Data: 25/10/2007
Numero: sed231-t00050-i00160-canc
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare oggi va valutato sotto diversi profili: il primo è un profilo legislativo, ma anche di tipo culturale.
Si vuole lanciare un messaggio per cercare di riportare alla memoria di molti ciò che è sfuggito. Abbiamo assistito nei mesi scorsi, anche in ragione delle vicende francesi, alla grande polemica e al grande dibattito sulle banlieue, e anche da noi si è iniziato a pensare che il tema delle periferie fosse essenziale, essendo necessario fornire delle risposte, e che dovesse essere iscritto al primo punto dell'agenda politica.
Forse, molti hanno dimenticato, però, che il disagio delle periferie, soprattutto in molti comuni minori, è un problema che vivono drammaticamente i centri storici. Dobbiamo dirlo francamente: una volta il centro storico era luogo di incontro, attraverso la piazza, di quello spirito della comunità locale che attorno ad esso si sviluppava.
Lì vi erano i mercati, i negozi caratteristici: oggi assistiamo, invece, ad uno stravolgimento. Penso che tante polemiche che poi si sollevano rispetto, ad esempio, a fast food aperti in edifici di grande pregio o di fronte ad essi, una qualche risposta la meritino, e che la politica non possa sottrarsi a un tema destinato, negli anni, a porsi sempre più all'attenzione.
Non possiamo pensare, attraverso i piani di riqualificazione urbana, di dedicare la dovuta attenzione alle periferie e poi lasciare, invece, i centri storici in una situazione di abbandono, quale quella rilevabile oggi in molti centri italiani. Vi sono amministratori a volte incuranti e a volte impediti nel dare una risposta laddove, vicino a case fatiscenti, abbandonate o addirittura occupate, si trovano dei giacimenti culturali, dei monumenti, delle bellezze architettoniche che stridono con l'ambiente circostante e che addirittura in molti casi finiscono con il perdere il loro significato più intimo e importante.
Così come in molti Stati ci si è preoccupati di dare una risposta, in questo caso la risposta legislativa innanzitutto - mi permetto di dirlo - è il messaggio che la politica non si dimentica o non si è voluta dimenticare di un problema che sa essere un grande problema e una grande questione nazionale.
È vero: vi è il problema delle risorse, ma anche sotto questo profilo dobbiamo intenderci. Oggi abbiamo a disposizione delle risorse modeste, perché in un unico testo sono confluite diverse proposte di legge che hanno dei punti di convergenza, ma anche - dobbiamo riconoscerlo - delle finalità fra loro non contraddittorie, ma soltanto complementari.
D'altra parte, però, dobbiamo tener presente tutte le varie risorse che possono essere attinte anche in ambito europeo, nonché nell'ambito di una programmazione e di una ricerca di finanziamenti che coinvolga, ad esempio, il rapporto pubblico-privato (purché alla luce del sole), con regole anche agili che possano cioè consentire, effettivamente, di portare anche una chiave di modernità nei centri storici.
Chiunque vada a Berlino, infatti, vede una città che una volta era la Berlino dell'Est, e che oggi sta profondamente cambiando la sua fisionomia anche con interventi coraggiosi e forse provocatori, sotto il profilo urbanistico, ma che tutto sommato mantiene la dignità e la fisionomia dei vecchi segni che contraddistinguono la storia di un Paese e di un territorio.
Questo è il senso che si è voluto attribuire, innanzi tutto, al provvedimento al nostro esame. Intendo sottolineare in questa sede - ma lo ricordavo già in Commissione alla collega Perugia - che il riconoscimento di un marchio per i borghi antichi d'Italia serve anche ad evitare quella proliferazione di marchi «fatti in casa» che poi finiscono, molto spesso, per distrarre il turista, impedendo di distinguere tra ciò che costituisce - effettivamente - pregio architettonico meritevole di tutela e ciò che è invece una ricostruzione, per così dire, un po' accelerata di un vero borgo antico.
Molto spesso assistiamo ad autodefinizioni che per questo - e solo per questo - già assumono una loro dignità, ma che poi, invece, sotto il profilo culturale, storico ed urbanistico finiscono per rappresentare situazioni quanto meno ambigue.
Anche sotto tale profilo, il riconoscimento di legge che il provvedimento odierno propone serve a discernere ciò che merita un effettivo riconoscimento da ciò che può essere apprezzato, ma non perciò è meritorio di un riconoscimento legislativo.
Non si è potuto stabilire che i borghi antichi d'Italia dovessero essere, di per sé, ricompresi all'interno dei centri storici, poiché vi sono alcuni borghi rurali antichissimi di pregevole - anzi pregevolissimo - valore culturale e storico che non per questo si ritrovano all'interno dei centri storici.
La proposta contenuta nel provvedimento che la Camera si accinge oggi ad approvare indubbiamente meriterà anche alcuni perfezionamenti da parte del Senato.
Ricordava prima correttamente il collega Dussin che aver ampliato a 200 mila abitanti la valenza del provvedimento al nostro esame rappresenta, forse, uno sforzo pregevole compiuto dal relatore per conciliare le tante anime che all'interno della Commissione si sono occupate del tema, ma non rende forse giustizia di quella impostazione iniziale che il Parlamento nella scorsa legislatura aveva dato, approvando con voto pressoché unanime un progetto di legge molto simile a quello oggi alla nostra attenzione, che come numero di abitanti circoscriveva molto di più il raggio d'azione della previsione legislativa medesima.
Siamo in prima lettura e non dubito che il Senato interverrà anche su altri punti: mi pare che si sia inviato, comunque, un messaggio sufficientemente definito per dire che la politica si è interessata di una delle grandi questioni che nei prossimi anni non potranno essere certamente eluse. Mi auguro che dopo questo sforzo di tipo legislativo ve ne sia uno altrettanto importante da parte del Governo, per rimpinguare quel Fondo che oggi rappresenta sicuramente più una annotazione per poter approvare il provvedimento al nostro esame, piuttosto che un fondo realmente disponibile per tutti sotto il profilo operativo.
Vi è, però, anche il messaggio, ripeto, che bisogna recuperare risorse all'interno della Comunità europea e soprattutto cercare di valorizzare al massimo quel rapporto pubblico-privato - che fino ad oggi è stato molto spesso e molte volte dichiarato -, che può essere il vero volano di questo provvedimento.
Tale rapporto oggi, invece, trova un'espressione giuridica chiara, una linea di condotta a mio avviso possibile attraverso un intervento che non sia di natura speculativa né di mera natura conservativa e che serva, soprattutto, a far vivere quei centri e quei borghi che rappresentano sicuramente una risorsa della nostra Italia e che possono costituire una ricchezza. Essi in molti casi si trovano nell'abbandono più totale, che una classe politica che possiede senso di responsabilità non può far finta di non vedere e che proprio per tali motivi necessita una risposta concreta.
Queste sono le ragioni per cui il gruppo di Alleanza Nazionale, che attraverso la mia persona è promotore di una delle proposte di legge oggi in esame, dichiara il proprio voto favorevole al testo così come licenziato dall'Assemblea quest'oggi.
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