Numero: Seduta n. 408
Soggetto: Senato della Repubblica
TOMMASO FOTI - MINISTRO
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, non so se la mestizia di questo dibattito potrà aumentare dopo una comunicazione che darò da qui a pochi istanti. Capisco la mestizia che prova qualcuno dopo aver scommesso tutto sul fatto che questo Governo avrebbe clamorosamente fallito gli obiettivi, che non esso stesso, ma la Commissione europea gli ha dato, perché ciò che non si dice è che ogni modifica di questo Piano non è unilaterale, ma è stata proposta dal Governo italiano, concordata e accettata dalla Commissione europea. Certo che è il regolamento e proprio per questo bisognerebbe quantomeno avere l'opportunità di evitare critiche strumentali e del tutto inutili, quando non faziose e demagogiche. (Applausi. Commenti). (Richiami del Presidente).
Aggiungo che quando ci siamo insediati non c'erano 204 miliardi in cassa, come oggi non ce ne sono 194: quello fa parte della propaganda, non della realtà dei fatti, perché sapete benissimo, per averlo votato, che quando ci si attribuisce il merito di averlo votato, bisognerebbe anche attribuirsi il merito di ciò che si è votato.
Questo è un programma che, innanzitutto, non è stato di spesa. Infatti, se andate a leggere il regolamento, è un programma che riguarda la spesa e le riforme e gli obiettivi che vengono raggiunti (per i quali vengono liquidati gli importi) sono a volte di spesa e a volte di riforme (Applausi), al punto tale che noi avremmo potuto semplicemente fare come altri Paesi, che accettavano solo i grant e non i loan, perché i grant sono a fondo perduto e ammontano a 71,8 miliardi di euro, mentre i loan, che sono a debito, vanno rimborsati e li deve rimborsare anche la Commissione europea. Infatti, chiunque abbia per caso letto la bozza di quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sa che ogni anno è previsto un rimborso di diversi miliardi di euro per il Next Generation EU.
I 122 miliardi di euro a debito non sono stati ancora incassati; è una fantasia dei popoli che noi abbiamo incassato tutti i soldi. Ad oggi abbiamo incassato - perché abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo dati assieme alla Commissione europea - 153,2 miliardi di euro. Tuttavia, la notizia mesta è che abbiamo raggiunto anche i 50 obiettivi della nona rata e che il 15 maggio verranno liquidati altri 12,3 miliardi all'Italia. (Applausi). Questa è la notizia mesta.
Anche sulla spesa, suggerirei almeno di coordinare i dati che vengono forniti. In un intervento sulla questione pregiudiziale la senatrice del MoVimento 5 Stelle ha detto che dei 140 miliardi abbiamo speso il 55 per cento, quindi 77 miliardi. Poi ha parlato una sua collega e ha detto che i miliardi sono 105. Basterebbe consultare la piattaforma ReGiS per sapere che i miliardi ad oggi spesi sono 113,5, a cui vanno aggiunti, peraltro, i 27 miliardi di strumenti finanziari che sono stati realizzati, e non solo da questo Governo, perché chi ha votato i precedenti piani dovrebbe sapere che circa 8 miliardi di strumenti finanziari erano già previsti all'inizio di questo percorso.
Aggiungo una cosa. In più occasioni ci è stato detto che la Spagna era il modello da seguire: la Spagna non solo ha tagliato i 60 miliardi a debito, ma ha realizzato quasi esclusivamente iniziative con strumenti finanziari, proprio per poter superare la barriera del 30 giugno 2026. (Commenti). Questa è stata la politica che ha seguito la Spagna. Questa è la politica che ha seguito la Spagna.
Il Governo aveva una dimensione di Piano ereditata pari a 194,4 miliardi di euro e l'ha tenuta tutta. Si dirà: li avete spesi male o li avete indirizzati male. Qualcuno sa che ci sono percentuali, linea per linea, sotto le quali la Commissione europea non consente di andare e quindi, tanto per essere chiari, in materia ambientale la spesa deve essere del 37 per cento, come sulla digitalizzazione deve essere del 20 per cento? Allora, dove avremmo depotenziato il Piano, se tutti gli obiettivi rimangono comunque quelli che la Commissione europea mette a disposizione in un menu (che, certo, può cambiare)?
Ho sentito parlare dell'idrogeno verde. Sapete perché sono stati ridotti i soldi all'idrogeno verde? Perché non c'erano progetti sufficienti per coprire lo stanziamento che era stato fatto. Questa è la ragione. (Commenti).
