Camera

Comunicazioni sulla revisione degli investimenti del PNRR

Data: 22/05/2025
Numero: Seduta n. 307
Soggetto: Senato della Repubblica

TOMMASO FOTI - MINISTRO

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, onorevoli senatori, come sapete, il Regolamento dell'Unione europea 2021/241 consente, nel momento in cui ha istituito il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, di presentare delle revisioni al Piano originario.

Non è che le revisioni siano un fatto automatico, né eccezionale. Esse fanno parte di una normativa esplicitamente prevista, ma anche con condizioni ben precise. La prima condizione che viene evocata è quella delle modifiche giustificate da circostanze oggettive, cioè da alcune situazioni che si possono verificare, come ad esempio l'aumento dei prezzi delle materie prime. La seconda condizione, pur non essendo le stesse legate, è data da eventuali errori materiali. La terza, invece, è molto più libera e riguarda delle migliorie che possono essere introdotte, che hanno evidentemente la finalità di raggiungere obiettivi superiori e che possono anche prevedere un minor carico burocratico.

Il punto di caduta è il fatto che non debbano essere diminuite le ambizioni iniziali del Piano. Può sembrare, numericamente, che questa revisione tecnica sia estremamente corposa, ma in realtà, per coloro i quali hanno potuto leggere la relazione, emerge chiaramente che i punti sui quali ritengo di dover richiamare l'attenzione sono in realtà pochi.

Una serie di proposte modificative al Piano che vengono qui rappresentate, infatti, rappresentano elementi in parte formali ed in parte riferiti alla possibilità di chiarire esattamente la natura delle milestone o dei target; in alcuni casi, addirittura vi sono precisazioni che riguardano un aggettivo, un sostantivo o un verbo. Ciò a dimostrazione del fatto che stiamo parlando di una revisione che, in realtà, non sconvolge assolutamente il Piano. Serve soltanto, questo sì, a realizzare le condizioni migliori perché sia assestata la settima rata, e vi sono alcune precisazioni già in relazione all'ottava.

Voglio qui ricordare che il fatto di poter modificare alcune previsioni dell'ottava rata serve anche e soprattutto perché, come noto, noi alla fine del mese di giugno formuleremo la richiesta alla Commissione europea per la validazione degli obiettivi dell'ottava rata. Ecco allora che questa revisione parte anche dalle revisioni precedenti, avendo però un carattere - torno a ripeterlo - diverso. In questo caso rimangono fermi i due punti con i quali vengono individuate le linee di finanziamento: la prima sono le sovvenzioni, pari a 71,8 miliardi di euro; la seconda i prestiti, pari e 122,6 miliardi di euro. Non vengono cioè modificati in alcun modo i saldi di questo Piano.

Desidero, però, ricordare che con le successive modifiche che sono state introdotte il Piano non è migliorato soltanto sotto il profilo qualitativo, ma anche sotto il profilo degli obiettivi: si passa da 59 a 66 riforme e da 527 a 621 milestone. Il che significa che sono aumentati sia i target, sia quelli che potevano essere alcuni obiettivi. Rimangono ferme, ovviamente, le sette missioni con le quali il Piano inizialmente è stato strutturato in Europa e recepito poi nel nostro Paese. Aggiungo che è un Piano che prevede 150 investimenti.

