Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, recante misure urgenti di sostegno nelle aree metropolitane per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio (5882) (ore 15,45).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, recante misure urgenti di sostegno nelle aree metropolitane per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 5882)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Foti, ha facoltà di svolgere la relazione.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione ambiente della Camera ha esaminato nei giorni scorsi il decreto-legge n. 86 del 27 maggio del 2005, con il quale il Governo, dovendo necessariamente far fronte anche ad alcune prescrizioni conseguenti ad una sentenza della Corte costituzionale (la n. 155 del 2004), si è occupato di una materia affrontata già reiteratamente nel passato attraverso provvedimenti di urgenza (decreti-legge), quella della proroga degli sfratti, per utilizzare un termine a tutti comprensibile.
Il decreto-legge in esame ha cercato di non riproporre errori del passato che, in fin dei conti, si possono concretizzare in un'operazione abbastanza elementare: mi riferisco al trasferimento da parte dello Stato sul settore privato di un problema di natura sociale. Si tratta di un atteggiamento che negli anni, a mio avviso, ha finito per deprimere il mercato immobiliare e, soprattutto, la locazione quale strumento valido per fornire a coloro che ne hanno bisogno il bene della casa. Infatti, è evidente che, se un proprietario non può avere la certezza del rilascio dell'immobile che loca e subisce provvedimenti governativi che prorogano all'infinito la durata del contratto, si crea un meccanismo niente affatto virtuoso che deprime il mercato immobiliare dell'affitto.
A ciò ha tentato di porre un primo rimedio la legge n. 431 del 1998, che ha riformato il sistema delle locazioni in Italia, superando la cosiddetta legge sull'equo canone. Tuttavia, anche questa nuova esperienza legislativa di fatto non ha potuto eludere il tema della proroga degli sfratti, dapprima generalizzato e poi riservato soltanto ad alcune categorie.
Oggi, a fronte della decisione della Corte costituzionale sopra richiamata, il Governo ha dovuto intraprendere una strada ancora diversa, riservando e limitando alle aree metropolitane nelle quali vi sia un numero di sfratti esecutivi superiore a 400 la validità di questo provvedimento. Pertanto, la relazione che ci è stata consegnata dagli uffici competenti evidenzia che, con ogni probabilità, il provvedimento avrà efficacia per Roma e Napoli.
Occorre precisare che il sistema di più contratti, individuato nel precedente decreto-legge al fine di consentire ai destinatari di sfratti esecutivi di ricontrattare con la proprietà edilizia la tipologia del contratto prevedendo a latere un bonus per l'affitto attribuito direttamente dallo Stato, ha registrato la presentazione di sole 20 domande.
Pertanto, con il presente provvedimento, si è tentato di affinare la procedura, prevedendo un bonus per l'affitto che in alcuni casi può raggiungere i 5 mila euro e in altri i 10 mila euro. Quindi, si tratta di un intervento significativo che dovrebbe far decollare questa ipotesi che, a mio avviso, appare ben sposata ad una riflessione generale sulla situazione del mercato immobiliare in termini di proprietà, sia pubblica sia privata, esistente oggi in Italia.
Lo stock di edilizia in mano alla proprietà privata è pari a circa l'80 per cento dell'intero mercato immobiliare; il che significa che vi è almeno l'80 per cento di proprietari di immobili. A fronte di tale situazione, si evidenzia uno stock di edilizia abitativa pubblica molto basso in termini di proprietà.
Quindi, occorre aprire una parentesi sull'attitudine dei comuni a far presente sempre e comunque la necessità di un provvedimento di proroga degli sfratti, senza che gli stessi ricorrano ai benefici introdotti dalla legge n. 21 del 2001 per la realizzazione di immobili destinati all'edilizia residenziale pubblica.
Inoltre, non si può non rilevare come, nei piani regolatori delle città metropolitane, non esclusa Roma, a fronte dei milioni di vani previsti, si sia dimenticato di riservarne una quota significativa all'edilizia residenziale pubblica. Tale tipologia di edilizia vive oggi una doppia contraddizione. In primo luogo, non possiamo dimenticare che in Italia esiste una forte presenza di extracomunitari regolari, con famiglie decisamente più numerose rispetto a quelle italiane. Ebbene, in base a tale criterio le famiglie extracomunitarie occupano i primi posti nelle graduatorie riguardanti l'accesso all'edilizia residenziale pubblica.
