Data: 14/11/2006
L'onorevole Tommaso Foti prende a spunto una passeggiata a Milano tra Umberto Eco e Vittorio Sgarbi per tornare sulla lite tra il critico d'arte, oggi assessore alla cultura di Milano e il sindaco Roberto Reggi. Foti ha scritto a Reggi una lettera per chiedergli se «quello stesso Eco che, durante la campagna elettorale di quest'anno, sosteneva che si sarebbe esiliato dall'Italia se avesse vinto di nuovo Berlusconi», sarà oggetto, come Sgarbi, del divieto a venire Piacenza virtualmente disposto dal sindaco. Foti, nel riportare i resoconti di stampa che hanno descritto come «improntato sulla gentilezza e la collaborazione per il bene del capoluogo lombardo», l'incontro tra Eco e Sgarbi, dice di supporre che «il prof. Eco ignorasse la qualifica di ""pregiudicato"" che, a Tuo dire, compete a Sgarbi», perciò chiede a Reggi di accettare «questa mia supplica di volere considerare la detta liaison tra i due una svista, un peccato di superficialità dell'autore de ""Il nome della Rosa"", purtroppo ignaro dell'anatema da Te scagliato contro il noto critico d'arte. Non vorrei proprio che i fatti, per come riportati dal Corriere della Sera, finissero infatti per costituire, ai Tuoi occhi, prova insindacabile della necessità di bandire da Piacenza anche il povero Eco. Ciò affermo perché, nonostante quest'ultimo sia un dichiarato detrattore della destra e del Governo Berlusconi - come del resto Tu e i Tuoi accoliti - vorrei comunque che lo stesso (non auotoesiliatosi per via del successo dell'Ulivo) avesse la libertà di venire a Piacenza quando gli pare. Così come piacerebbe a me vivere in una città in cui a tutti fosse garantita la libertà di ingresso e di uscita, senza liste di proscrizione».
da Libertà