Le rispondo volentieri.
PRESIDENTE. Non è prevista un'interlocuzione diretta.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Dovreste sapere che erano materie affidate alle Regioni: legittimamente qualche Regione ci ha fatto presente che la progettazione, in relazione alle infrastrutture idriche, era molto complessa. Non a caso - se avete letto questo decreto-legge, lo dovreste sapere - noi abbiamo fatto un passaggio, attraverso la struttura dei fondi che escono dalla "barriera" del 30 giugno e diventano strumenti finanziari, proprio per realizzare quello che era previsto in materia idrica. (Applausi).
Se volete, vado avanti. Ci è stato detto che non abbiamo pensato agli studentati. A dire il vero, io penso che gli studentati dovessero essere pensati anche in passato, visto che abbiamo ereditato 40.000 posti a studentato. Ma chi ha detto che questi dovevano essere solo dei privati? Non è così. La misura era per i privati e per il pubblico. Il problema è che i Comuni non hanno presentato domande o ne hanno presentate molto poche. Aggiungo di più: non si doveva costruire lo studentato, perché chiunque conosca questa misura sa che si danno 20.000 euro a posto di studente, per avere un prezzo convenzionato e l'impegno che il posto a studentato abbia una durata di dodici anni. Questa è la riforma prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, non altro. Non confondete questo Piano con le misure che sono in capo al Ministero dell'università e della ricerca e che sono un'altra partita. I 60.000 posti sono rimasti 60.000 posti, non sono stati ridotti; si è solo previsto che vengano realizzati entro il 2028, perché alcuni studentati sono nuovi e non sono solo riconversioni di vecchie strutture o un'imbiancata di qualche ex convento, per intenderci. Ci è stato chiesto un tempo necessario, a partire dai sindaci delle grandi città. Se andate a vedere la concentrazione, Milano, Napoli e Bologna sono le città dove, più di altre, c'è la concentrazione della presenza universitaria nel Paese, ma torno a ripetere che non si è fatta discriminazione tra una proposta e l'altra: sono state accolte tutte quelle che avevano le caratteristiche per essere accolte.
Sugli asili nido, la differenza tra il budget e l'obiettivo raggiunto è che noi possiamo anche dire di fare 500.000 posti ad asilo nido, ma se poi i Comuni legittimamente non partecipano ai bandi, non possiamo pensare di arrivare a 500.000. In ogni caso, i 150.000 che verranno realizzati e consegnati sono di più di quanto abbiamo ereditato o no? (Applausi).
È inutile provocare: questi sono dati. (Commenti).
PRESIDENTE. Allora, invito entrambi i lati: c'è una soglia minima tollerabile, dopo la quale non è possibile. Consentiamo al Ministro di proseguire, anche perché ci sarà un secondo tempo in cui si potrà intervenire di nuovo e quindi avrete tutti la possibilità di parlare per ultimi.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Dato che il Governo - come tutti sanno - può replicare solo in occasione della discussione generale, trovo corretto ed educato rispondere ai colleghi che sono intervenuti.
PRESIDENTE. Infatti, Ministro, dico anche a lei, come ai colleghi, di lasciare alla Presidenza disciplinare. Prego.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Non dipende da me, come lei sa, presidente Boccia, l'organizzazione dei lavori.
PRESIDENTE. Esatto, prego.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Dicevo che comunque sugli asili nido, ai 3,8 miliardi impegnati nel PNRR, sono stati aggiunti 1,2 miliardi, di cui 900 milioni dal Governo Meloni e 300 milioni prevalentemente dalle Regioni, per raggiungere l'obiettivo dei 150.000 posti.
Ho sentito parlare molto della Missione 6, la Missione salute, su cui si citano dati, percentuali e quant'altro. Se qualcuno pensa che noi non abbiamo monitorato la Missione salute, evidentemente ci conosce poco, anche e soprattutto perché una parte significativa della medicina territoriale passa attraverso le case di comunità e gli ospedali di comunità. Non dico l'ospedale sicuro, perché aveva un'altra finalità, ossia semplicemente portare a norma ospedali che non lo erano sotto il profilo della tenuta statica degli edifici.