La situazione attuale, come è noto ai signori senatori, è quella che ha visto il 31 dicembre del 2024 presentare il raggiungimento degli obiettivi della settima rata, che è stata notificata alla Commissione europea. Tale rata è pari a 18,2 miliardi di euro e prevede il raggiungimento di 67 obiettivi. Se, come pensiamo, nel prossimo mese questa rata, a seguito anche della revisione odierna, verrà ritenuta meritevole di essere erogata per il valore che prima prevedevo e annunciavo, noi avremmo raggiunto a questo punto il 54 per cento degli obiettivi (337 su 621) e si sarebbe raggiunto in termini di risorse erogateci il valore di 140 miliardi di euro, pari al 72 per cento della dotazione del Piano. Mi permetto di far riferimento ancora una volta alla dotazione del Piano, perché vi è una differenza tra la dotazione in linea teorica e il raggiungimento degli obiettivi e quindi quello che possiamo definire l'incasso delle rate del Piano, che costituiscono, appunto, il nostro punto di riferimento in questo momento. Siamo la Nazione che ha presentato più rate, siamo la Nazione che ha riscosso più risorse; sono cose che non dico per vantarci, ma soltanto come dato di cronaca, che peraltro è riconosciuto anche a chiare lettere nella relazione della Corte dei conti europea.

È evidente che vi sono altre rate e altri obiettivi molto impegnativi da raggiungere. L'ottava rata, come dicevo, scade il 30 giugno e prevede il raggiungimento di 40 obiettivi con 12,8 miliardi di euro di erogazione corrispettiva. La nona rata scade il 31 dicembre di quest'anno e prevede il raggiungimento di 60 obiettivi e sempre 12,8 miliardi di euro di corrispettivo in caso di raggiungimento di tutti gli obiettivi. Infine, c'è l'ultima rata, che scade il 30 giugno 2026 ed è sicuramente la più impegnativa, con 177 obiettivi da raggiungere e risorse corrispondenti a 28,4 miliardi di euro. Mi permetto quindi a questo punto, fatto questo excursus, di concentrare un attimo l'attenzione sulla procedura con la quale oggi ci presentiamo in Parlamento.

Il 21 marzo di quest'anno abbiamo chiesto alla Commissione europea, anche in relazione a delle interlocuzioni rispetto all'assessment, di poter avviare una fase di revisione del Piano. Ovviamente, in questa fase di revisione abbiamo recepito alcune indicazioni che ci venivano come sollecitazioni a prevedere delle modifiche. Tali modifiche oggi sono all'attenzione del Parlamento e la preposta Commissione le esaminerà la prossima settimana, ovviamente dopo il voto anche di questo ramo del Parlamento. Ieri la Camera si è espressa in senso favorevole sull'approvazione delle modifiche che - torno a ripeterlo - riguardano principalmente la settima rata, parte dell'ottava e che hanno anche un riflesso sulla nona e la decima, ma non come modifiche riferite specificamente a scelte sulla nona e la decima, bensì, semplicemente per un effetto di trascinamento, perché ovviamente alcune misure avevano obiettivi che si dipanavano su più rate.

Tra i temi più importanti vi sono le ferrovie. Voglio qui sgombrare il campo da un equivoco. In materia di ferrovie, soprattutto con riguardo ai programmi che erano stati fissati anche con il PNRR originario, fin dal 2021 si è pensato ad una serie di obiettivi che prevedessero un finanziamento da parte del PNRR e finanziamenti adeguati da parte di altri fondi europei e di fondi nazionali. Gli obiettivi erano quelli di una realizzazione di investimenti nell'alta velocità, quelli di una realizzazione - o meglio, del restyling - di alcune stazioni ferroviarie, quelli del miglioramento dei sistemi di gestione e controllo del traffico ferroviario, e infine quelli della velocizzazione e del potenziamento delle linee ferroviarie. Il piano del 2021 prevedeva quindi una spesa e un costo complessivo di 51,4 miliardi, finanziata con circa 24,5 miliardi sul PNRR. Quindi, già in sede di predisposizione del Piano era evidente che vi era un concorso di risorse per il raggiungimento degli obiettivi, che non erano fissati tutti al 30 giugno 2026, ma avevano evidentemente uno scadenziario differente.

