Data: 17/09/2006
Il mondo della cultura (o ""Kultura""?) piacentina ha lasciato solo Armodio colpevole, da artista libero, di avere espresso la propria motivata contrarietà alla collocazione dell'ulivo in piazza Sant'Antonino.
Un atteggiamento furbesco, in linea con i tempi: mai contraddire la sinistra che comanda.
Eppure un po' di coraggio non guasterebbe: chi scrive non è uomo di cultura (con la ""c"") ma, come Armodio, ha la passione per Piacenza, della quale vorrebbe almeno rispettati i monumenti. E invece?
Vai a barriera Roma e l'unitarietà della stessa è frantumata da una serie di rotatorie, anziché realizzarne una sola intorno al monumento alla romanità del Berzolla.
Vai in piazzale Genova e ti ritrovi una rotatoria (provvisoria) che se verrà realizzata con i materiali di quelle che si vedono in giro, farà a pugni con l'ex casa del balilla, ora liceo Scientifico, progettata dal Moretti.
Vai in viale Risorgimento e, tra il liceo Classico (in cotto e pietra di Cardezza) del Baciocchi ed il Romagnosi, t'imbatti in un tentativo di piazzetta senza arte, né parte.
Arrivi da San Rocco al ponte sul Po e il monumento ai Pontieri è coperto da un cartellone luminoso che pubblicizza di tutto e di più.
Si vuol dunque epurare lo stile ""Novecento""? Almeno lo si dica: non sarebbe dopo tutto una trovata originale posto che, già nel passato, una Giunta di sinistra autorizzò l'abbattimento della fabbrica Federici in via Vittorio Veneto. A tacer di quando, per non far torto ad una sola epoca, la Giunta rossa autorizzò all'Enel la costruzione di un enorme edificio rosso a fianco di Palazzo Farnese.
Ma lasciamo da parte i ricordi e riprendiamo il nostro giro cittadino.
Vai all'incrocio di via Campagna con via XXI Aprile e trovi una rotatoria (utile) che tra una lapide e l'altra ti ricorda il cimitero: che c'azzecca con le limitrofe antiche mura della città e con la Chiesa di S. Maria di Campagna?
A tacere del muro (che segnala la presenza nel sottosuolo dei confini cittadini) abbattuto per i tre quarti in viale S. Ambrogio per far posto alla rotatoria soppressa in occasione del giro d'Italia.
Così, mentre attendiamo ansiosi di verificare se il riassetto di piazzale Torino, al di là dell'utile rotatoria, continuerà ad offrirci la visione della sbiadita baracca in legno e dell'edicola che costeggiano le mura dell'Arsenale, non ci resta che la consolazione della Galleria della Borsa dove tra piccioni morti, sterchi degli stessi e reti di protezione strappate si possono intravedere belli, ma sbiaditi, due affreschi del Ricchetti.
Che retrò che sono: la città ""si muove davvero"" ed io qui a pensar ad Armodio e ai monumenti?
di Tommaso Foti
da Libertà
