Data: 05/02/2012
«Oggi il Popolo della libertà diventa partito, termina una gestione commissariale che ha visto tutti nominati dall'alto e si apre una fase di democrazia diretta con le caratteristiche di un'elezione presidenzialista con una lista collegata al nome del candidato alla carica di coordinatore provinciale». Le parole con cui Tommaso foti ha aperto il congresso provinciale al Park hotel durato tutta la giornata di ieri sono state fatte proprie da molti degli intervenuti. A sottolineare la stagione nuova che, a quattro anni dall'atto di nascita del partito che, su impulso di Silvio Berlusconi, ha visto fondersi Forza Italia e Alleanza nazionale, si sviluppa a livello locale.
Considerazioni fatte sue dal presidente dei lavori, il coordinatore regionale del Pdl lombardo, senatore Mario Mantovani. Il quale, entrando nei ragionamenti elettorali che a Piacenza tengono prepotentemente banco, fa spallucce di fronte ai proclami di Umberto Bossi e della Lega che danno per certa la separazione delle strade alle amministrative: «Lo dicono sempre, da tempo, però poi, a guardar bene le loro dichiarazioni, si vede che lasciano ai rappresentanti sul territorio lo spazio per trovare soluzioni».
E comunque, se «noi con la Lega governiamo da tante parti come alla Provincia di Piacenza», Berlusconi «credo che stia guardando avanti, anche perché non è sopportabile sentirci dire sempre che siamo delle mezze cartucce». Ecco allora, spiega Mantovani, che «la risposta del Pdl al Carroccio saranno le primarie: attraverso la presentazione dei nostri migliori candidati, li sfideremo sul campo della battaglia, e a Piacenza torneremo sul percorso vincente della Provincia». Con la Lega, dunque, «amicizia senza sottomissione, se c'è da governare insieme bene, ma siamo pronti a guardare in altre direzioni».
Più esplicito il senatore Giampaolo Bettamio, vicecoordinatore regionale del Pdl in Emilia-Romagna, nell'indicare le «altre direzioni» possibili. Ha parlato di un Ppe italiano, con socialisti e Udc. «La prospettiva che vedo è di un governo anche tecnico ma con ministri politici», che sia appoggiato come oggi Monti da Pd, Pdl e Terzo Polo, sulla falsariga della grande coalizione tra Spd e Cdu che «in Germania nove anni fa riuscì a fare quelle riforme che servivano ai tedeschi per ammodernare e irrobustire il loro Paese».
A tornare su logiche più piacentine, è stato il coordinatore regionale emiliano-romagnolo Filippo Berselli, secondo il quale «a livello locale ci sono meno ostacoli a creare le condizioni per delle alleanze larghe in grado di vincere le elezioni perché «uniti si vince, da soli si perde».
Prima di lasciare Piacenza, Mantovani ha lodato la discussione congressuale: «La sensazione è che da Piacenza possa partire qualche messaggio nuovo, qui si sta respirando un'aria un po' nuova, di un partito consapevole di un ruolo e delle speranza di un esito elettorale vincente fondato sulla condivisione di principi e valori».
Da annotare la presenza in platea fin dalla mattina di Carlo Mazza, consigliere comunale del gruppo misto, già primo segretario di Forza Italia da cui poi si separò al termine di una fase di infuocate polemiche. A salutare la presenza di Mazza dal microfono è stato Carlo Mazzoni, sottolineandone il significato simbolico per un partito - il Pdl - che si propone di essere forza di aggregazione e «motore del centrodestra».
da Libertà
