Data: 08/05/2006
«Quando il centrodestra decise di vendere con procedura trasparente ad un operatore privato una quota azionaria minoritaria di Tesa si andava nella direzione togliere spazio ai partiti per aprire di più al mercato». Fa questa premessa il deputato di An Tommaso Foti, ex vicesindaco del Comune di Piacenza per commentare la vicenda Enìa. «Oggi assistiamo all'inverecondo spettacolo di giochetti di palazzo, con i Ds di Reggio da una parte a "fare i furbetti" in Borsa e la Margherita dall'altra "nel Bresciano". In tutto questo la figura di Elefanti, compagno di partito di Marco Marippi, dipendente di Asm Brescia, risulta centrale nel momento in cui l'amministratore delegato ritiene che faccia gli interessi di Brescia. Un'accusa che, se provata, richiederebbe la revoca della sua carica di vicepresidente di Enìa. Mi chiedo anche - dice Foti - perché quando Enel decise di vendere le sue quote vi fu chi a Palazzo Mercanti si espose molto e lavorò perché fosse Agac ad acquistare le quote di Tesa anziché Asm Brescia. E oggi si scopre (qualcuno scopre, altri già lo sapevano) che il partner naturale di Enìa sarebbe proprio Asm Brescia. O si sbagliò allora o si sbaglia adesso. Così Reggi ed Elefanti hanno sparato i loro colpi alla nuca di Tesa e ora tentano di tornare indietro. Se Reggi con le sue dichiarazioni, poi retificate, voleva far cadere Cantarelli per prendere l'autostrada per Brescia lo ha fatto un po' tardi, con il rischio che se Cantarelli resta, Reggi prenderà invece il viottolo del cimitero politico».
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da La Cronaca
