Data: 28/09/2004
Tommaso Foti lascerà il consiglio comunale. Lo ha detto intervenendo ieri in aula. Solo un passaggio di un intervento tutto dedicato al rimpasto di giunta e annessi e connessi. Prendendo spunto dalle dimissioni a sorpresa di Giacomo Vaciago, l'onorevole di An ha fatto sapere che «di qui a breve me ne andrò anch'io da questo consiglio comunale». Il motivo? «Perché mi è impossibile fare il pendolare dal Comune alla Provincia», ha spiegato riferendosi al suo duplice incarico elettivo piacentino, visto che dallo scorso giugno, a seguito della sconfitta nella corsa alla presidenza di via Garibaldi, siede tra i banchi consiliari anche della Provincia tra le file dell'opposizione. «C'è una concomitanza di sedute» tra i due enti le cui assemblee si riuniscono entrambe di lunedì pomeriggio, ha fatto notare. Non volendo fare il «consigliere assenteista», e dovendo scegliere, Foti ha optato per la Provincia, non fosse che in omaggio ai 60mila voti avuti come candidato-presidente.
Dopo Vaciago, altre dimissioni dunque che fanno rumore nel "palazzo". «A breve», quelle di Foti che non ha meglio precisato. Secondo l'interpretazione più ricorrente fra i consiglieri, l'esponente di An potrebbe restare fino alla discussione del bilancio di previsione 2005, l'atto politico-amministrativo più importante da qui a fine anno. C'è chi parla di un accordo in tal senso con Giorgio Antonini, candidato alla presidenza della Provincia alle ultime elezioni per il Terzo Polo, apparentatosi con Foti al ballottaggio. Antonini, che alle comunali del 2002 si presentò nella lista di An, entrerebbe tra i banchi di palazzo Mercanti al posto dell'onorevole essendo il primo dei non eletti.
Quello che è certo è che ieri Foti ha fatto un intervento con parecchi passaggi polemici all'indirizzo dei suoi, quasi a voler segnare una presa di distanze da come la Casa delle Libertà sta facendo opposizione. Ha criticato l'intesabipartisan (v. altro articolo in pagina) per l'Agenzia d'ambito («In quell'accordo non mi riconosco, non lo ritengo un momento qualificante di un'alternativa politica che va realizzata»), a Massimo Trespidi (Fi) ha contestato sia la tesi secondo cui gli assessori vanno scelti in base ai voti di preferenze che hanno preso sia la richiesta di dimissioni nei confronti dell'assessora Manuela Bruschini per la festa "blasfema" di Soarza («Poteva capitare a chiunque di parteciparvi, la sua colpa semmai è di non essersi subito scusata con i cittadini») sia il suo velenoso «non ti rimpiangeremo» dedicato alle dimissioni di Vaciago («Non farei festa per la perdita di un consigliere di indiscusso profilo culturale»).
da Libertà
