Camera

Audizione del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro

Data: 13/06/2006

Audizione del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, sullo sviluppo degli investimenti infrastrutturali nel settore autostradale e sulle prospettive di gestione della rete viaria alla luce delle recenti vicende organizzative relative alla società Autostrade

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TOMMASO FOTI. Signor ministro, nella sua relazione lei ha fatto riferimento a due documenti a disposizione: in realtà ci sono due atti pubblicati da Il Sole 24 Ore che non sono a disposizione della Commissione e che, quindi, dobbiamo acquisire. . .
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TOMMASO FOTI. Innanzitutto mi permetto di far rilevare al signor ministro che la mia precedente interruzione, peraltro garbata, riferiva della mancanza di due documenti - torno a ripetere - che sono stati pubblicati per estratto da quotidiani economici e che fanno riferimento alla relazione a firma del presidente Rossi Brigante ed altri. Proprio perché pubblicati per estratto, la mancanza di alcune parti dei documenti non consente di comprendere fino in fondo come si è sviluppata la questione.
Signor ministro, le do atto di aver affrontato, nella sua relazione piuttosto sintetica, alcuni problemi che sono figli della scelta politica - bipartisan la si potrebbe definire - effettuata quando si decise di prorogare tutte le concessioni autostradali per evitare le gare. È bene chiamare le cose con nome e cognome. Quella scelta - ricordo che il sottosegretario Bargone venne a riferire al riguardo in questa Commissione - cercava, io penso in buona fede, di tutelare l'impresa italiana.
Queste concessioni, dunque, hanno anche un vizio di origine, forse un po' troppo paternalistico, di rapporto fiduciario estremo con concessionarie che poi, con le leggi di mercato, hanno cambiato nome e cognome. Prima, signor ministro, lei ha fatto un riferimento che in sé ha una certa logica, sostenendo che comunque il proprietario è sempre lo Stato. Ma quando si privatizza le cose cambiano. Bisogna allora fare una riflessione: quando è stata fatta la valutazione di quella società che si voleva portare sul mercato privato, quegli asset hanno fatto comodo per aumentare il valore della società che si metteva in vendita; allora, non si può pensare di ricontrattare un asset che è stato valutato - mi auguro - correttamente.
Questo è un discorso che però esula dalla valutazione della concessione. Tutt'al più, dovremmo discutere della privatizzazione o della non adeguata privatizzazione. Indubbiamente, tuttavia, chi ha acquistato lo ha fatto anche in ragione degli asset che erano stati indicati, sui quali si poteva pensare di predisporre un piano finanziario corretto. Signor ministro, penso che su questa vicenda occorra dire chiaramente che la gestione di tutti i rapporti di concessione in capo ad ANAS merita una riflessione. Peraltro, come lei sa, la fusione per incorporazione non è un fatto nuovo del diritto societario. È una previsione abbastanza datata, quindi il legislatore deve anche raffrontarsi con previsioni sufficientemente datate. Quando abbiamo previsto queste concessioni non potevamo pensare a società che rimanessero immobili negli anni e nei secoli, con gli stessi proprietari e gli stessi azionisti.
Penso che ANAS debba applicare l'istituto della messa in mora, che è un istituto giuridico, per poter creare le condizioni dell'eventuale contestazione dell'inadempimento. La gravità di tale inadempimento, poi, non spetta a noi stabilirla, ma al giudice di merito. Non si può neanche dire, a priori, che non vi sia una casistica sul grave inadempimento, perché esiste una giurisprudenza al riguardo. Certo, rimane da verificare se si attaglia o meno al caso di specie.
Mi permetto di suggerire che un buon metodo operativo è proprio quello della messa in mora e delle contestazioni. ANAS, in un recente verbale del collegio dei revisori dei conti, cita alcuni dati che più o meno, trattandosi di stime, coincidono con quelli riferiti oggi dal ministro (1.500 contro 2 mila milioni di euro). Tuttavia dobbiamo sinceramente valutare - penso che nessuno sia avvezzo all'insider trading o all'aggiotaggio - che alcune affermazioni su eventuali inadempimenti ci possano portare sulla buona strada per far crollare un titolo in borsa. In presenza di un inadempimento acclarato, l'intervento conseguente è la revoca della concessione; se, invece, vi è un inadempimento supposto, penso che alcune condizioni debbano essere verificate. Si è detto, ad esempio, che con i 2 miliardi in cassa la società Autostrade fa pure finanza. Se fossi la controparte (ma non lo sono) dovrei dire che magari il giorno in cui si svolgerà l'appalto anche i prezzi delle materie prime non saranno più gli stessi; quella finanza, forse, potrebbe anche non compensare il nuovo costo degli appalti.

