Numero: 4-19276
Soggetto: Ministro dell'Interno
Data Risposta: 21/02/2006
Per sapere - premesso che:
da tempo vengono frapposti ostacoli alle persone che si debbono recare alla Chiesa di Vicobarone (nel comune di Ziano Piacentino, in provincia di Piacenza) e che utilizzano una strada di uso pubblico, compresa nell'elenco delle vie di uso pubblico fin dall'Ottocento;
come più volte emerso dal quotidiano La Cronaca di Piacenza, sia il parroco sia i parrocchiani trovano problemi per d'accesso alla Chiesa e che la situazione reca turbativa all'ordine pubblico -:
quali iniziative intenda assumere per porre rimedio a una situazione che non pare ulteriormente tollerabile.
(4-19276)
Da notizie acquisite tramite la prefettura di Piacenza risulta che il Comune di Ziano Piacentino, con delibera di consiglio comunale n. 31 del 7 giugno 1964 aveva approvato l'elenco delle strade comunali e di quelle private soggette a servitù pubblica ricadenti nel territorio comunale. Tra le strade pubbliche risultava iscritta la via denominata Strada della Chiesa, in frazione di Vicobarone, che conduce alla Chiesa della frazione.
Nel 1993, i nuovi proprietari del castello adiacente alla chiesa contestavano al comune, a differenza dei precedenti proprietari, che la strada fosse di uso pubblico.
Nel tempo, sulla questione, si sono intrecciate una serie di vicende processuali.
Con sentenza n. 17 del 1999, il Giudice di pace di Borgonovo Val Tidone a conclusione di procedimento civile promosso dai proprietari del castello contro il comune di Ziano, ha, tra l'altro, respinto la domanda riconvenzionale del comune stesso diretta a far dichiarare la strada della Chiesa di uso pubblico o quanto meno soggetta a pubblico transito.
Attualmente è pendente presso il Tribunale di Piacenza una causa civile promossa da un gruppo di abitanti di Vicobarone, costituitosi in comitato, contro i proprietari del castello, volta a far accertare l'uso pubblico della strada: ricorso nel quale il Comune di Ziano si è costituito ad adiuvandum.
Nelle more della decisione della causa dinanzi il Tribunale di Piacenza - che dovrebbe trattare la questione nel mese di giugno 2006 - il consiglio comunale di Ziano, con delibera del 25 luglio 2005, ha disposto la sospensione dell'iscrizione della strada della Chiesa dall'elenco delle strade pubbliche, al fine di «ottemperare al dispositivo della sentenza del Giudice di Pace di Borgonovo Val Tidone n. 17/1999».
Con la delibera del luglio 2005 l'amministrazione comunale ha precisato che «la sospensione ha carattere meramente cautelativo e non pregiudica i diritti di eventuali terzi controinteressati in quanto è principio fermo nella giurisprudenza quello secondo cui l'inclusione o meno di una strada privata nell'elenco delle strade comunali non è sufficiente da solo a determinarne l'appartenenza o meno al demanio comunale, stante la natura dichiarativa e non costitutiva di detto elenco». Nella parte dispositiva della delibera stessa, il comune ha dato atto altresì che «il presente provvedimento ha validità temporale limitata e circoscritta all'esito del giudizio pendente dinanzi al Tribunale di Piacenza volto ad accertare l'uso pubblico della Strada della Chiesa, al termine del quale, a seconda che in sentenza sia o non sia accertata l'esistenza di tale uso, si provvederà alla revoca della sospensione ora disposta ovvero alla definitiva cancellazione».
Allo stato, gli abitanti della zona (per lo più persone anziane) continuano a percorrere la strada in questione per accedere alla Chiesa, nella considerazione che esiste una sola strada alternativa di accesso che si presenta scoscesa e pericolosa. Ciò provoca il risentimento dei proprietari del castello che, come ricordato anche dall'interrogante adottano, di frequente, comportamenti poco tolleranti.
Si comunica che, tenuto conto della situazione, in occasione di funzioni religiose o altre iniziative di rilievo, viene esercitata dalle Forze dell'ordine una vigilanza discreta per evitare problemi ricollegabili all'ordine e alla sicurezza pubblica.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.
