Camera

Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali

Data: 13/12/2006

A.C. 1955

PRESIDENTE. Sta bene. È iscritto a parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, mi corre l'obbligo innanzi tutto di ringraziare il collega Dussin che mi ha lasciato il posto nell'ordine degli interventi, e ringrazio anche la relatrice, per la collaborazione che ci ha prestato in Commissione, laddove questo provvedimento è stato modificato, su impulso dei gruppi di opposizione, in alcune parti significative: mi riferisco alle modifiche che, insieme al collega Dussin e al collega Stradella, ho rappresentato in quella sede, cercando di portare elementi di chiarezza in un testo licenziato dal Governo che presentava, e che, in alcune parti, presenta ancora, alcuni aspetti veramente grotteschi.
Penso però che in questa sede si debba fare un discorso di natura politica: dopo 11 anni che mi trovo in quest'aula, devo constatare che la politica ha fallito in materia di riordino del sistema degli sfratti. Insomma, noi dovevamo uscire da una situazione di emergenza, dovevamo pensare ad eliminare il disagio abitativo 11 anni fa; si è fatta una legge di sistema, la n. 431, che io ritengo buona, ma, alla fine, siamo ancora alla vecchia ricetta.
Come tutti i provvedimenti, questo non è d'urgenza non soltanto perché il Senato ne ha bocciato i requisiti di costituzionalità ed urgenza, rispetto al decreto-legge a suo tempo emanato, ma anche perché questo disegno di legge non è altro che un pannicello caldo!
Vorrei ricordare che, a fronte di un insieme di piani che vengono qui delineati soltanto per superare una censura da parte della Corte costituzionale, non vi è una lira per costruire un solo immobile!
Ho ascoltato, ieri sera, il dibattito, a cui hanno preso parte il presidente pro tempore della Camera ed il ministro Bersani. Il ministro Bersani ha osservato che noi avevamo azzerato il fondo sociale sull'affitto nell'ultima finanziaria. A parte il fatto che ciò non è vero, vorrei anche ricordare che il decreto ministeriale 16 marzo 2006 ha liberato risorse pubbliche pari a 100 milioni di euro, e che dovevano essere recuperate inoltre risorse private pari ad altri 100 milioni di euro per la costruzione di immobili nelle aree in cui effettivamente vi è un problema per quanto riguarda la locazione di immobili ad un prezzo, diciamo, conveniente per l'affittuario. Ciò che più sorprende, sinceramente, è che non si riesce ad uscire da questa logica dell'emergenza. Tra l'altro, il provvedimento, lo diceva prima la relatrice, non ha copertura dal 3 agosto. In uno Stato di diritto non si è mai visto che un Ministero dell'interno, per il tramite del suo responsabile, emani una circolare dove si invitano i prefetti a disattendere la legge, cioè a trovare un alibi per non concedere la forza pubblica per l'esecuzione del rilascio degli immobili!
Si tratta di una vergogna tutta italiana, che io penso crei una condizione di sostanziale ingiustizia nei confronti di coloro i quali, locando un immobile, credevano in uno Stato che quanto meno non fosse patrigno.
Aggiungerò di più. Mi pare che nel caso di specie ci si dimentichi anche di altre questioni, di una soprattutto. Nella recente campagna elettorale, l'Ulivo si era impegnato ad introdurre da subito una norma fiscale di vantaggio per i proprietari che locassero gli immobili ad uso abitativo. Era la famosa cedolare secca del 20 per cento, che, comparsa alla Camera, era finita al Senato, dove è stato presentato l'emendamento Morando, poi ritirato, dando luogo ad una situazione pazzesca, che lascia in uno stato di generale incertezza coloro i quali dovrebbero invece avere delle certezze. Chi loca un immobile deve avere due tipi di certezze: che il soggetto a cui l'immobile viene affittato sia solvibile e che l'immobile sia rilasciato nei tempi pattuiti. Di fatto lo Stato altera la seconda condizione e non fa nulla per andare incontro a coloro i quali, senza chiedere particolari garanzie, locano l'immobile medesimo. Vorrei aggiungere, sotto questo profilo, che l'articolo 4 è un capolavoro di ritorno al futuro. Dico questo perché, signor rappresentante del Governo, ci voleva un Governo di centrosinistra, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, così come voi l'avete disegnato, a sollevare formalmente l'incompetenza delle regioni in materia di edilizia residenziale pubblica, dopo che la riforma del titolo V ha assegnato alle regioni la competenza esclusiva sulla materia. Penso che un articolo così mal concepito a nulla serva, se non a sollevare questioni di legittimità costituzionale da parte delle regioni stesse.
Nella relazione la collega Fasciani ha ricordato che in Commissione non si era riusciti a risolvere tutte le questioni sul tappeto; penso che questa sia una delle questioni che dovrebbero essere riconsiderate con quel buon senso che è mancato al Governo nel momento in cui ha licenziato questo disegno di legge.
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è contenuto nell'articolo 1, comma 2, relativo all'autocertificazione. Non si vede perché un affittuario possa rilasciare un'autocertificazione, senza rispettare le procedure previste dalla legge. Se l'autocertificazione comporta, in caso di dichiarazione mendace, delle conseguenze, ciò serve a spingere colui che la effettua a dichiarare il vero; ma se l'autocertificazione è soltanto una finzione, senza alcuna possibilità da parte di chi la rilascia di essere sottoposto a qualsiasi tipo di giudizio, allora non serve a nulla.
Aggiungo una seconda considerazione. Questo disegno di legge, nonostante le modifiche apportate, reintroduce in modo surrettizio le commissioni per la graduazione delle esecuzioni immobiliari. Siamo cioè tornati indietro di dieci anni anche su questo tema. Sotto questo profilo, vorrei ricordare che l'autorità giudiziaria già di per sé valuta i singoli casi. Se non vogliamo che il mercato dell'affitto diventi ancora più rigido, dobbiamo eliminare tutti quei mezzucci che vengono introdotti per evitare che, scaduto il termine di locazione, il legittimo proprietario possa altrettanto legittimamente rientrare nella proprietà piena ed esclusiva dell'immobile.
A mio avviso, sono questi i temi sul tavolo e devo aggiungere - avviandomi alla conclusione - che credo vi sia un retropensiero in ciò che il Governo ha scritto.
Infatti, è talmente chiara la volontà di creare delle disparità di trattamento che, a fronte della possibilità del locatore di ricorrere avanti al giudice nel caso si realizzino certe condizioni per poter chiedere il rilascio immediato dell'immobile, si aggiunge un ultimo periodo nel quale si dispone che questo rilascio non debba avvenire prima della scadenza del termine delle esecuzioni. Non è che chiaro il motivo per cui un proprietario che abbia tutte le carte in regola per far ottenere immediatamente il rilascio dell'immobile dovrebbe ricorrere al giudice, se già in partenza quel termine per legge non può essere comunque inferiore a quello stabilito - in termini di proroga - da parte dello Stato.
In conclusione, penso che questo disegno di legge sia uno dei tanti che sulla materia non costituiranno altro che una cattiva legislazione. Mi auguro che quei piani che oggi vengono presentati in modo splendido, nel senso che sembra quasi che fra due mesi tutti i comuni avranno presentato i loro piani e il giorno dopo vi saranno nuove abitazioni, permetteranno di non trovarci alla scadenza dei termini prorogati nella stessa situazione di oggi, identica a quella degli ultimi dieci anni.
Muovo soltanto un invito al rappresentante del Governo: visto che il passato Governo ha lasciato ai comuni 100 milioni di euro e 100 milioni per l'attivazione della costruzione di case da parte dei privati, evitate di disperdere queste risorse nei rivoli di mancata produttività, così come state facendo in questi mesi con l'attuale legge finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania). . .

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TommasoFoti
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