Data: 07/07/2005
...Segno di una decisa sterzata rispetto al passato, al lungo "regno" di Gian Carlo Mazzocchi. Convitato di pietra ieri l'ex presidente, tirato in ballo da molti. E finito sul "banco degli imputati".
A portarcelo in tanti, che riferendosi alla sua presidenza hanno parlato di «gestione ermetica» (Stefano Rattotti, Prc), di «autoreferenzialità (Gianpaolo Fornasari, Fi). Ma l'affondo più duro è arrivato da Tommaso Foti (An) che ha puntato il dito sul patrimonio di via Sant'Eufemia (400 milioni di euro): dal '99 al 2004, prima dell'elezione di Marazzi, il suo valore è calato di 30 milioni di euro.
Foti ha buttato lì la cifra cercando conferme nel neo presidente. Che gliele ha date («Sì, quello è l'importo»), senza però indugiare troppo perché, ha annotato, «non voglio parlare del passato, ma di presente e futuro». E tuttavia la sua spiegazione su come si sia potuto determinare un tale decremento di capitale, Marazzi l'ha fornita: «non è che hanno rubato», solo che «è stato distribuito patrimonio». Si è cioè intaccato il capitale per le erogazioni, le risorse per iniziative o progetti. Cosa da evitare assolutamente, è stato categorico Marazzi: occorre un fondo erogazioni che segni il tetto da non sfondare (nel 2005 ne sono programmate per 7 milioni di euro), in sostanza va distribuito solo ciò che entra in cassa in virtù di quanto frutta il capitale e al netto dell'inflazione, così il valore reale del patrimonio non arretra.
È bene farlo avanzare semmai. Foti ha anche tirato in ballo investimenti del passato giudicati poco azzeccati (le azioni delle Funivie di Folgarida, i bond argentini). Ma su questo punto Marazzi ha preferito sorvolare facendo presente come siano perigliose le acque dei mercati finanziari. Anche qui comunque si cambia rotta: se in passato ci si era affidati a gestori individuali per gli investimenti in liquidità di borsa (un portafoglio di 38 milioni di euro, ha polemicamente annotato Foti, costato in spese di gestione ben 2,3 milioni di euro un anno e 900mila euro quello successivo), ora «ci rivolgiamo a banche d'affari multinazionali con fondi strutturali a lungo termine» confezionati su misura, e con "tripla A", che significa minimizzare il rischio.
Una cosa sia, comunque, chiara, «le risorse non sono illimitate», si cercherà di distribuirle in modo mirato, ha assicurato Marazzi, non solo per interventi "a piogga", che era l'andazzo del passato, ma destinando un 40-50% a progetti strutturali di medio-lungo termine, perché la Fondazione vuole «lasciare il segno» nel territorio. Nei settori, chiaramente, di sua competenza, quei cinque dove, da statuto, ha diritto di intervento - arte e cultura, educazione e formazione, ricerca scientifica, asssitenza agli anziani, beneficienza e volontariato - non in altri. Sul punto Marazzi è stato molto chiaro: neanche un euro per progetti che escano dal seminato o addirittura prendano la strada di altri territori (ce n'erano, come un centro studi religiosi di Torino, e «li abbiamo tagliati tutti»).
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da libertà
