Camera

Tutelare gli investimenti italiani in Cile

Data: 16/02/2005
Numero: 5-03983
Soggetto: Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri
Data Risposta: 16/02/2005

Per sapere - premesso che:
Intergas S.A., società di diritto cileno appartenente al gruppo Garilli, ha sviluppato un progetto di circa 250 milioni di dollari per metanizzare il sud del Cile che prevede la costruzione di 650 chilometri di metanodotti (da Chillan a Puerto Montt) e di tutte le reti di distribuzione di gas nelle principali città vicine al metanodotto;
detta società, che dal 2000 distribuisce gas nella città di Temuco (capoluogo della 9a regione), giusta la prima parte del progetto di cui sopra, ha costruito le reti ed è in procinto di attivare la distribuzione del gas in altre due città, Chillan e Los Angeles;
Intergas ha deciso di investire in Cile sia per ragioni industriali sia a seguito degli inviti delle Autorità di quel Paese, che hanno garantito condizioni identiche ad ogni altro competitore;
investendo in un settore delicato come quello dell'energia, una delle prime preoccupazioni di Intergas è stata quella di verificare le norme ed i regolamenti vigenti in Cile, oltre a quella di avere garanzie certe in ordine all'approvvigionamento del gas, circostanza quest'ultima garantita dal protocollo sottoscritto da Cile e Argentina;
i fatti che si sono verificati attestano, invece, in modo chiaro ed inoppugnabile una precisa volontà discriminatoria nei confronti di Intergas e la violazione delle norme e delle leggi vigenti in quel Paese;
ne è la riprova che Intergas ha subito una serie di azioni irregolari ed illegittime, che confermano gravi disparità di trattamento nei confronti degli investitori stranieri, senza che il Governo Cileno si sia concretamente attivato per impedirle;
dopo oltre un anno di riunioni e incontri con diversi organismi del Governo Cileno, i problemi invece di risolversi continuano ad esserci e si incrementano giorno dopo giorno, il che obbliga Intergas a ricorrere alla giustizia;
le difficoltà che Intergas ha dovuto affrontare possono così sintetizzarsi:
1) mentre a Intergas è stata chiesta (come recita la legge ed il buon senso) l'approvazione di una concessione per eseguire le proprie opere in Los Angeles e Chillan, la SEC (Superindendecia de Electricidad y Combustibles - Authority cilena) ha permesso ad un'azienda cilena concorrente di costruire un gasdotto di 23 km lungo la carreggiata tra Santa Fe e Los Angeles, in assenza di concessione alcuna e con un solo permesso di Vialidad (Direzione Nazionale della Viabilità - Ministero delle Opere Pubbliche) per l'utilizzo della rete stradale. Per superare questa irregolarità, la SEC ha mutato radicalmente l'interpretazione in precedenza pubblicamente resa della legge ed il Ministro dell'Economia ha autorizzato di fatto opere già eseguite, come la costruzione del gasdotto da parte dell'impresa. Inoltre, mentre a Intergas è stata richiesta una stretta applicazione di tutte le normative o leggi inerenti alla costruzione delle opere del gas (come dovrebbe essere per tutti), all'impresa concorrente è stato permesso di costruire opere che, secondo tecnici indipendenti e imparziali chiamati a certificare, risultano contrastanti con le vigenti normative tecniche. Ne è la riprova che la detta società pretende di operare con un impianto di gas sotto una linea elettrica di 154 mila volt (villa Galilea, Los Angeles);