Ci siamo rapportati da un anno con le Regioni e posso dirvi che tutti i Presidenti di Regione - quindi quelli di destra, quelli di centro, quelli di sinistra, quelli dei 5 Stelle, tutti i Presidenti di Regione - hanno sottoscritto che raggiungeranno gli obiettivi loro assegnati. Mi spiace, collega Lorenzin, che lei abbia trovato una casa di comunità inaugurata e poi chiusa, ma il problema è molto semplice: per aprirla deve sapere che occorre il convenzionamento della Regione con sé stessa. È tanto vero questo che noi avevamo inserito una norma all'interno del PNRR - purtroppo poi non siamo riusciti a inserirla - perché, in accordo con le Regioni, abbiamo previsto una procedura che consente loro in trenta giorni - non in sei o sette mesi - di poter adempiere a questo. Dopodiché c'è la parte del personale per la quale ci sono 250 milioni in legge di bilancio.
Aggiungo anche un'altra considerazione. Teniamo presente che molte delle case di comunità non avranno solo uno, due o tre servizi, perché non è vero che la Commissione europea ci ha dato un target in relazione all'infrastruttura. Ci ha dato un target in relazione a una infrastruttura funzionante e con alcune funzioni che, se non vengono svolte, significa che si perde semplicemente l'obiettivo da raggiungere. Quindi, tutti i Presidenti di Regione si sono impegnati a raggiungere l'obiettivo così come è previsto nel Piano, che non è solo di natura infrastrutturale. Non so se questo sia un disastro o sia un film. Ho sentito una storia strana, ma, dato che il film del PNRR io l'ho vissuto, ne devo raccontare un pezzetto anch'io. Il PNRR I - come voi sapete - la Commissione europea l'ha mandato indietro. A scanso di equivoci, ribadisco: il PNRR I, la Commissione europea l'ha mandato indietro. Dopodiché si è approvato un altro Piano, con il Governo Draghi, e lì è iniziato… (Commenti). Come no? Vada a vedere gli atti. (Commenti).
PRESIDENTE. Richiamo nuovamente i colleghi a non interloquire con il Ministro che ha chiesto di intervenire e sta svolgendo il suo intervento.
Prego, signor Ministro, continui.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Sto dicendo soltanto i passaggi. Capisco che a qualcuno diano fastidio, ma non posso venire meno alla verità dei fatti. (Applausi).
Rispetto alle rimodulazioni, sul fatto che non sia vero che la Spagna ha rimodulato otto volte, mi dispiace dirlo, ma è vero che la Spagna ha rimodulato otto volte, come lo ha fatto il Belgio e come hanno rimodulato tutti i Paesi europei. È evidente che fosse così. Un Piano che è stato approvato anche a livello europeo in linea di principio su alcuni obiettivi chiaramente necessita, quando si va nel dettaglio, di revisioni puntuali. Oltretutto, tenete presente che molte delle revisioni riguardano non solo gli obiettivi, ma anche le decisioni di esecuzione (CID). Come voi sapete, una parte significativa della spiegazione del Piano e di come si raggiungono gli obiettivi è data non dall'obiettivo numerico, ma dal rispetto della CID, che è una prescrizione che dà la Commissione europea in ordine ai singoli obiettivi e ai singoli progetti.
Un fallimento può aver registrato 648.000 progetti finanziati? Io partirei dai numeri, anziché darli: 648.000 progetti finanziati, 520.000 progetti conclusi, 20.000 in fase di conclusione, 80.000 in corso. Voi giudicate tutto questo un fallimento? (Applausi. Commenti).Sono i numeri che dimostrano l'infondatezza di certe tesi. Poi possiamo e potremmo discutere all'infinito di cosa succederà il giorno dopo. Anche su questo però ho notato una certa disinformazione rispetto al raggiungimento degli obiettivi, perché i progetti sono molti di più del numero dei progetti che in realtà si ha come target a livello europeo. È evidente: il problema è raggiungere il target a livello europeo e, quando qualcuno dice che bisogna dire cosa capita dei progetti che rimangono, se però in questo momento diciamo cosa rimane di quei progetti, ci rendiamo o meno conto che blocchiamo la conclusione dei lavori? Ce ne rendiamo conto o qualcuno ha fatto il Ministro a tempo perso? (Commenti. Applausi). Lo chiedo per la cronaca, non per la gloria.