Inoltre, gli alloggi pubblici disponibili risultano insufficienti anche per l'abbandono di un patrimonio immobiliare che invece meriterebbe maggiore attenzione e cura. Il recupero della «manomorta» del patrimonio abitativo di natura pubblica, statale o parastatale, presente sul territorio nazionale a mio avviso potrebbe di per sé far fronte all'intera domanda di edilizia residenziale pubblica. Per realizzare questo, tuttavia, occorre darsi una mossa. In proposito, vorrei ricordare che nel provvedimento è prevista una norma che per l'ennesima volta mette a disposizioni fondi per l'edilizia residenziale pubblica. Forse tale norma potrà apparire simbolica, perché la somma destinata al fondo è modesta; tuttavia, essa è una norma di sistema e su di essa occorrerà insistere, invece di concedere contributi a pioggia che necessariamente possono far fronte temporaneamente a situazioni di emergenza, ma che nel lungo periodo non risolvono il problema.
Insomma, non si può pensare di elargire buoni affitto da qui al 2020. Invece, si può pensare di ricorrere ai buoni affitto per venire incontro alle esigenze delle famiglie maggiormente in difficoltà; al tempo stesso, tuttavia, dobbiamo creare le condizioni affinché sul mercato dell'edilizia residenziale pubblica esista uno stock di immobili tale da poter soddisfare nel lungo periodo tutte le esigenze, senza ricorrere ulteriormente ad un bonus che altro non è se non una mancia «una tantum».
Sotto questo profilo ritengo che il Governo nel corso di questi anni abbia svolto la sua parte, in un momento anche difficile. Pertanto, a mio avviso anche gli enti locali devono responsabilmente rendersi conto di non poter continuare a chiedere soltanto la proroga degli sfratti. Infatti, oggi siamo in presenza anche di una sentenza della Corte costituzionale che in futuro non darà più spazio a provvedimenti di questo tipo.
Il rapporto genuino e leale tra Governo ed enti locali, in particolare le città metropolitane - infatti, il problema di fondo riguarda soprattutto le grandi realtà urbane, tra cui Roma -, prevede dunque che ognuno faccia la sua parte. Gli enti locali, quindi, dovrebbero in primo luogo dar vita a piani regolatori in cui sia prevista la possibilità di ricorrere all'edilizia residenziale pubblica. Infatti, se tale ricorso non è previsto a livello normativo, è inutile poi reclamarlo in sede di concertazione con il Governo.
In secondo luogo, oltre a realizzare tali destinazioni urbanistiche, vanno finalmente promossi piani che per molti anni sono rimasti nel cassetto.
I pareri resi sul provvedimento in esame sono favorevoli, in alcuni casi - mi riferisco ad esempio al Comitato per la legislazione e alla V Commissione - con osservazioni che sono state recepite dalla Commissione di merito. Sono ipotizzabili, anche attraverso proposte emendative della Commissione, ulteriori interventi migliorativi volti ad introdurre norme per sbloccare tutto lo «sbloccabile» in materia edilizia e per favorire il raggiungimento della finalità di disporre sul mercato di un maggior numero di alloggi in affitto.
Ribadisco che non si può tuttavia pensare che di tale materia debba occuparsi soltanto il Governo, lasciando che gli enti locali si limitino a reclamare ma non a cooperare, come ritengo sia loro dovere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
SILVANO MOFFA, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, intervengo soltanto per ringraziare il relatore e la Commissione per il lavoro svolto, riservandomi di svolgere ulteriori osservazioni nel prosieguo del dibattito. . .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Foti.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, prendo atto della «dichiarazione di guerra» dell'onorevole Sandri, del fatto che verrà espresso un voto contrario sulla proroga degli sfratti e che lo stesso ha criticato certi provvedimenti che però, poi, ha votato (compreso l'ultimo).
Colleghi, l'onorevole Giachetti allo sciopero della fame ha aggiunto quello della lettura, perché ha accusato questo Governo di aver approvato una norma incostituzionale. Ha affermato che siamo talmente abituati ad approvare norme contrarie alla legge che la Corte costituzionale ci ha censurato. Spero che non abbia letto - diversamente, bisognerebbe dire che non ha capito - la sentenza della Corte, la quale, non a caso, non ha dichiarato l'incostituzionalità di alcuna norma. La sentenza n. 155 del 24-28 maggio 2004, non ha affatto censurato sotto il profilo costituzionale la norma introdotta con decreto-legge, poi convertito in legge, ma, invece, ha fatto un riferimento dal quale il legislatore oggi non può prescindere. Ha rilevato che, per il decreto-legge oggetto di valutazione in quel momento, la norma sta in piedi perché la precedente decisione della Corte costituzionale non era stata ancora pubblicata, ma, per il futuro - viene detto chiaramente -, non si potrà prorogare sic et simpliciter il termine. Questo è scritto letteralmente, per chi ama leggere, ma, soprattutto, per chi vuole capire. Quindi, quella del collega Giachetti è un'accusa che non sta in piedi.
