Camera

Il PD e il "vizietto" di cambiare le carte in tavola

Data: 22/01/2012

Vedere alcuni che, poco rileva se su commissione o meno, si peritano d'insegnare il "valore delle primarie" a chi, come chi scrive, viene da una storia politica che ha fatto del "presidenzialismo" (cioè dell'elezione diretta dei vari livelli di Governo da parte del popolo) la propria bandiera, suscita quanto meno ilarità.
Purtroppo, non per me ma per chi lo fa, c'è chi si diletta ad estrapolare da un ben preciso discorso un'osservazione incidentale e costruire sulla stessa un teorema del tutto fuori posto. Ma tant'è: a ergersi mio non richiesto e non gradito ventriloquo, dopo il segretario provinciale del PD, spunta anche il lettore Dimitri Dosi.
Proprio perché non sono avvezzo a lasciare che altri manipolino il mio pensiero ad uso e consumo delle proprie tesi, non ho difficoltà a ribadire che mi piacciono le primarie. Sì mi piacciono, e non da oggi, avendone prospettata l'effettuazione da parte del Popolo della Libertà, per l'individuazione del candidato sindaco di Piacenza, fin dal giugno scorso.
Che poi io abbia un'idea delle primarie più orientata al corpo elettorale (riconoscendo il diritto di voto agli iscritti nelle liste elettorali tenute presso i Comuni) rispetto ad una sinistra che alle stesse fa partecipare anche chi poi non potrà votare (per carenza di legittimazione giuridica) al momento delle elezioni, è un dato di fatto.
La ragione del contendere, però, non attiene alle primarie o alle loro modalità di realizzazione, ma al fatto che il Partito Democratico ha prima organizzato una consultazione interna ai propri iscritti per l'individuazione del proprio candidato Sindaco e - poi - ne ha ignorato l'indicazione largamente maggioritaria emersa.
E' questa scarsa considerazione dei pareri che vengono dal "basso" - e non altro - che mi ha portato a definire il percorso seguito dal PD una "pagliacciata".
In tale mia convinzione rafforzato da quanto accaduto nel 2008 allorché, nelle "primariette" indette dal Partito Democratico per l'individuazione dei candidati alle elezioni politiche, vinse Patrizia Calza ma in lista ci finì Paola De Micheli: un'ulteriore conferma del "vizietto" dei maggiorenti locali del Partito Democratico volto ad ignorare il parere degli iscritti.
Può darsi che, per qualche illuminato radical-chic, sia quello l'atteggiamento più adeguato (a suon di ceffoni) che va riservato alla "base" del PD; per chi scrive - anche se i destinatari di così poco rispetto sono avversari - è e rimane un'offensiva presa in giro.
Tutto lì; né più, né meno: senza inutili sbrodolature, commenti e teoremi che non hanno ragione d'essere alcuna.

di Tommaso Foti

da Libertà

di seguto l'intervento del Sig. Dimitri Dosi da Libertà del 21-01-2012

Caro onorevole foti, le primarie
sono la base della democrazia

vorrei rispondere all'on. Tommaso foti in merito al valore e alla serietà delle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Piacenza. Sono infatti rimasto un po' colpito dal termine ‘pagliacciata' usato per definire un'esperienza che io ritengo invece costruttiva e alla quale sto dando un piccolo contributo. Il percorso che si sta seguendo ha diversi elementi positivi, che cerco di segnalare.
Innanzitutto, per un sistema democratico, l'aspetto più importante è quello della libera ed attiva partecipazione dei cittadini alle scelte politiche. Da questo punto di vista posso garantire che le primarie costituiscono un eccezionale momento di coinvolgimento di persone (specie giovani, ma non solo) che non fanno parte dei tradizionali circuiti di militanza politica. Questo metodo fornisce l'opportunità a tanti di avvicinarsi per la prima volta alla cosa pubblica, ma è benefico anche per i ‘tradizionali' partiti, i quali hanno l'occasione per esplicitare i propri orientamenti alla luce del sole e per riscoprire il loro ruolo di elaborazione politica, al di là della gestione del potere.
Inoltre, il libero confronto permette di mettere in rete, a disposizione di tutti, idee e suggerimenti che altrimenti non sarebbero emersi così chiaramente: le proposte di un candidato vengono dibattute da tutti gli altri (nel corso degli incontri pubblici, ma anche per mezzo delle domande e risposte pubblicate da Libertà). Per successive puntualizzazioni, integrazioni, contestazioni, si costruisce il programma comune di tutto il centrosinistra, che amplia l'iniziale cornice stabilita nel corso di riunioni dei rappresentanti della coalizione.
Quindi, non solo il candidato ufficiale a sindaco di Piacenza non è scelto al chiuso da poche persone, ma nemmeno il programma è frutto dell'alchimia di pochi. Poi, certamente in democrazia il consenso pesa e ciascun candidato riuscirà maggiormente ad influenzare il programma a seconda dei voti che otterrà.
Al momento del voto, il 5 febbraio prossimo, sono previste regole per evitare ogni contestazione: ciascun possibile elettore, a seconda della via di residenza, ha assegnato il suo seggio: non sono possibili doppi voti in seggi diversi. Nessuno ribalterà l'esito del voto; il candidato scelto sarà il candidato di tutti.
Le primarie del centrosinistra sono così, non nascono da un'improvvisazione e non sono pagliacciate. Esaltano il volontariato di persone che impiegano il loro tempo libero per la nobile attività della partecipazione alla cosa pubblica. Queste persone danno il loro contributo in tanti modi, si informano e crescono nella loro consapevolezza. Sicuramente, al termine del percorso, molti saranno più ricchi dal punto di vista umano di com'erano all' inizio.
Spero che anche il centrodestra, avvicinandosi alle elezioni comunali, valorizzi la partecipazione dei suoi militanti e dei concittadini alle scelte politiche: sono sicuro che si tratti di un valore aggiunto per tutta la collettività, di destra come di sinistra.

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TommasoFoti
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