Nella revisione del 2023, ricorderete che alcune linee erano state escluse perché la Commissione europea riteneva che la commistione tra fondi del PNRR e fondi europei potesse dare adito ad una osservazione negativa da parte della Corte dei conti relativa ad un utilizzo duplice di fondi europei. Alla luce di questo, erano state escluse alcune linee. La proposta di revisione di oggi prevede semplicemente che, preso atto di alcune problematiche che si sono verificate su alcuni dei numerosi interventi previsti, laddove non vi sia la possibilità di concludere questi interventi, quelli che vengono finanziati con fondi del PNRR possano continuare con soluzione di continuità. Voglio quindi essere chiaro su questo punto: non vi è una interruzione dei lavori, non vi è un'interruzione dei cantieri, non vi è un'interruzione dei contratti. Vi è un subentro sotto il profilo meramente economico di alcune risorse che sono stanziate nel bilancio dello Stato, mentre vengono finanziati con i soldi del PNRR alcuni interventi che invece oggi abbiamo la contezza che possano essere conclusi entro il giugno 2026 e che in realtà non erano stati compresi nel Piano per le ragioni cui prima facevo riferimento.

Nel dettaglio, potete verificare quanto sto dicendo, perché non è altro che quanto ci ha comunicato la stazione destinataria dell'accordo e del contratto di programma, che è Rete ferroviaria italiana S.p.a. (RFI).

Sotto questo profilo, c'è una questione che riguarda il Terzo Valico dei Giovi. Nel corso dei lavori su questa tratta, a un certo punto si sono verificate delle fughe di gas. Poteva essere una cosa temporanea, ma in realtà è stato riscontrato che si tratta di una situazione molto più grave di quello che si poteva prevedere. Ovviamente non si può mettere a rischio la salute di chi sta lavorando in una situazione di questo tipo. I lavori sono stati sospesi e sono stati impegnati circa otto mesi per trovare una soluzione; oggi pare che la soluzione sia stata trovata, tant'è vero che i lavori sono ripresi su 10 dei 12 fronti di scavo, ovviamente non con il ritmo precedente - questo voglio dirlo chiaramente - perché ancora oggi vi è la presenza di gas nella galleria. Si sta procedendo, quindi, con la massima attenzione, pur non volendo precludere la conclusione dei lavori, che tuttavia registrerà uno slittamento. Quest'opera costava 8 miliardi ed era finanziata con 3,8 miliardi del PNRR; ciò che viene spostato sui finanziamenti nazionali sono 100 milioni. Lo preciso perché a volte si dice che è stata definanziata, ma qui non si definanzia niente: 3,7 miliardi sono finanziati con fondi del PNRR e 100 milioni vengono posti a carico delle risorse statali.

Sicuramente anche la tratta Palermo-Messina presenta una situazione che merita di essere oggetto di attenzione. Anzitutto, sgombriamo il campo dalle cose che ho letto (non so dove le abbia lette chi le ha pronunciate). Si è detto che sono stati tagliati i fondi per la realizzazione di 37 chilometri di progetti previsti nel PNRR; basterebbe leggere la tabella per sapere che i 37 chilometri finanziati con le risorse del PNRR rimangono tutti. Il problema è che non solo la dotazione finanziaria, rispetto alle iniziali risorse del PNRR, aumenta da 431 milioni a 1,230 miliardi, con 799 milioni di opere in più messe a carico del PNRR, ma che vengono finanziate con risorse dello Stato due tratte: la Dittaino-Enna e la Catenanuova-Dittaino, sulle quali si sono presentati due tipi di problemi. Il primo è che le talpe non riuscivano a lavorare, per il semplice motivo che, mancando l'acqua, non avevano l'elemento necessario per poter operare. Il secondo, che è inutile mettere in discussione o far finta che non esista, è legato a difficoltà di natura economica che hanno riguardato la ditta appaltante, la quale evidentemente ha operato con un rallentamento dei lavori nel corso del contratto. Questo è quanto ci riferisce RFI e non abbiamo motivi per non credervi anche perché, per dire la verità, ho preteso che tutte queste relazioni non solo fossero esposte nelle riunioni tra i soggetti interessati, ma fossero messe per iscritto. RFI ci dice che comunque ad oggi la situazione economica della società che eseguiva i lavori pare risolta, essendo entrato nella stessa un fondo di investimento.

