Numero: Seduta n. 653
Soggetto: Camera dei Deputati
TOMMASO FOTI - MINISTRO
TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di ringraziare tutti i deputati che sono intervenuti, in particolare un ringraziamento al gruppo di Azione perché, con la presentazione di questa mozione, ha consentito poi lo sviluppo di una discussione che può trovarci sicuramente non d'accordo su molti punti, ma anche in accordo su tanti altri.
Debbo dire che quello delle aree interne è un tema che, probabilmente, viene affrontato sporadicamente, ma quando ci si è chiesti, onorevole Benzoni, "sono un problema o sono una risorsa?", io penso di dover dire che sono una risorsa quando gli risolviamo i problemi, perché questo è il tema vero. Nel senso che da tempo si sono pensate varie strategie.
Io ho sentito prima un processo a porte aperte a questo Governo sulle aree interne, ma se dovessi andare a vedere i dati dei cali demografici perché, anche qui, non è che il problema è solo spopolamento, il problema è spopolamento, invecchiamento e calo demografico, sono tre le combinazioni. Poi capisco che sia più facile parlare di spopolamento, perché su quello ci sta dentro tutto e il suo contrario; ma la realtà dei fatti ci dice che in molti comuni, in quei comuni che, ad esempio, sono stati attenzionati dal professor Rosina, titolare della cattedra di economia all'Università Cattolica di Milano e demografo e che avevo avuto il torto di mettere, onorevole collega Alifano, in allegato al Piano strategico nazionale delle aree interne, perché non ho pensato che una citazione virgolettata potesse essere attribuita come responsabilità di Governo, come lei ha fatto.
Peraltro, le consiglierei di aggiornarsi però, perché, dato che lei ha letto il Piano approvato nell'aprile del 2025 all'unanimità, compreso UNCEM, compreso ANCI, comprese le regioni, compresa l'Unione delle province, cioè comprese - potrei dire - tutte sigle ai cui vertici non ci stanno esponenti dei partiti di Governo. Lo dico così, per la cronaca e anche per la puntualizzazione dovuta. Però a luglio abbiamo deciso di espungere questa parte. Abbiamo espunto anche lo studio, è solo un allegato, ma io non penso che uno studio debba far paura. Anzi, ritengo al contrario che, prendendo spunto da quello studio, si possano studiare delle strategie diverse da quelle fallimentari che ci sono state fino ad oggi. Perché, vede, il problema delle aree interne non è un problema di risorse - anche di risorse, in alcuni ambiti -, ma, quando io penso che la strategia delle aree interne 2014-2020, con uno stanziamento di oltre un miliardo e 200 milioni di euro, ha visto impegni per il 63 per cento - impegni - e una spesa certificata al 31 dicembre del 37 per cento, mi chiedo forse se stiamo parlando di progetti che erano progetti o di idee che non si sono mai trasformate in azioni. E dato che sono per le idee che diventano azioni - perché penso che questo sia un compito della politica -, ritengo anche che, senza nulla togliere al tema delle aree interne e ai fondi delle aree interne, sia giunto il momento di fare chiarezza al riguardo per finanziare i progetti che ci sono, non quelli che non ci sono.
Perché non dobbiamo neanche qui confondere la strategia delle aree interne con le aree interne come classificate. Le aree interne, come classificate, sono circa 13,5 milioni di abitanti e circa 4.000 comuni, ma la strategia delle aree interne, voluta e concordata in entrambe le volte con le regioni - perché voi sapete che la classificazione dei comuni che partecipano all'area interna è decisa dalle regioni - ha interessato principalmente - com'era ovvio che fosse - i comuni periferici e ultra periferici, cioè quei comuni che più di ogni altro sono a rischio di sopravvivenza. Aggiungerò che sono investimenti in conto capitale e che solo nell'attuale strategia delle aree interne, approvate dalla cabina di regia, presentate da questo Governo, si è previsto, comunque, che in via eccezionale si potessero finanziare anche alcuni servizi, purché vi fosse, poi, da parte del comune la volontà negli anni successivi, e cioè dopo tre o quattro anni, di provvedervi direttamente.
E quando io sento dire che le tre emergenze sono i trasporti, la salute e l'istruzione - perché poi si parla di "scuola", ma bisognerebbe parlare di "istruzione" più in generale - beh, scusatemi, ma qualcuno allora non ha letto la strategia delle aree interne, perché è tutta incentrata su questi tre filoni. E quando qualcuno mi parla della necessità di poter intervenire sulla connettività, faccio presente che è stato questo Governo che si è preoccupato di cercare di far chiudere quella pagina, che si è aperta tanti anni fa, con una società pubblica che era destinata principalmente a dover portare la rete in tutti i territori e non solo nei territori ad alta redditività e non mi pare che dai banchi dell'attuale opposizione qualcuno abbia mai rilevato questa questione vergognosa.
