Data: 12/02/2012
"Io non ho paura". Il titolo di un libro è diventato ieri lo slogan maggiormente utilizzato dai componenti del coordinamento cittadino del Popolo della libertà. Anzi, la riunione di ieri è servita a tenere vivo l'entusiasmo scatenato dalla partecipazione di iscritti al congresso provinciale di sabato 4 febbraio al Park Hotel.
«Non vedo perché dovrebbe spaventarci il candidato Pd Paolo Dosi - ha detto Tommaso foti - espressione di una minoranza del suo stesso schieramento, una coalizione che peraltro mi sembra tutto tranne che compatta. Dosi è una persona rispettabile, ma politicamente è molto modesto, un assessore che si è caratterizzato in negativo per quanto poco ha fatto, quindi non capisco perché dovremmo temerlo oltremodo. Ed è significativo come le sue prime parole dopo le primarie abbiano riguardato posti e poltrone, non progetti per i cittadini».
foti ha lanciato anche alcuni spunti programmatici: «Piacenza deve diventare punto di riferimento vero per la logistica: perché non si è mai realizzato un interporto? E chi lo dice che il centrodestra non presta attenzione al welfare? Noi faremo meglio e con spese minori, valorizzando anche in città iniziative come le tagersmutter lanciate dalla Provincia».
Secondo il deputato e tutti gli altri presenti, c'è un altro "mito" da sfatare: «Dosi non rappresenta il voto cattolico per molti motivi: è sostenuto da partiti che vogliono le unioni gay, il testamento biologico e l'eutanasia. E poi in questi dieci anni da amministratore non ha fatto molto per il mondo legato alla Chiesa».
Parole riprese da Giovanni Botti: «I valori cattolici sono scritti esplicitamente nella carta dei valori del Pdl, noi sicuramente siamo in linea con quanto dice la Chiesa, il centrosinistra e i suoi esponenti direi proprio di no. Dosi si propone come la prosecuzione di un "carrozzone" che ha fatto il suo tempo, noi siamo il vero elemento di rinnovamento e rilancio per la città». Stessa linea anche per Antonino Coppolino: «Nessuna paura di Dosi, anche perché tutti sanno che non sarebbe altro che la prosecuzione del sistema Reggi. Penso che le primarie allargate a tutti possano dare un'ulteriore spinta al nostro elettorato, non partiamo certo battuti».
Grande iniezione di ottimismo anche da Armando Schiavi: «C'è tanto da lavorare, ma questo non ci spaventa. E anche i possibili candidati trovino il coraggio di uscire allo scoperto».
Giuseppe Caruso ha rivolto infine un invito ai partiti di centrodestra: «Devono capire che a maggio bisogna giocare per vincere, andare così divisi sarebbe un problema, soprattutto per loro». Nel corso della riunione sono intervenuti anche Daniele Bolzoni, Michele Magnaschi e Gloria Zanardi.
da Libertà
