Camera

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 741 - Conversione in legge, con modificazioni . .

Data: 02/08/2006

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 741 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale (Approvato dal Senato) (A.C. 1475 ) (ore 15,05).

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PRESIDENTE. Il deputato Tassone non è presente.
Il deputato Foti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1475/158.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo uno slogan forse azzeccato questo decreto-legge andrebbe a vantaggio del consumatore. È stata una manovra spietata quella del ministro Bersani, che si è presentato davanti all'opinione pubblica promettendo tariffe più basse per tutti. Effettivamente, questa impostazione inizialmente ha fatto presa soprattutto perché numerose associazioni dei consumatori, che da anni sono sul libro paga del Ministero dell'industria, hanno servilmente assentito ad un'impostazione che, in realtà, ha un peso sui consumatori notevole, ma negativo. Non so se il ministro Bersani pensi che vi sia più gente che va dall'avvocato o che si rovina con un insieme di macchinette mangia soldi che si fanno mettere nel numero di diecimila o se le settemila nuove postazioni per il gioco dei cavalli siano un esempio di moralizzazione e di invito ad un investimento oculato del proprio denaro.
Mi sorprende che le associazioni dei consumatori nulla abbiano detto per alcune parti del decreto-legge che, di fatto, impediscono l'esercizio del gratuito patrocinio nei confronti dei meno abbienti. Con l'articolo 21 si riesce, in un solo momento, ad invogliare gli avvocati ad escludersi dall'apposito registro del gratuito patrocinio e, nel contempo, a non pagare i vice procuratori onorari ed i giudici di pace. Il ministro Bersani è stato molto attento a superare perfino lo slogan della COOP: chi può darti di più se non la COOP? Bersani! Con questo decreto ha dato tutto il meglio di se stesso alla COOP e niente ai cittadini.
Mi permetto di fare alcune osservazioni rapide, ad esempio a proposito del livellamento a cui si vorrebbero portare le libere professioni e dell'abolizione dell'obbligatorietà delle tariffe minime e massime. Questo è stato un modo abile per presentare una ricetta che ha già dato risultati notevoli. Basterebbe vedere tutte le società di controllo dei bilanci che avevano fatto queste operazioni e che hanno determinato la certificazione sempre ottimale di bilanci fallimentari quale quello di Parmalat. È questa la strada che ci indica il ministro Bersani per difendere i consumatori? Oppure dobbiamo credere alla favola che con due taxi in più e due aspirine a 0,01 euro in meno si fa l'interesse del consumatore? Non so, Presidente Bertinotti, Presidente operaio, quanti operai utilizzino il taxi per i propri figli o quante persone a basso reddito corrano alla COOP per prendere le aspirine. Penso poche, perché i farmaci dovrebbero essere medicinali assunti con oculatezza e non generi di largo consumo di cui fare incetta.
Vedo tuttavia che è stata lanciata questa grande idea su taxi e aspirine, ma non si è affrontato, invece, un tema molto più serio. Mi riferisco alla liberalizzazione di un blocco sociale, di un mercato bloccato nel mondo delle farmacie: le farmacie comunali. Dove sta scritto che il comune debba continuare a fare il farmacista, tra l'altro con un sindaco titolare di una licenza, nella maggior parte dei casi non essendo neanche farmacista? Questo è un esempio di liberalizzazione concreta, che avrebbe consentito di mettere sul mercato qualche decina di migliaia di licenze comunali. Questo sì avrebbe consentito di far crescere quel popolo delle partite IVA che, invece, questo decreto-legge scientificamente vuole annientare. Addirittura, questo decreto è tanto liberale che prevede un esame preventivo per poter accedere alla partita IVA: vi è addirittura una fase di preesame per vedere i requisiti per poter rilasciare la partita IVA a qualcuno.
Signor Presidente, lei che ha avuto una lunga storia politica anche di cortei, quando manifestava contro il Cile, avrebbe mai pensato di diventare Presidente di una Camera che ha un Governo che porta un programma che neppure il Governo cileno ha mai portato? . . .
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, questo decreto-legge rappresenta indubbiamente una pagina nera per uno Stato liberale, perché, attraverso il mito delle liberalizzazioni supposte, si è voluto propagandare una manovra che in realtà nasconde tanti aspetti di comunismo o di veterocomunismo. A quella cultura delle garanzie per il cittadino, che, come è stato detto ieri, era propria dello Stato liberale, ma anche dello Stato italiano fino a qualche giorno fa, si antepone e contrappone la cultura del sospetto. Tutti siamo evasori fino a prova contraria. È un principio che non trova alcuna logica ed offende quei milioni di contribuenti onesti che in questi anni hanno compiuto sempre il proprio dovere.
Ciò che più svilisce questa battaglia politica è il fatto che, in modo arrogante, si siano prese a pretesto alcune categorie per dare loro un avvertimento, secondo canoni che non sono propri di uno Stato, ma di quell'antistato che ha sempre rappresentato la mafia. Non a caso, si dice chiaramente ad alcune categorie: da oggi, o ci seguite o vi spazziamo via. È sintomatico il fatto che si siano presi pezzetti di questo o di quel settore delle libere professioni e su ognuno si sia intervenuto con una norma tanto inutile sotto il profilo pratico, quanto vessatoria sotto il profilo morale.
Si è detto, ad esempio, che i liberi professionisti non debbono avere più come riferimento obbligatorio la tariffa minima. Un principio che viene contraddetto nel comma successivo della stessa norma, dove, per quanto riguarda gli arbitrati o il gratuito patrocinio, si assume come elemento di liquidazione proprio la tariffa minima. Per la ragione che non consente contraddizione, delle due l'una: o la tariffa minima viene pagata dallo Stato al professionista perché si ritiene essere proprio il minimo esborso che lo Stato può sostenere nella fattispecie o, diversamente, dovremmo concludere che lo Stato vuole pagare più del necessario. In ognuno dei due casi, si contraddice il principio per il quale il cliente non riesce ad avere contezza a suo avviso della buona prestazione, ma, addirittura, dovrebbe contrattare il costo di una prestazione intellettuale in un mercato che dovrebbe essere quello dell'intelligenza e qui, invece, è soltanto quello del prezzo o del vil denaro.
Signor Presidente, a me pare che mai come in questo momento si debba alzare alta e forte la protesta dell'opposizione e, soprattutto, di una destra che di questa battaglia, della battaglia per la libertà del cittadino dall'oppressione fiscale, ha fatto una sua bandiera fin da tanti anni fa. Vogliamo ricordare che il tema dell'oppressione fiscale risale agli anni Ottanta e che già allora vide mobilitate le categorie e soprattutto vide, anche allora, uno Stato abbastanza sordo alle esigenze dei cittadini trovare poi una logica punizione negli anni Novanta, quando un certo sistema di potere è stato spazzato via, anche e soprattutto perché sordo alle richieste sia dei cittadini, sia degli operatori di giustizia, sia dei commercialisti, sia di tutte quelle categorie che, non a caso, sono sempre state ritenute il nemico principale.
È un vecchio vizio della sinistra. Nelle radiose giornate del 1945 andarono casa per casa degli esponenti delle professioni di allora perché ritenuti pericolosi. Oggi, in una situazione non di guerra civile, Visco ci riprova con sistemi meno pericolosi ma ugualmente invasivi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). . .

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TommasoFoti
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