Io penso invece che vi sia un costante rapporto con i Comuni, con le Province e con le Regioni e vi dirò di più: questo decreto-legge in molte parti, come quella della semplificazione, è stato concordato con i Comuni, le Province e le Regioni. La rendicontazione, che è una fase decisiva per il raggiungimento degli obiettivi, fatta in due mesi, tra il 30 giugno e il 30 agosto, con le complicazioni che c'erano, significava dover dire agli enti locali che al 31 marzo dovevano tirar giù la saracinesca e quello che c'era c'era. Siamo arrivati addirittura a un modulo, che avranno tutti gli enti locali, il più semplice possibile. Ho sentito parlare di collaudi: qualcuno ha letto il decreto-legge? Qui si parla di fine lavori e, se non si sa la differenza tra collaudo e fine lavori, questo, sì, è un po' preoccupante (Applausi). Collaudare un'opera pubblica in Italia spesso e volentieri richiede ben più di cinque o sei mesi, mentre- come sapete - col fine lavori si hanno ancora sessanta giorni di tempo per ultimare l'opera; e, se si mette il fine lavori al 30 giugno, vuol dire che fino al 30 agosto si ha il tempo per concluderla e rendicontarla.
Vi pare allora che queste siano state misure che non sono andate incontro? Poi non discuto e capisco benissimo le rimostranze per la ristrettezza dei tempi: alla Camera sono andato in Commissione, ci sono stato in tutto il percorso del provvedimento e avrei fatto la stessa cosa al Senato, ma evidentemente è stato deciso un calendario dei lavori diverso. Consentitemi di dire, però, che il dibattito al riguardo lo faccio e son disposto a venire ogni volta in cui mi si chiama, ma non sono stato chiamato una volta per venire a riferire in Commissione sul PNRR (Commenti). Non una volta, altrimenti sarei venuto. (Commenti). Dico in generale. Non ci sono solo i provvedimenti, scusatemi. Non c'è solo questo provvedimento, perché, se si vuol sapere lo stato del PNRR, lo si può chiedere, come hanno fatto altri, in altre Commissioni, su altri temi. Lo sa bene il senatore Terzi di Sant'Agata quante volte sono andato a riferire al riguardo nella sua Commissione, che me lo aveva chiesto.
Il mio impegno quindi, anche in questo periodo, al di là del decreto-legge in conversione, c'è tutto. Poiché però l'Ufficio studi della Camera ha elaborato e ha consegnato ieri agli atti della Camera un dossier su tutto il PNRR, posso permettermi di dire che è uno strumento di lavoro che ritengo importante per me come per voi, perché a volte alcune sottolineature che a noi sfuggono invece qui sono comprese e ritengo possano essere occasione di arricchimento.
Concludo dicendo soltanto che questa non è una revisione del Piano, anche perché è stata giudicata la sesta revisione; in realtà noi ne abbiamo fatte sette, quindi sarebbe un decreto-legge che diminuisce una revisione del Piano. L'unica cosa che penso di poter dire è che, pur nelle difficoltà e anche nei cambiamenti che ci sono stati sotto il profilo geopolitico, che hanno determinato effetti anche su questo Piano - non è che alcuno neghi che oggi ci sono difficoltà che possono riverberarsi su questo Piano - abbiamo cercato di mantenere la barra dritta e gli obiettivi in piedi. Dico una cosa: il Governo non deve chiedere la proroga dei termini; in realtà, la Commissione europea - lo sapete bene, perché, se avete seguito i temi, tutti i commissari, a partire da Dombrovskis, l'hanno chiarito in tutte le occasioni, e tutte le volte - non ritiene di dover accondiscendere alla revisione di un termine superiore a quello stabilito. Ciò significherebbe, infatti, dover modificare una serie di regolamenti e, soprattutto, dover andare in alcuni Parlamenti nazionali e, dovendosi misurare l'unanimità, ciò non sarebbe possibile.
In conclusione, ringrazio comunque tutti gli intervenuti per le critiche positive che sono state fatte. Ovviamente non mi misuro con le numerose declinazioni del "dopo Crozza" su questo Piano. Per quanto mi riguarda, la denominazione rimane Piano nazionale di ripresa e resilienza, che non ho votato esattamente per le ragioni illustrate dal Capogruppo in Commissione di Fratelli d'Italia, perché oggettivamente non c'è stato il tempo per esaminare quel Piano. Tuttavia, in uno spirito che ritengo dovrebbe essere nazionale per tutti, ho sempre detto che è un Piano che attraversa tre Governi, è un Piano che indubbiamente ha visto diversità di opinione su alcune scelte. Faccio tuttavia presente che ben più del 75 per cento, se non dell'80 per cento, del Piano in esame è quello originariamente approvato dal Governo Draghi. (Applausi).
