio impiego, per poi continuare a svolgerlo « in nero » e accedere al contempo al reddito di cittadinanza;
le risorse allocate dal Governo per finanziare il reddito di cittadinanza ammontano a 9,5 miliardi di euro ma la platea potenziale dei beneficiari, tra occupati e disoccupati, supera i sei milioni, e questo fa sì che a percepire il reddito per intero saranno solo pochi soggetti mentre a tutti gli altri saranno dati importi non suscettibili di risolvere davvero il problema della povertà –:
quali meccanismi di controllo siano stati attivati per evitare l'erogazione del reddito di cittadinanza a soggetti non titolati a riceverlo, e per verificare preventivamente che i richiedenti non mettano in atto comportamenti volti a eludere la normativa (quali residenze fittizie, false separazioni e altro).
Interrogazione sottoscritta dai parlamentari: LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI.
DIBATTITO IN ASSEMBLEA
PRESIDENTE. La deputata Maria Carolina Varchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-00717 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Grazie, Presidente. È entrato in vigore ed è entrato nel vivo lo strumento del reddito di cittadinanza; molte le domande presentate e molti i problemi che già sono emersi nell'applicazione della misura. Questo Governo ha raccontato che il reddito di cittadinanza doveva servire ad aiutare tutti gli italiani in povertà assoluta, ma c'è il rischio che questi fondi vadano a finire nelle tasche di cittadini che già lavoravano in nero o scelgano di lavorare in nero per non pagare le tasse e incassare il reddito di cittadinanza, con una doppia beffa per lo Stato e per coloro che realmente ne avrebbero bisogno e vi avrebbero diritto. Sembra che numerosi lavoratori stiano, infatti, rinunciando al proprio impiego per continuare a svolgerlo in nero e accedere al reddito di cittadinanza. Le risorse allocate dal Governo ammontano a 9 miliardi e mezzo di euro, ma la platea potenziale è di circa 6 milioni, così che a percepire il reddito per intero saranno soltanto pochi soggetti, ovviamente, agli altri soltanto pochi spiccioli che non risolveranno il problema della povertà. La mia domanda è: quali meccanismi di controllo il Governo ha previsto per evitare l'erogazione del reddito di cittadinanza a soggetti non titolati a riceverlo e per verificare che i richiedenti non mettano in atto comportamenti fraudolenti volti ad eludere la normativa?
PRESIDENTE. Il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, ha facoltà di rispondere.
LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Premetto una cosa, così da utilizzare questo question time per dare un messaggio anche ai malintenzionati: chi si licenzia per accedere al reddito di cittadinanza non può accedere al reddito di cittadinanza. Quindi, chi si licenzia per lavorare in nero, alla fine non potrà accedere a questo programma; è una delle norme di controllo e di verifica che abbiamo inserito in questo provvedimento, come quello del cambio della residenza, che non è possibile fare a pochi mesi dalla richiesta del reddito, proprio per evitare abusi. L'enorme mole di domande presentate e l'alta percentuale di quelle accolte vengono citate nell'interrogazione come una questione di insuccesso, come un dato di insuccesso, mentre per me è un successo: per me sapere che il 75 per cento delle domande presentate sia stato accolto, è un grande successo per questa misura (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Come dicevo prima, in soli due mesi è stato raggiunto già il 60 per cento dei potenziali beneficiari: oltre 1 milione di nuclei familiari, ovvero 3 milioni di individui coinvolti dalla misura. E siccome non sono accolte tutte le richieste, perché i nostri sistemi di controllo stanno funzionando, e c'è un 25 per cento escluso perché faceva la domanda ma non aveva i requisiti, avanzeranno i soldi, quindi non è vero che non abbiamo abbastanza soldi per coprire tutta la platea. Anzi, avremo 1 miliardo in più da spostare sulle famiglie che fanno figli. Con il Rei, nei primi mesi era stato raggiunto solo il 10 per cento, e alla fine della misura si arrivò a stento al 50 per cento della platea prevista: questo per me è un fallimento. Quindi, a giudicare dai numeri, grazie al lavoro di CAF, Poste e INPS, i cittadini sono a conoscenza di questa opportunità e riescono facilmente ad accedervi. I controlli previsti dall'impianto normativo stanno funzionando, infatti, come dicevo, il 