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Per il Comune di Piacenza una lista unica dei moderati, come nel 1998

Data: 12/02/2012

Le argomentazioni con le quali Daniele Gardi boccia la proposta che ho avanzato di dare vita ad un'unica lista dei moderati e senza simboli di partito, in occasione delle imminenti elezioni comunali di Piacenza, meritano alcune considerazioni.
Partiamo dalle conclusioni di Gardi secondo il quale la proposta sarebbe tardiva. Orbene, basterebbe osservare che Udc, Fli e PdL hanno celebrato recentemente i rispettivi congressi provinciali per rendersi conto che la stessa cade a fagiolo, essendo rivolta a dirigenti di partito pienamente legittimati e, quindi, in grado di potere decidere.
Non solo, ma poiché Gardi si avventura in una ricostruzione delle vicende che nel 1998 portarono all'elezione a sindaco di Piacenza dell'avvocato Guidotti, alcune precisazioni sono d'obbligo. Essendo stato con Carlo Mazza il promotore di quella lista dei moderati, devo smentire che l'obiettivo fosse quello di dare vita, come asserito dal Gardi, ad "una formazione politica distinta dai partiti".
La denominazione della stessa ("Polo della Libertà"), altro non era che la stessa con la quale la coalizione di centro-destra (Forza Italia, Alleanza Nazionale e Unione di Centro) si era presentata nei collegi uninominali alle elezioni politiche del 1996 che, per quanto riguarda Piacenza, mi avevano visto eletto.
La ragione della scelta di correre con un'unica lista nacque, invece, dalla ferma volontà di evitare la concorrenza tra liste elettorali aventi molte più' affinità che diversità', sì da dare vita ad un programma amministrativo di governo della Città' condiviso, essenziale e concreto. Tant'è che i consiglieri comunali allora eletti, ma il nostro interlocutore non lo dice, dettero vita a gruppi consiliari in prevalenza collegati alle forze politiche nazionali sopra citate (Gardi, ad esempio, aderì al gruppo di Alleanza Nazionale). Tornando all'attualità, la proposta che ho avanzato di dare vita ad un'unica lista dei moderati, in occasione delle prossime elezioni comunali di Piacenza, era ed e' diretta a coloro che, come nel 1998, si riconoscono pienamente nei valori del Partito Popolare Europeo.
La Lega, allora come oggi, si e' chiamata fuori, legittimamente preferendo una corsa solitaria. Il che non impedisce, come non lo impedì nel 1998, di ricercare per il ballottaggio - poco rileva se attraverso un apparentamento formale - una vincente convergenza programmatica. Cosa ci sia di confuso in una proposta cosi chiara non mi e' dato di capire.
Qualche difficoltà a comprendere le tesi di Gardi l'avvertiranno invece sicuramente quei lettori attenti e con buona memoria che, come me, ricordano quando lo stesso (sono esclusi i casi di omonimia) proponeva qualche tempo fa al centro-destra di scegliere come candidato sindaco un esponente della Lega. Pur essendo i soli paracarri immobili, diventa tuttavia difficile comprendere le giravolte in così ristretto spazio temporale del Gardi-pensiero.

da Libertà

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TommasoFoti
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