Per quanto riguarda la tratta Napoli-Bari, anche qui a proposito di tagli, faccio presente che in realtà vengono rendicontati 13,8 chilometri in più con questa revisione, rispetto alla precedente del PNRR. Sicché, i fondi a valere sul PNRR utilizzati per questo tratto di Alta velocità passano da 1,250 miliardi a 2,180 miliardi, con un aumento di 926 milioni rispetto al passato.

Vengono inserite due tratte che non risultavano prima nella parte finanziata dal PNRR (Cancello-Frasso e Napoli-Cancello) e vengono incrementati gli interventi a carico del PNRR sulle tratte Frasso-Telese e Telese-Vitulano.

Infine, vengono spostati sui fondi statali 235 milioni sulla Apice-Hirpinia perché ci si riferisce di un grosso problema per quanto riguarda la stabilità del terreno su cui doveva correre il binario ferroviario.

Per quanto riguarda la Salerno-Reggio Calabria - un argomento più delicato che voglio declinare con attenzione - il PNRR prevedeva sulla tratta Battipaglia-Romagnano interventi per 1,8 miliardi di euro. In questo caso, però, non vi era una progettazione esecutiva. Vi è stata una gara indetta il 12 maggio 2023 per aggiudicare il bando per la progettazione esecutiva, che è altra cosa. Al termine della progettazione esecutiva, consegnata il 15 dicembre 2023, si era già registrato un aumento di costi, anche in relazione alla situazione dei costi della materia prima, pari a circa 700 milioni. Questa tratta, che non può essere conclusa entro il 30 giugno 2026, anche perché i lavori sono stati avviati il 12 febbraio 2025, con l'inizio degli scavi della galleria, viene finanziata per 720 milioni con le risorse del PNRR e con 2,5 miliardi con fondi nazionali. Anche sotto questo profilo, le tratte vanno sicuramente a buon fine non nei tempi inizialmente previsti, ma nei tempi che vengono qui cadenzati e che, in ogni caso, vedono le risorse del PNRR tutte utilizzate per come erano state stanziate complessivamente.

Aggiungo, sempre con riferimento alle ferrovie, che la Commissione europea ha chiesto anche di portare avanti una riforma, che verrà ovviamente sottoposta all'esame del Parlamento, con norme di natura primaria e secondaria ed eventualmente regolamentari, che abbiano il fine di rafforzare la produttività ed accelerare la realizzazione degli interventi ferroviari, con ciò introducendo specifiche disposizioni nell'ambito della disciplina del contratto di programma.

Devo dire che, inoltre, vengono allargate le competenze dell'Autorità di regolamentazione dei trasporti, quindi anche il contratto di programma avrà una verifica puntuale da parte di un organo terzo.

Un secondo argomento che è stato molto sviluppato in questi giorni concerne il cosiddetto taglio sulle colonnine di ricarica, che taglio non è perché dobbiamo dire che i bandi hanno dato un risultato che non può suggerire di insistere oltre. Ora è forse il caso di fare un punto sulle colonnine di ricarica. Sembra, infatti, che lasciamo i 303.000 proprietari di veicoli elettrici senza possibilità di rifornirsi alle stazioni di ricarica. In realtà, in Italia, al 31 dicembre 2024, erano presenti 64.391 punti di ricarica a fronte di 303.000 auto immatricolate al 30 aprile 2025.

Aggiungo una considerazione. Contrariamente a quello che si può pensare, i punti di ricarica non sono distribuiti in modo molto differente sul territorio nazionale. A parte il Nord, che ha il 57 per cento, Sud e Centro hanno una quota, rispettivamente, del 23 e del 20 per cento dei punti di ricarica. La Lombardia è la prima Regione e la città di Napoli è la prima città per quanto riguarda il rapporto tra colonnine di ricarica ed estensione della città.