Vedo che, a sinistra, vi è molta confusione, collega Sandri: precedentemente, il collega Folena ha parlato di circa 28 mila sfratti, di cui al sito Internet del Ministero dell'interno, ma bisogna mettersi d'accordo su come raccordare quel numero con la scelta, adottata dal Governo di centrosinistra, allora sostenuto anche dall'onorevole Folena, deputato del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di circoscrivere la proroga degli sfratti ad un insieme di categorie, che non è quello dei 28 mila di cui al sito Internet del Ministero dell'interno, ma quello degli ultrasessantacinquenni, invalidi e quant'altro.
È evidente che bisogna raccordare due posizioni del tutto differenti, perché il sito Internet del Ministero dell'interno fornisce un dato assoluto. Su quale paniere operasse la proroga degli sfratti è ben noto. Si tratta delle condizioni e delle categorie che sono state definite per legge: sono sempre le stesse, e non sono state modificate da questo Governo. Pertanto, mettetevi d'accordo, in termini politici, sulla politica della casa. Capisco perché non si costruiscono case! Le case in periferia per voi sono uno spreco del territorio! Questo sostiene la sinistra ambientalista e «gruppettara», tanto capace di occupare immobili senza averne titolo!
Ho sentito anche - è divertente - accusare questo Governo di non farsi carico delle giovani coppie. Vorrei ricordare che, se vi è stato un Governo che ha inserito in una legge finanziaria una norma specifica per aiutare le giovani coppie ad acquistare la casa, questo è il Governo Berlusconi! Non è stato il vostro, perché non lo avete mai fatto!
ALFREDO SANDRI. Cosa dici?
TOMMASO FOTI, Relatore. . Lo dico con ragione, onorevole Sandri!
E quando si dice che il Presidente del Consiglio sbaglierebbe nell'affermare di mettere in vendita gli alloggi pubblici perché gli stessi sono di proprietà delle regioni, probabilmente l'onorevole Sandri dimentica che sono pubblici anche gli alloggi, ad esempio, del Ministero della difesa, che non mi pare appartengano alle regioni. Cito solo questo esempio per dimostrare l'infondatezza e la pretestuosità di una polemica che non ha ragion d'essere. Non parlerò delle cartolarizzazioni in quanto, visto che la prima cartolarizzazione fu prevista con un ministro delle finanze di nome Visco, non vorrei infierire sul punto.
Ciò che rileva - e ritengo che sia argomento vero di discussione - è il non aver fornito una risposta veritiera al fatto che nei piani regolatori dei comuni si estromette la previsione relativa alla realizzazione di immobili di edilizia residenziale pubblica. Questa è la contraddizione che caratterizza una sinistra che, in questa sede, si lamenta degli immobili che non verrebbero costruiti e, dove governa - come, ad esempio, nel caso di Roma -, predispone un piano regolatore tutto a favore dell'edilizia privata. Non parlo dell'edilizia convenzionata che, come tutti sappiamo, legalizza il passaggio in nero dei soldi; infatti, si paga un prezzo secondo convenzione ma, per avere il diritto di accedere a quella casa, bisogna trasferire soldi in nero a questa od a quella cooperativa.
In Emilia Romagna abbiamo costruito un sistema valido, anche se ogni tanto emergono grandi imprese di costruzione, come la cooperativa costruttori di Ferrara, onorevole Sandri, che non si trova certo in una situazione ottimale.
ALFREDO SANDRI. Non faceva case!
TOMMASO FOTI, Relatore. . Mi sembra che quella cooperativa abbia realizzato un discreto buco!
ALFREDO SANDRI. Cosa c'entra con la politica del Governo sulla casa?
TOMMASO FOTI, Relatore. . C'entra, onorevole Sandri, perché prima lei si è riferito a quanto affermato all'ANCE dal Presidente del Consiglio. Allora, andiamo a dire all'ANCE come mai la commessa di opere pubbliche veniva sistematicamente aggiudicata alla cooperativa a condizioni fuori mercato; poi abbiamo capito perché, in quanto il mercato è saltato!
Ritengo dunque che bene abbia fatto il Governo a predisporre questo decreto-legge, che costituisce un provvedimento tampone e non un provvedimento di sistema. Tuttavia, credo che altrettanto bene faccia il Governo a voler ricevere risposte chiare da parte degli enti locali. Non è possibile continuare ad occuparsi solo del buono affitto, senza pianificare e programmare nulla per consentire la realizzazione concreta di immobili di edilizia residenziale pubblica, che sono gli unici che potrebbero aumentare lo stock di patrimonio immobiliare pubblico cui prima faceva riferimento l'onorevole Folena.
È con tale convinzione che invito l'Assemblea ad esprimere il proprio consenso alla proposta contenuta nel presente decreto-legge.