ANTONIO DI PIETRO, Ministro delle infrastrutture. Purtroppo è prevista la revisione dei prezzi.

TOMMASO FOTI. Signor ministro, lei ha ragione quando afferma la necessità di fissare dei paletti più rigidi. Dico anche, però, che forse il tempo a disposizione non è molto, ma questo non dipende da noi. Un azionista, alla fine, sceglie la strada che ritiene più opportuna.
Penso che, sotto questo profilo, il Parlamento abbia anche titolo per dire, senza invadere il campo dell'azionista, che alcune regole scritte o soggette ad interpretazione possono trovare una modalità di applicazione leggermente nuova, in ragione di una situazione oggettivamente nuova.
Direi, quindi, che la strada di fondo è quella di non fossilizzarci sui 2 miliardi di euro di mancati investimenti, e di considerare più genericamente un insieme di rapporti che vanno rivisti. Prima, signor ministro, lei ha fatto un'affermazione molto precisa a proposito del decreto del 1997, che non vale per tre mesi. Non vorrei suggerirle di fare una verifica di tutte le concessioni in piedi sul territorio nazionale, per vedere se quella condizione sia rispettata o meno. Se la dovessimo fare, però, temo fortemente che scopriremmo che in misura larga la norma è stata interpretata per quei tre mesi e solo per quei tre mesi. A quel punto, però, chi ha il potere di vigilanza deve esercitarlo. In primo luogo, la vigilanza spetta al soggetto concedente. Questa concessione non è figlia di nessuno; al contrario, vi sono dei soggetti legittimati, che penso la Commissione debba ascoltare dopo il signor ministro, per cercare di mettere in rete i vari passaggi. Infatti, se il potere politico fornisce indicazioni alle quali però non seguono dei comportamenti, questi sì, concludenti, non facciamo altro che parlarci addosso.
Signor presidente, anche per avere un parere da parte del ministero, chiediamo che nell'ambito delle proposte di legge da iscrivere all'ordine del giorno della Commissione sia inserita, in quota all'opposizione, la proposta di legge in materia di gestione e trattamento delle autostrade, già presentata (prima firma quella dell'onorevole Armani), in modo tale che essa possa ricevere un parere da parte del ministro, anche come argomento di discussione.
In secondo luogo, chiediamo che entro il 30 giugno la risoluzione depositata agli atti della Commissione possa essere discussa e votata, affinché, senza far crollare o meno titoli azionari, sia fornita un'indicazione più ampiamente condivisa - mi auguro - da parte del Parlamento, su un tema delicato che forse affrontiamo per la prima volta.
Oggi affrontiamo il caso della fusione per incorporazione con Abertis, ma se si trattasse di un'operazione analoga tra due gruppi italiani la considererei con identico occhio, in quanto le preoccupazioni non modificherebbero lo stato dei rapporti che sono quantomeno dubbi, sotto il profilo del rispetto formale, tra Stato e privato, stabiliti un tempo, quando però i rapporti erano fra Stato e Stato e non tra Stato e privato.

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Foti. Per quanto riguarda l'iscrizione della proposta di legge, essa dipende dalle nostre decisioni e quindi si procederà senz'altro in tal senso. . . . .


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