A questo punto, però, vorrei fare un riferimento, perché i numeri dicono poco e forse dice più il confronto con altri Stati europei per capire la situazione. In Italia ci sono, ad oggi, 19 punti di ricarica su cento auto circolanti, a fronte di una quota di mercato delle auto elettriche pari al 5 per cento. In Francia ci sono 14 punti di ricarica su cento auto circolanti, ma con un indice del 17,4 per cento delle immatricolazioni. In Germania ci sono otto punti di ricarica…(Commenti).

PRESIDENTE. Che succede?

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Guardi che questa è una notizia, perché fa parte di una delle tre misure del Piano. (Applausi).

Signor Presidente, penso che quando si illustrano delle modifiche, se ne debbano anche spiegare le ragioni. (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo proseguire il Ministro.

Prego, ministro Foti.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Capisco che i dati possano suscitare qualche preoccupazione.

La Germania ha otto punti di ricarica ogni cento auto, avendo una quota di mercato di auto elettriche pari al 16,6 per cento; il Regno Unito ha sette punti di ricarica ogni cento auto elettriche, con il 21,3 per cento di auto elettriche immatricolate sulle quote di mercato. Aggiungo che i punti di ricarica, rispetto alla lunghezza totale della rete stradale, segnano per l'Italia un punto ogni quattro chilometri, nel Regno Unito uno ogni cinque, in Germania uno ogni sei, in Francia uno ogni sette.

Passando alle ragioni della modifica di questo bando, devo dire che sono stati emessi sei bandi, di cui due riguardanti le aree urbane e quattro relativi alle aree extraurbane. Ho letto che sarebbero state presentate domande per 3.800 colonnine. In realtà i dati ci dicono che sono state presentate domande per 12.110 punti di ricarica, con una spesa pari a 140 milioni di euro.

Alla luce del fatto che, evidentemente, in questa fase non vi è una necessità, da parte degli operatori che dovevano essere interessati a questi bandi, di collocare le colonnine, si è fatta una scelta diversa, ossia trasferire i restanti 597 milioni della misura su un incentivo con un sistema che è inversamente proporzionale per quanto riguarda la possibilità di essere attribuito. Ci riferiamo a un sistema che privilegia l'incentivo per le fasce meno ricche della popolazione e che è meno interessante per le fasce più abbienti. Il sistema dovrebbe prevedere, secondo i calcoli fatti dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, la possibilità di immettere sul mercato 40.000 auto elettriche.

Faccio solo un riferimento di natura ambientale: se è vero che ogni auto elettrica porta a un risparmio di 1,5 tonnellate di CO2 all'anno, vuol dire che se raggiungiamo l'obiettivo delle 40.000 o 39.000 auto elettriche, il risparmio sarà pari a 58.500 tonnellate.

Abbiamo altresì deviato, poiché la misura sull'idrogeno green non ha dato i risultati sperati, le risorse ad essa destinate sulla produzione di impianti di biometano o la riconversione degli impianti esistenti. Anche in questo caso vi è una graduatoria che era già stata pubblicata e che aveva ammesso una serie di interventi, della quale solo una parte era stata finanziata per carenza di risorse. In pratica, con le risorse stanziate vi è uno scivolamento all'interno della graduatoria e dovrebbero essere soddisfatti tutti i 640 impianti, progetti che riteniamo possano essere coperti con questa misura. Al termine di questa operazione avremo quindi investimenti pari a 2,37 miliardi riferiti al biometano e si produrranno 2,3 miliardi di metri cubi all'anno, pari al fabbisogno energetico di un milione di famiglie.

