Camera

Cravedi? «Si goda la pensione che gli ha regalato il Pci»

Data: 28/06/2006

Non l'avesse mai detto. Dopo aver seminato vento in queste settimane di campagna elettorale per il rferendum, Mario Cravedi, presidente dell'Anpi e del Comitato per il No, ora raccoglie tempesta.
«Votando No abbiamo salvato il posto da parlamentari a Foti e Polledri», aveva detto Cravedi subito dopo l'esito della consultazione. Una battuta, può darsi. Ma l'ennesima, in ordine di tempo, di una serie di uscite di Cravedi non certo improntate al fair play. E se Massimo Trespidi - che nei giorni scorsi si era beccato del «tuttologo» dopo un suo intervento sulla Costituzione - si limita a domandarsi «come faccia Cravedi a fare il presidente dell'Anpi che da sempre si dichiara associazione apolitica», la replica di Tommaso Foti è veemente e non fa sconti. Passa attraverso un comunicato stampa dal tono pesantissimo.
«Se l'essere persona educata anche con ottuagenari avversari politici - si legge - dà a questi ultimi l'idea di poter essere liberi di insultare a piacimento, non c'è problema, si cambia musica. Mario Cravedi è liberissimo di concedersi ogni elementare licenza - come il suo titolo di studio - per tentare di dare sostanza al suo credo politico, ma lì si deve fermare. Invece, con la tracotanza che gli viene dall'esser stato uno dei capoccia comunisti della città negli anni '70, pensa di far paura, mentre fa solo ridere».
Quasi si fosse appuntato ogni frecciata ricevuta in queste settimane da Cravedi, Foti controbatte per le rime ad ognuna di esse.
«Cravedi fa ridere quando, vestito da comunista, ironizza sull'Enel, incurante che lo "spezzettino" della società voluto da Bersani ha decimato gli addetti al polo energetico piacentino. Cravedi fa ridere quando, vestito da ex deputato, confonde la legge elettorale (definita da Calderoli "una porcata") con la Costituzione».
E sull'attualità: «Cravedi fa ridere quando, vestito da crociato della bontà, si preoccupa di avere salvato il posto di parlamentare a Foti e a Polledri. A prescindere dal fatto che entrambi, anche con la riduzione del numero dei parlamentari, saremmo stati rieletti, si fissi bene nella mente il compagno Cravedi che noi un lavoro l'abbiamo da oltre vent'anni e non certo grazie alla tessera di partito».
Quindi passa al contrattacco con l'artiglieria pesante: «Piuttosto, perché Cravedi non ci parla invece di come mai i comunisti gli fecero fare due legislature (tra l'altro entrambe monche) - e soltanto due - a Montecitorio? C'entrava forse la tecnica comunista di trasferire i costi dei propri funzionari di partito al bilancio dello Stato facendoli diventare deputati per due legislature, secondo uno scadenziario anagrafico che permetteva loro di percepire il vitalizio (volgarmente detto pensione) dal giorno successivo alla cessazione dalla carica?»
La chiusura: «Cravedi la pianti, si goda la pensione (pardon, il vitalizio) come fa da quando aveva 55 anni e, se non ne può fare a meno, faccia anche il Presidente della "Associazione amici delle parole a vanvera". La competenza c'è. Senza dubbio alcuno».


da La Cronaca

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TommasoFoti
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