Camera

Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di . . .

Data: 13/03/2007
Numero: sed125-t00020-i00240-canc

. . . attività economiche e la nascita di nuove imprese
. . .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che la «lenzuolata» del ministro Bersani sia diventata un «lenzuolino», anzi addirittura un «pannicello», opportuno per cercare di nascondere le vergogne del Governo, molto forte con i deboli ma molto debole con i poteri forti.
Dopo la prima serie di cosiddette liberalizzazioni del ministro Bersani, a nove mesi dalla loro entrata in vigore, è necessario fare qualche considerazione. Il gruppo di Alleanza Nazionale si chiede quali tariffe siano diminuite (mi riferisco alle tariffe professionali) dopo la conversione in legge del decreto-legge cosiddetto Bersani 1. L'unico vero risultato ottenuto è che sul territorio nazionale l'istituto del patrocinio gratuito, cioè di quel patrocinio legale fornito ai non abbienti a carico dello Stato, è svanito. Non vi è più avvocato disposto a difendere con gratuito patrocinio un cliente che non ha i mezzi per provvedere alla propria difesa, perché lo Stato ha tagliato ogni rimborso, almeno delle spese legali che il professionista è costretto a sostenere fin dall'inizio della causa.
Ma la prima grande ondata di liberalizzazioni è servita a qualcuno, ad esempio alla Lega delle cooperative, che può vendere l'aspirina nei suoi supermercati in attesa che l'azienda farmaceutica «amica», finanziatrice di qualche forza politica di Governo, metta sul mercato un farmaco equivalente all'aspirina su cui poter adeguatamente lucrare.
Il Governo, che propone «lenzuolate» di liberalizzazioni, dovrebbe spiegare perché è stato così conservatore, fino a spingersi al limite di cadere nel nazionalismo più esasperato, nel caso della fusione Albertis-Autostrade. In quel caso, in un settore delicato ed importante come quello delle infrastrutture, si poteva cercare una felice cooperazione che permettesse di avere, finalmente, un gruppo industriale in grado di mantenere fede ad una politica di investimenti, che non può essere racchiusa e circoscritta a convenzioni, il più delle volte non rispettate.
Capisco per quale motivo ci sia bisogno di «lenzuolate», «lenzuolini» e «pannicelli caldi» come il decreto-legge in esame, che ha già cambiato titolo essendovi state aggiunte ulteriori materie. Il motivo è che, a fronte di vere e autentiche liberalizzazioni, quale quella del mercato del lavoro, realizzata nella precedente legislatura, e quella del mercato dell'acqua, a cui si era arrivati attraverso la presentazione del testo unico sull'ambiente, avendo in animo l'attuale Governo e la sinistra di cancellare questi fondamentali provvedimenti che avrebbero determinato un effettivo impatto sul cittadino utente, non si poteva che ricadere in una logica di mera propaganda, quale quella del testo oggi al nostro esame.
Inoltre, mi pare fin troppo evidente che questo decreto-legge glissi decisamente ed eviti di affrontare una materia delicata e complessa, ma altrettanto fondamentale in termini di liberalizzazioni, quale è quella del mercato dei servizi pubblici. Ciò è fin troppo evidente, essendo questa maggioranza composta di tanta sinistra e di un centro ormai svanito, dipendente da forze politiche che fanno del socialismo municipale realizzato dalle aziende municipalizzate la loro vera e unica bandiera, la loro vera e autentica «linea del Piave». Non mi stupisco, allora, se il cittadino consumatore che ci sta ascoltando troverà continuamente bollette dell'acqua più care e avvisi di pagamento per i servizi di smaltimento dei rifiuti ogni anno più cari, perché la mancanza di un vero mercato in questi settori e l'ingessamento perpetuato anno dopo anno a tali effetti conduce.
Anche il tema dei costi di ricarica, molto sbandierato dal ministro Bersani - bravo, probabilmente, a farsi pubblicità a Ballarò ma un po' meno bravo nel dire con chi ballerà questo Governo, prossimamente, oltre che con i poteri forti -, era stato più volte sottolineato in sede parlamentare dal gruppo di Alleanza Nazionale e anche da chi parla. Una risposta divertente ci era stata fornita dal sottosegretario di Stato per le comunicazioni competente per materia, il quale ci aveva ricordato, esattamente dieci giorni prima dell'emanazione di questo decreto-legge, che la competenza al riguardo è dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e non del Governo. Evidentemente, il signor sottosegretario recitava una parte forse corretta, sotto il profilo giuridico, ma non aveva capito quale parte gli fosse stata affidata nella commedia delle piccole clientele che questo Governo tenta di realizzare.