Un altro tema che era stato sottolineato era quello delle comunità energetiche che non decollavano. Una delle ragioni era stata indicata nel fatto di avere individuato nei Comuni fino a 5.000 abitanti la possibilità di costituire comunità energetiche con benefici diretti a favore dei cittadini. Accogliendo anche la richiesta che ci è venuta dall'Associazione nazionale Comuni d'Italia, viene elevato il limite a 50.000 abitanti.

Faccio ancora due riferimenti veloci. Il primo riguarda il digitale: sotto questo profilo, la Piattaforma digitale nazionale dati ha visto un risultato decisamente positivo. Il target di dicembre era una misura di 400, mentre è stata raggiunta la misura di 1.000. Per il 2026 l'obiettivo di 1.000 viene portato a 7.000.

Per quanto riguarda la giustizia amministrativa, essa ha visto un risultato decisamente positivo in termini di smaltimento delle attività e dei ricorsi pendenti. Possiamo dire che il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa ha chiesto un aumento del target, anche rispetto al 2026, avendo la certezza di poter diminuire ancora in modo consistente sia l'arretrato pendente ai TAR, sia l'arretrato pendente al Consiglio di Stato.

Infine, per quanto riguarda il Ministero della salute (mi sono attenuto rigorosamente alle modifiche oggi in essere), penso che vada salutato con soddisfazione il fatto che il rafforzamento e il potenziamento della ricerca biomedica, cioè il finanziamento di progetti di ricerca su tumori rari e malattie rare e il finanziamento di progetti di ricerca sulle malattie altamente invalidanti, vengono anticipati come obiettivo da dicembre 2025 a giugno 2025, perché sono stati pienamente raggiunti. Questa è in sintesi la modifica, la riprogrammazione che viene fatta e la revisione che - torno a ripetere - non a caso è stata definita tecnica per quanto riguarda questa rata.

Dico anche ai signori senatori che, non appena sarà conclusa la vicenda della settima rata, cioè sarà stata approvata dalla Commissione la modifica, noi prenderemo contatto con la Commissione europea per allargare le modifiche, con una nuova revisione, a tutto quel pacchetto di modifiche che in questo momento non sono state illustrate in questa, né in altre sedi. È evidente che di queste modifiche, alcune delle quali - queste sì - saranno strutturali su alcuni dei settori che in questo momento sono oggetto di preoccupazione, verrà data notizia al Parlamento e ne discuteremo in tale sede.

Aggiungo un'ultima considerazione a proposito delle modifiche e delle revisioni.

Tenete presente che, ad esempio, in un colloquio avuto ieri col Presidente dell'Associazione nazionale Comuni d'Italia, ci è stata rappresentata la necessità che, per raggiungere alcuni obiettivi, si introducano nuove modifiche su alcune milestone della nona e della decima rata. È evidente, infatti, che la volontà di raggiungere gli obiettivi è comune, ma è altrettanto evidente che vi sono anche difficoltà operative. Ne cito una soltanto: la differenza tra conclusione dei lavori e collaudo dei lavori, che evidentemente hanno una scansione temporale molto differente, perché tradizionalmente il collaudo può durare anche tre o quattro mesi, se non di più, nei lavori più impegnativi.

Ci è stato altresì chiesto di intervenire per quanto riguarda la realizzazione, ad esempio, di alcune strutture metropolitane nelle grandi città, perché, rispetto alle previsioni iniziali, sono stati riscontrati problemi che evidentemente non sono risolubili entro il 30 giugno, nel senso che non è possibile attivare quelle linee entro il 30 giugno. Ma in questo caso ci è stato anche detto che i Comuni potrebbero indicarci misure che possono entrare nel PNRR per assolvere alla scadenza del 30 giugno, liberando quindi quelle risorse che oggi sono impegnate sul bilancio dello Stato e finanziare, parimenti, con quelle risorse la conclusione dei lavori, per esempio per quanto riguarda le metropolitane.

Altro non ho da aggiungere e sicuramente seguirò con la massima attenzione le vostre osservazioni. (Applausi).

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TommasoFoti
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