E dirò di più, con i fondi del PNRR, dato che nelle aree cosiddette "bianche" non ci si arrivava entro i limiti del 30 giugno-31 agosto si è deciso di fare uno strumento finanziario che consentisse alle due società che hanno i lotti del PNRR aggiudicati ai tempi del Governo Draghi di poter ultimare i lavori e avere almeno la possibilità del collegamento. Un collegamento che - è evidente -, tanto per essere chiari, non potrà dare dei risultati economicamente attivi né nel breve, né nel medio periodo, ma che è la precondizione per poter, ad esempio, dar corso a quello smart working di cui si parla tanto; ma, al di là della bellezza di andare in luoghi come sono quelli delle aree interne, se tu poi non hai connettività, tu sei isolato persino dal servizio più banale, cioè da quello di poter avere un collegamento per chiamarti il medico. E, vedete, quando si parla, ad esempio, della utilità di alcuni servizi, ma noi sul PNRR abbiamo messo due bandi per le farmacie rurali. E perché abbiamo messo le farmacie rurali? Perché sono le farmacie - scusatemi - che rappresentano un presidio nella gran parte delle aree interne dove neppure gli sportelli bancari ci sono più. E anche qui non ho visto cortei quando chiude lo sportello bancario in qualche area interna, magari c'è qualche protesta che fanno i cittadini del luogo.
E aggiungo: ma nel PNRR si è consentito anche di dar corso a quel piano di Poste Italiane, il Progetto Polis - grande progetto non citato nelle critiche a questo Governo nella discussione di oggi - che presenta un'inversione di tendenza rispetto al passato, perché, in passato, Poste italiane chiudeva gli uffici postali, soprattutto nelle aree interne, perché erano ritenuti non redditivamente interessanti. Oggi, con il progetto Polis, si sta cercando, ovviamente ampliando i servizi tradizionali di Poste Italiane… Devo dire che è rimasta molto più la sigla della parte commerciale della ditta, perché, chiaramente, oggi Poste Italiane realizza un insieme di attività multiple sul territorio nazionale, laddove la parte strettamente postale è quella meno rilevante o residuale. Ma il progetto Polis, comunque, è andato avanti. Allora, io penso che si debba necessariamente avere le proprie idee, sottolineare le differenze, lanciare anche delle proposte, giustamente, ma quando si vogliono fare i processi alle intenzioni, allora ci si trova poco.
Anche perché, vedete, sentivo il parlamentare del Partito Democratico che, giustamente, mi richiamava ad andare a vedere le stalle di montagna: io ho la fortuna-sfortuna di conoscere le stalle di montagna; ovviamente, ogni montagna ha le sue stalle e i suoi agricoltori. Però, onorevole Girelli, il problema vero è che, se noi non consentiamo che vi sia una redditività di quell'attività agricola che ancora oggi meritoriamente qualcuno porta avanti, otterremo un combinato disposto per cui non soltanto non avremo più l'agricoltura di montagna, ma avremo anche la montagna abbandonata sotto il profilo della tutela ambientale e dei presidi che ci sono sul territorio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier) e che porta l'uomo in prima persona.
E, allora, questi sono argomenti che ci portano, ad esempio, a sostenere in Europa che la PAC non possa essere uno strumento che va solo in un capitolo di un bilancio europeo senza mantenere la propria identità e, soprattutto, nella parte più significativa di un pilastro della stessa, che non è quello del rimborso agli agricoltori, ma è l'altro pilastro: è il pilastro che noi riteniamo fondamentale e per il quale ci stiamo battendo in Europa, tenendo presente - e lo dico così, en passant - che il tema delle aree interne non è solo un tema italiano, perché anche questo pare sia stato dimenticato. Domani sarò a Bruxelles, alle ore 12, con tutti i Ministri della coesione: il Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, presenterà quello che viene definito Right to Stay, cioè il diritto di restare, e sarà quella la strategia che verrà annunciata a livello europeo sulle aree interne. Perché le aree interne ce le ha l'Italia, ma ce le ha la Francia e ce le ha la Spagna, per chi non è avvezzo a guardare solo al giardinetto interno.
Penso che il tema della fiscalità di vantaggio sia un tema che vada necessariamente introdotto, ma non introdotto sotto il profilo legislativo; sotto il profilo legislativo voi sapete che c'è già questo strumento. Il vero tema è come si individua e come si riesce a fare stare in piedi una fiscalità di vantaggio in alcune aree senza automaticamente svuotare quelle confinanti, perché anche questo è un tema che bisogna porsi. Non a caso, soprattutto al Sud, anche se non è stato detto, quando si parla di ZES unica, bisognerebbe ricordare che la precedente ZES plurima non era fatta per tutti i territori del Sud, ma era fatta solo per alcune aree, anche all'interno della stessa provincia. Oggi è stata estesa, da questo Governo, a tutte le aree, proprio per evitare quella mancanza di solidarietà di territorio che la competizione facilmente avrebbe portato avanti.
E anche rispetto alla governance, guardate che la nuova strategia delle aree interne, contrariamente a quella precedente, per la quale nessuno ha chiesto scusa o ha fatto ammenda, non è una strategia che è centralizzata: è una strategia che parte dal basso, passa per le regioni e le regioni la trasmettono al Governo centrale per verificare la competenza rispetto ad alcuni temi. Ma le 22 strategie approvate nella cabina di regia di aprile 2026 non sono 22 per caso: sono 22 perché sono quelle che sono state trasmesse, nonostante tutti avrebbero dovuto adempiere entro l'8 dicembre 2025. Se volete, potrei citare le lettere di sollecito, regione per regione, relativamente alla necessità di trasmettere la strategia delle aree interne.
E dirò di più: per velocizzare oggi e completare il quadro delle 21 mancanti, abbiamo detto che non serve neanche più la cabina di regia convocata, ma basta la procedura scritta per fare in modo di dare un'ulteriore velocizzazione alla messa in campo delle aree interne. E dirò che, differentemente dal passato, dove non vi era un comune capofila, e diversamente dal passato, dove gli accordi quadro si fermavano a Roma, è stata prevista la firma digitale in modo tale che non vi sia neanche più quel problema. E aggiungo: uno dei problemi delle aree interne è la capacità amministrativa, che è un tema che anche oggi non ho sentito risuonare dai banchi dell'opposizione, ma è il tema dei temi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier): è il tema dei temi perché mancano i segretari comunali, che sono praticamente tutti a scavalco; è il tema dei temi perché il personale non ha oggi la possibilità e lo vedo quando arrivano le richieste per la rendicontazione del PNRR. Ma vi rendete conto che la documentazione che viene chiesta dal PNRR per il comune di "Rocca Micciola di sotto o di sopra" è la stessa del comune di Roma? Vi pare che vi sia una proporzione di personale e di capacità amministrativa identica o proporzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier)? Anche su questo tema l'AppCOE svolge un servizio di assistenza. Addirittura nel Sud, per la coesione, sono stati individuati due bandi da 1.000 assunzioni a tempo indeterminato: per personale amministrativo e per personale tecnico.
E aggiungerò di più. Mentre per il personale amministrativo si sono raggiunti gli obiettivi, nel senso che vi è un numero di idonei che ha consentito di procedere poi alle assunzioni, anche qui dobbiamo fare un ragionamento: il personale tecnico dei comuni non vuole più operare (Commenti del deputato Fornaro).
Questo è il problema di fondo. Ma perché vanno in regione? Debbo dirlo perché vanno nelle regioni? Perché prendono il doppio dello stipendio! È questo il ragionamento, dove tu hai una concorrenza che è assurda tra organi dello Stato. Quando c'è stato il momento del personale delle province che si liberava, molti dipendenti della provincia sono andati in regione. Quando qualcuno dice, giustamente, "dovrebbero tornare le province", sì, tornano le province, ma non pensiamo che torni un dipendente di coloro i quali hanno deciso di andare in regione, perché il trattamento economico è decisamente superiore e decisamente più competitivo.
Ecco, allora, scusatemi, io penso che valuterò attentamente tutte le mozioni, una per una, perché non guardo la bandierina o la firma dei proponenti, sono abituato a guardare il contenuto delle proposte (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier). E quindi, quando dovrò esprimere il parere sulle mozioni, lo esprimerò con la massima delle obiettività possibili e, comunque, al di là di condividere o meno alcuni punti, penso che a nessuno sfugga il fatto che le aree interne non rappresentano uno strumento di lotta politica, ma rappresentano un'emergenza nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).