2) inoltre, l'intervento in questione ha fortemente danneggiato la sede stradale, come comprovato dalla documentazione inviata al Direttore Nazionale della Viabilità. Al riguardo appare evidente che Vialidad, ente che ha assentito l'intervento, non ha controllato adeguatamente la costruzione: l'affermazione appare confermata dal fatto che si sono verificati almeno 9 incidenti nella predetta zona, anche a seguito dei danni causati alla strada dai lavori dell'impresa. Ciò nonostante, mentre la direzione della viabilità continua a confermare la regolarità dei lavori eseguiti, esistono relazioni tecniche che denunciano le irregolarità commesse, tra le quali spicca quella della «Universidad de La Frontera» che conferma difetti di compattazione in quasi tutta l'estensione della carreggiata occupata per costruire il gasdotto. Al riguardo sorprende che Vialidad non abbia mai controllato la compattazione del terreno, nonostante questo sia espressamente richiesta dai suoi regolamenti. Rimane il fatto che ciò che né il Superintendente della SEC, né il Direttore Nazionale della viabilità hanno obbligato l'impresa a fare, lo sta facendo la giustizia. L'ultima risoluzione della Corte di Appello per decisione unanime dei tre ministri della quinta sala ha confermato la sospensione del decreto di concessione all'impresa, dettata dal primo giudice di Santiago, il che significa che la concessione in questione è sospesa a tutti gli effetti;
3) nel dicembre 2003 Intergas ha denunciato alla Fiscalia Nazionale Economica pratiche di pubblicità ingannevole nei suoi confronti: le imprese concorrenti in Temuco, infatti, diffondono messaggi pubblicitari che lasciano chiaramente intendere che, essendo il gas distribuito da Intergas con minore chilo-calorie (uguale al gas naturale), è un gas di minore qualità. Inoltre segnalano che il gas propano aria è un gas di minore qualità e che scalda meno: detta segnalazione, pur essendo destituita di fondamento alcuno, non ha suggerito alla SEC, nonostante le costanti richieste da parte di Intergas, di smentire l'ingannevolezza del messaggio nei confronti dei consumatori. Al fatto, pur essendo stato denunciato alla Fiscalia Nazionale Economica e anche alla SEC ed al Sernac (Servizio Nacional del Consumidor) da più di un anno, non è seguito ad oggi alcun intervento e tutto procede come se niente fosse. È evidente che la vicenda si configura come un'azione delle grandi imprese Cilene contro un concorrente che da poco ha iniziato le sue attività nel Paese, discreditando il suo principale prodotto;
4) Intergas ha inoltre denunciato alla Fiscalia Nazionale Economica e, precedentemente, alla SEC le pratiche di discriminazione arbitraria dei prezzi da parte delle imprese cilene che hanno realizzato impianti di distribuzione di gas a Temuco. Purtroppo, anche in questo caso, gli organismi pubblici competenti (giustamente chiamati ad evitare pratiche anticoncorrenziali e a proteggere i consumatori dagli abusi e controllare le fatturazioni ai clienti) nulla hanno fatto. Risulta, quindi, incomprensibile la mancanza di controllo dell'applicazione delle norme da parte delle autorità, soprattutto perché la situazione danneggia le famiglie a basso reddito di Temuco. Non si comprende, al riguardo, come sia possibile permettere che un'impresa concorrente applichi tariffe del 40 per cento più basse in settori così detti ricchi (Barrio Ingles di Temuco) rispetto a quello che pagano clienti della stessa impresa in settori poveri (Padre Las Casas, a distanza di soli 100 metri). Abbassare le tariffe ai clienti più ricchi, con più alto consumo, e simultaneamente aumentarle ai più poveri, con basso consumo, è illegale e inammissibile: la legge del gas (DFL 323) recita, infatti, chiaramente che non può esserci differenza di tariffa tra clienti con la stessa caratteristica di fornitura. Oltretutto le relazioni tra le proprietà delle varie imprese di gas e la concomitante presenza di persone nei consigli e nel management di queste stesse imprese, costituisce la prova più che evidente della struttura oligopolista che controlla le industrie del gas in Cile. L'integrazione verticale e orizzontale esistente è dannosa per una leale concorrenza e promotrice di abusi danneggiando in ultimo il consumatore;