25 per cento delle richieste non è stato accettato perché non aveva i requisiti previsti dalla legge. Ci tengo a ribadire che i percorsi di formazione e reinserimento lavorativo a cui dovranno partecipare i percettori del reddito, uniti alle ore che dovranno essere messe a disposizione della collettività con lavori di pubblica utilità, rappresenteranno un impegno a cui non si potrà sottrarre nessuno, e renderanno praticamente impossibile svolgere lavori irregolari. Escludo invece che ci siano casi di persone che abbiano rinunciato al lavoro regolare per farlo in nero solo per prendere il reddito, in quanto, in caso di dimissioni - lo ripeto ancora una volta - non ne avrebbero proprio diritto, come previsto dalla norma. In quel caso, la richiesta viene respinta. Ricordo che si prevede una pena detentiva che va da due a sei anni, nei casi in cui vengano rese o utilizzate dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omesse informazioni dovute. È prevista inoltre la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. Al fine di vigilare sul rispetto dei precetti normativi appena esposti, abbiamo previsto l'accesso dell'Ispettorato nazionale del lavoro alle banche dati gestite dall'INPS. Questo consente al personale ispettivo di verificare la condizione di percettore di reddito di cittadinanza per i lavoratori impiegati in maniera irregolare o di ogni altra informazione utile alla celere adozione dei provvedimenti di competenza. In legge di bilancio abbiamo previsto l'assunzione di 930 persone in tre anni all'Ispettorato nazionale del lavoro, proprio per rafforzare il lavoro ispettivo, alle quali si aggiungeranno 100 assunzioni per potenziare l'attività di controllo e monitoraggio previste nella legge che ha introdotto il reddito di cittadinanza, nonché l'assunzione di 65 carabinieri che avranno il compito di contrastare il lavoro irregolare. Si è voluto dare inoltre un segnale importante prevedendo l'incremento della sanzione amministrativa, prevista nella misura del 20 per cento, per i datori di lavoro che impiegano in nero un beneficiario del reddito di cittadinanza. In questi giorni tante famiglie e cittadini rivedono la luce in fondo al tunnel per rimettersi in gioco nella vita e nel lavoro, grazie al sostegno del reddito di cittadinanza. Quando si leggono certi titoli che parlano di fuga dal reddito perché il beneficio - cito testualmente - comporta specifici obblighi lavorativi e controlli più approfonditi da parte del fisco, possiamo finalmente affermare che anche i giornali si rendono conto che questa misura non sia fatta né per evadere il fisco né per lavorare in nero. I fatti descrivono meglio la realtà più di qualunque giro di parole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. La deputata Maria Carolina Varchi ha facoltà di replicare.
MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Presidente, prendo atto che risposta non è stata data al mio quesito, perché risposta non c'è, infatti nessuno strumento di controllo è stato posto in essere ed attuato prima dell'erogazione del reddito. Forse dopo, qualcuno che ha sbagliato, se verrà scoperto, sarà punito, ma certamente non prima, perché vi era l'esigenza di arrivare alle elezioni europee e patrimonializzare il bottino di un reddito tolto ad altri. Questo è uno spettacolo pagliaccesco messo in scena dal Governo con la complicità di un gruppo parlamentare che forse non ricorda di avere bocciato qualche settimana fa le nostre proposte su famiglia e giovani coppie e oggi parla di welfare per i giovani e le famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ben 65 carabinieri, wow, che numero strabiliante! Ma cosa dovranno fare? Forse potranno accedere ai campi rom per verificare chi di loro ha percepito il reddito di cittadinanza al posto del tanto sbandierato "prima gli italiani"? Forse potranno controllare i veri dati che l'Istat sta diffondendo sul lavoro in nero? Non lo sappiamo. Certamente, però, gli italiani non dovranno dimenticare chi è salito su un balcone dicendo di aver abolito la povertà e invece ha immesso soltanto del metadone di Stato che sta drogando ancora una volta la nostra economia e il nostro tessuto sociale, in spregio a tanti giovani che chiedono soltanto di poter fare impresa, di avere incentivi, di poter avere un lavoro, perché soltanto il lavoro dà la libertà e la dignità che nessuna forma di assistenzialismo di Stato potrà mai dare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).
