Data: 27/08/2006
Il deterioramento dei rapporti tra il Comune e il Piacenza Calcio non può, nè deve, essere ridotto ad una scaramuccia estiva.
Sgombriamo subito il campo dalla bufala, tanto cara ai cavalier serventi del Sindaco, che con perfida malizia attribuisce la situazione di tensione creatasi alla decretata inedificabilità di un'area (quella di via XXIV Maggio) di proprietà del presidente del Piacenza.
Ricordo agli immemori che da sempre quell'area di loro proprietà i Garilli la hanno lasciata utilizzare gratuitamente ai piacentini tutti senza mai chiedere nulla al Comune.
Tant'è che anche personalmente posso dire, come tanti della mia generazione, di aver giocato sul ""Morigi"" (come lo chiamavamo noi) ben prima che ""l'ingegnere"" acquisisse (23 anni fa) il Piacenza Calcio.
Aggiungo che la proposta formulata dalla amministrazione Guidotti, volta unicamente ad evitare il radicamento di vari contenziosi, attribuiva all'area di Via XXIV Maggio una limitata capacità edificatoria, tale da preservarne la gran parte a verde pubblico (oltre che a garantire lo stesso uso all'area oggi inutilizzabile che lambisce via Cella).
Una proposta (al di là o meno della sua condivisibilità) esente da finalità squisitamente speculative (differentemente da altre delle quali a breve scriverò, per memoria dei cittadini, oltre che dei beneficiati).
Non reggendo fin da allora la tesi del ""Garilli-speculatore"" si vuol far passare oggi nell'opinione pubblica, con l'ausilio di un forte condizionamento mediatico, l'immagine del ""Garilli-debitore"" (dell'affitto dello stadio).
Non entro nel merito della questione, spettando alle parti (Comune e Piacenza Calcio) la ricerca di una soluzione o a chi alle stesse si appelleranno (arbitro o giudice) la decisione sull'eventuale contenzioso.
Sul metodo, invece, proprio non ci siamo.
La storia del Piacenza calcio degli ultimi 20 anni è indissolubilmente legata alla famiglia Garilli che, raccolta la squadra in C2, l'ha portata e riportata in serie A.
L'immagine del Piacenza ""tutto italiano"" (vittima, tra l'altro, di una discutibile retrocessione) ha acceso i riflettori sulla nostra terra regalandoci un'impensabile (fino ad allora) notorietà. Altro che i risultati attributi a consulenti di marketing territoriale (profumatamente pagati con i soldi dei piacentini) incaricati da Comune e Provincia!
E per tornare all'ambito sportivo: non è forse motivo d'orgoglio per la nostra comunità il fatto che tre giocatori della Nazionale campione del mondo abbiano indossato la maglia del Piacenza?
Che dire, infine, di un Piacenza pulito in un mondo, quello odierno del calcio, dove le combine non finiscono mai?
Non occorre molto tempo infine - basta leggere i bilanci della società - per accertare che la mano sul portafoglio per far quadrare i conti del ""Piace"" in casa Garilli l'hanno messa in tante occasioni, con un esborso complessivo pari almeno a cento volte il credito di 350.000 euro che il Comune dice di vantare.
Il fatto non costituisce certo un esimente, ma sicuramente mal si concilia con l'immagine di oggi, artatamente costruita, del Garilli che non paga l'affitto.
Mi viene il legittimo sospetto che i ""soliti noti"", supportati dalle ""solite pedine"", vogliano stancare Garilli e spingerlo a lasciare il Piacenza Calcio.
Mi auguro di sbagliarmi, ma se così fosse, facciano un'offerta: diversamente finiranno in... fuori gioco.
Anche perchè, pur non essendo Passirano Mormorito, la città è piccola, la gente mormora e... c'è chi lo sa!
da Libertà