5) Intergas, che ha terminato le opere necessarie per distribuire gas naturale a Chillan e a Los Angeles, non hapurtroppo ancora acquisito l'autorizzazione ad esportare il gas dall'Argentina al Cile, autorizzazioni rilasciate in forma automatica prima del 2004, ma che, dopo la crisi energetica Argentina del 2004, risultano bloccate. Giova al riguardo ricordare che l'importante investimento in questione, programmato da qualche anno, è stato realizzato in ragione del protocollo del gas sottoscritto dal governo Cileno con l'Argentina, senza il quale sarebbero venute meno le ragioni per realizzare investimenti nel settore del gas in Cile. Intergas ha quindi compiuto importanti sforzi internazionali per ottenere il gas naturale ed ha ottenuto che le autorità Argentine abbiano affermato con due note (documento della segreteria dell'energia dell'Argentina n. 1165 del settembre 2004 e la n. 1610 del dicembre 2004) che non esiste nessun impedimento affinché Intergas possa utilizzare permessi di esportazioni vigenti, atteso che i quantitativi di gas da esportare in Cile autorizzati sono addirittura eccedenti il fabbisogno di quest'ultimo Stato. In merito si osserva che le esportazioni del gas dall'Argentina verso l'ottava regione non sono state ridotte per tutto il 2004, nonostante le restrizioni attivate: vi sono, quindi, le condizioni per ottenere gas dalla Argentina, nonostante la crisi. Non è affatto necessario, quindi, attendere che l'Argentina, nel caso dell'ottava regione, emetta nuovi permessi di esportazione di gas, quando in Cile un'altra impresa collegata ad impresa concorrente, che ha un permesso di esportazione, ne utilizza solo il 30 per cento. Le Autorità Argentine hanno avvertito che questa situazione è contraria alle norme sull'ottenimento dei permessi di esportazione e che un'utilizzazione parziale degli stessi potrebbe far decadere le autorizzazioni rilasciate per la parte eccedente non utilizzata. Tuttavia, nonostante le autorità Argentine abbiano espresso la loro approvazione in due risoluzioni, affinché YPF S.A. (fornitore di gas a Innergy) venda gas a Intergas, ciò non si è verificato stante l'opposizione di un impresa concorrente. Intergas si è trovata obbligata a chiedere direttamente il gas a tale impresa, ma la stessa ha preteso condizioni inaccettabili (ad esempio: tariffe altissime e la donazione di impianti di riduzione di pressione) aventi il fine ultimo di impedire l'accesso di un nuovo concorrente sul mercato del gas. Nonostante le riunioni avute con rappresentanti del Governo cileno, Intergas è stata obbligata a ricorrere alla giustizia con una denuncia al Tribunale della libera concorrenza. Si osserva - per contro - che dall'autorità di governo, in ragione delle restrizioni all'esportazioni di gas praticate dall'Argentina e del protocollo in essere con quest'ultima, ben altro intervento ci si attendeva, anche in considerazione del fatto che l'impresa sopra ricordata, nella descritta situazione, si è trovata in una situazione di monopolio della vendita del gas nel sud del Cile, mentre oltre 400.000 abitanti di Chillan e Los Angeles ad oggi non hanno il gas naturale, che potranno utilizzare solo in caso di esito positivo della battaglia legale attivata da Intergas -:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri non ritengano doveroso richiedere al Governo cileno opportune garanzie e tutele per i nostri imprenditori, prima che altri interessati ad investire in quel Paese (anche in settori diversi da quelli della distribuzione del gas) vengano a trovarsi nelle identiche condizioni di Intergas e cioè privi di formale tutela sotto il profilo del rispetto dei diritti ed esposti ad assurde discriminazioni di tipo commerciale;
se e quali iniziative intenda assumere il Governo italiano rispetto al caso evidenziato in premessa, la gravità del quale non può certamente sfuggire e la cui omessa risoluzione, a giudizio dell'interrogante oltre a danneggiare in modo irreversibile Intergas rischia di scoraggiare l'imprenditoria italiana ad investire in Cile.
(5-03983)

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