Udite udite, cittadini utenti: finalmente abbiamo ottenuto una grande liberalizzazione! Il lunedì, barbieri, parrucchieri ed estetiste potranno tenere aperte le loro botteghe e i loro negozi, a loro discrezione! Questa sarebbe la grande liberalizzazione del ministro Bersani, unitamente alla introduzione del limite quantitativo, in termini numerici, e alla abrogazione del limite delle distanze. Questi elementi fanno parte sistematicamente dei regolamenti, e per abolire norme di questo tipo - il più delle volte, lo ripeto, di natura regolamentare - si scomoda un provvedimento di legge, senza riflettere sul fatto che queste abolizioni potranno portare a due combinati disposti. Innanzitutto, i titolari degli esercizi, se vorranno tenerli aperti il lunedì, saranno costretti a impiegare nuovo personale poiché, pur essendoci in questo settore numerosi apprendisti, non potranno chiedere a questi ultimi una prestazione di straordinario, che non può essere richiesta. I costi che ciò determinerà finiranno così necessariamente per avere conseguenze sulle tariffe applicate. In secondo luogo, con l'abolizione delle distanze minime si realizzerà una corsa verso i luoghi più affollati. In questo modo, saranno lasciate scoperte, di fatto, zone già poco affollate che necessitavano dei servizi in questione, i quali verranno meno. Un vero capolavoro di logica economica da parte del ministro Bersani, la cui assenza, quest'oggi, è significativa, dal momento che questa dovrebbe essere la sua grande «lenzuolata».
Credo che di un liberale come il ministro Bersani questo Parlamento possa fare tranquillamente a meno! Tanto è vero che egli è un liberale a corrente alternata, nel senso che legge i dati solo a suo uso e consumo. Pensate che non ha detto niente sul calo della produzione industriale dell'1,4 per cento che ieri gli istituti competenti hanno registrato. Evidentemente si tratta di un dato che, fra qualche mese, caro Presidente, già ministro, Tremonti, verrà addebitato ancora alla sua gestione, perché sappiamo bene che ogni volta che Bersani parla si riferisce al Governo Berlusconi, non potendo parlare del Governo Prodi, perché chiamare quello di Prodi «Governo» è un regalo alla memoria e soprattutto perché mi pare che l'esecutivo che abbiamo di fronte tutto faccia tranne che governare seriamente questo paese.
Per esempio, penso sia fondamentale l'articolo 10, comma 3, perché finalmente abbiamo ottenuto che per le attività di pulizia e di disinfezione venga abolita la denuncia di inizio attività, che però rimane per le attività di disinfestazione e di derattizzazione, perché questo Governo non vuole mai che un topolino possa essere cacciato dal palazzo senza l'autorizzazione di questo o di quel ministro.
Venendo alle questioni più serie, l'articolo 12, di fatto, mostra la vocazione veramente autoritaria di questo Governo, che si inserisce in contratti e convenzioni firmate e sottoscritte da almeno quindici anni, per mettere in gara - si dice - la tratta Milano-Verona dell'alta velocità, la subtratta Verona-Padova e la tratta Milano-Genova. Si tratta di un provvedimento che, se non altro, serve a fare ciò che appassiona i banchi della sinistra più radicale, ossia fermare una volta per tutte il processo di modernizzazione in atto nel paese.
Sono questi gli elementi fondamentali per dimostrare quanta demagogia vi sia in un provvedimento che vuole occuparsi di tutto e che, come i provvedimenti che si occupano di tutto, finisce concretamente per non cambiare niente.
Secondo Alleanza nazionale, la strada doveva essere un'altra. Se si vuole andare sulla strada delle liberalizzazioni, non bastano i tavoli dei volenterosi, che sistematicamente falliscono, e neppure i volenterosi che ci ascoltano. Serve una volontà politica, ma serve, ancora prima, qualcosa di più profondo: alle liberalizzazioni si può credere se si ha una cultura delle liberalizzazioni, che non può appartenere a questa sinistra, di colore più o meno rosso antico, che, in attesa di entrare a far parte del partito democratico, pensa di potersi scolorire nelle sue espressioni esteriori, ma che rimane fondamentalmente statalista nelle sue vere realizzazioni, quali quelle che il procedimento legislativo, ad esempio, ha messo in evidenza.
Colleghi, penso che, rispetto a questo decreto-legge, la posizione della destra non possa che essere di denuncia, perché si tratta di un provvedimento manifesto e demagogico, che nulla ha a che spartire con le iniziative che ora vorrei ricordare, come l'abolizione di alcuni retaggi che avevano incrostato la pubblica amministrazione sotto il profilo dell'edilizia e che il Governo di centrodestra, nei suoi primi 100 giorni, rimosse, mentre la sinistra lo accusava che avrebbe consegnato il settore nelle mani degli speculatori.
Ho visto tante e tante attività di recupero edilizio nate da quel provvedimento di vera e autentica liberalizzazione. Quel provvedimento, però, era figlio di una cultura liberale, ossia di una cultura che pone al centro della società l'uomo e al centro dell'attività dello Stato l'azione dell'uomo e non quella dello Stato medesimo, che di tutto invece si deve occupare secondo quella vecchia teoria marxista che questo decreto-legge palesa per l'ennesima volta.
Queste sono le motivazioni per cui il gruppo di Alleanza nazionale conduce in questa sede una battaglia di libertà e per la libertà, per le vere liberalizzazioni e non per i manifesti elettorali del ministro, o quasi ex ministro, Bersani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
. . .

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl